Ematologia

VALORE CLINICO IN OGNI SOLUZIONE ANALITICA

DASIT dal 1982 ha scelto Sysmex, azienda leader mondiale nel settore ematologico, come partner tecnologico.
Affidabilità, robustezza, innovazione tecnologica applicata alla diagnostica ematologica: fattori che si traducono in soluzioni analitiche ed organizzative che guardano sempre verso il futuro.

Ematologia

SILENT DESIGN: la persona al centro della tecnologia

Facciamo in modo che i nostri prodotti soddisfino realmente le esigenze dei nostri clienti a tutti i livelli.
E questo include il loro design.

Silent Design significa fornire ai nostri Clienti tutto ciò di cui hanno veramente bisogno:

  • interazione con lo strumento facile e intuitiva;
  • minimo impatto e armonia con lo spazio circostante;
  • uniformità nel funzionamento;
  • garanzia di prodotti di lunga durata.

 

 

Cuore tecnologico del sistema è il banco ottico di lettura, costituito da una sorgente di luce laser a semiconduttori che irradia le cellule con un raggio di luce monocromatica di lunghezza d'onda l=639 nm.

Specifici coloranti fluorescenti agiscono in modo combinato sulle cellule, per evidenziare i peculiari aspetti citomorfologici e l'accurata individuazione di:

  • Globuli Bianchi e Formula Leucocitaria;
  • Eritroblasti;
  • Reticolociti;
  • Piastrine;
  • Elementi immaturi o patologici.

Le cellule, dopo specifica colorazione, vengono trasportate con un flusso laminare nella cella di lettura dove attraversano, una dopo l'altra in un flusso focalizzato idrodinamicamente, il raggio di luce monocromatica.
Opportuni sistemi ottici (fotodiodi, fotomoltiplicatori) rilevano la luce diffusa a diverse angolazioni da ciascuna cellula.
I parametri misurati dal banco ottico dei sistemi Sysmex serie XN sono:

La rifrazione frontale è misurata da un fotodiodo posto frontalmente al percorso ottico della luce laser. Quando il raggio luminoso monocromatico colpisce le cellule, una parte dei suoi raggi viene deviata in diverse direzioni e angolazioni. La quantità di luce che riesce a raggiungere il fotodiodo rilevatore è direttamente proporzionale alle dimensioni (volume) della cellula.

 La rifrazione laterale è rilevata da un tubo fotomoltiplicatore posto in posizione ortogonale alla sorgente luminosa. Esso quindi raccoglie in modo selettivo, per mezzo di uno specchio dicroico, la luce diffratta da ciascuna cellula ad un angolo di 90 gradi rispetto alla luce incidente. A tale angolazione la luce rifratta dalla cellula dipende da:

  • regolarità di forma del nucleo;
  • densità della cromatina nucleare;
  • granularità del citoplasma.

La quantità di luce rifratta lateralmente, per esempio, da un granulocita, pertanto, è molto più elevata della quantità di luce rifratta da un linfocita per la maggiore quantità di granulazioni citoplasmatiche e la maggiore irregolarità di forma del nucleo.

La coniugazione di specifici fluorocromi a particolari componenti chimici o strutturali delle cellule (proteine, materiale nucleare) consente di differenziare in modo accurato e sensibile le diverse popolazioni cellulari. Un fluorocromo, quando è eccitato da una luce monocromatica di idonea lunghezza d'onda, è in grado di emettere un raggio luminoso a una frequenza minore.

Quindi, dopo essersi legato allo specifico componente cellulare, il colorante fluorescente emetterà in tutte le direzioni dello spazio una luce di lunghezza d'onda maggiore.

Un tubo fotomoltiplicatore (posto ad un angolo di 90 gradi rispetto alla sorgente di luce laser) rileva la quantità di luce fluorescente emessa da ciascuna cellula, trasformandola in un segnale elettrico. Per rendere più sensibile e accurata tale misurazione, il tubo fotomoltiplicatore è preceduto da un filtro ottico che seleziona la lunghezza d'onda caratteristica del fluorocromo in esame.

Per ciascuna analisi viene utilizzato uno specifico colorante polimetinico in grado di coniugarsi al DNA e all'RNA contenuto nel nucleo e negli organuli citoplasmatici.

L'intensità di fluorescenza emessa da ciascuna cellula, combinata alla quantità di luce rifratta lateralmente e/o frontalmente consente una eccellente classificazione delle diverse popolazioni cellulari del sangue e, all'interno della stessa popolazione, un ulteriore e più specifica classificazione in base al grado di immaturità cellulare.

L'identificazione precoce e il conteggio accurato degli eritroblasti nel sangue periferico è di fondamentale importanza diagnostica in diverse patologie neonatali e dell'adulto. Sono basilari nel monitoraggio di malattie da stress emopoietico, da eritropoiesi inefficace (sindromi talassemiche, emoglobinopatie) e in gravi disordini dell'emopoiesi (mielodisplasie).

La presenza e il numero di eritroblasti in pazienti in terapia intensiva e chirurgia toracica è associata ad aumentato rischio di mortalità, ed è un fattore di rischio indipendente da altri sintomi e parametri di laboratorio.

Il conteggio automatizzato degli NRBC garantisce quindi appropriatezza analitica e diagnostica, superando le limitazioni di imprecisione e variabilità inter-operatore del metodo manuale in microscopia.

Approfondisci

Lo studio dei Reticolociti in automazione fornisce nuovi parametri di provata utilità clinica e diagnostica. Il contenuto di emoglobina dei Reticolociti, ad esempio, è fondamentale nella valutazione precoce della risposta alle terapie antianemiche con ferro, Vitamina B12 e nei pazienti dializzati.

L'accuratezza di analisi in automazione garantisce qualità dei risultati anche nei bassi conteggi, spesso correlati a compromissione della funzionalità midollare da patologie severe, ematologiche e non. In queste situazioni, le frazioni maturative dei Reticolociti offrono il supporto diagnostico più rilevante per indicare precocemente una ripresa midollare, in particolare nei pazienti trapiantati o post-chemioterapia.

Approfondisci

Ad eccezione del periodo neonatale e di alcune situazioni para-fisiologiche (gravidanza, chirurgia, trauma) i granulociti immaturi (IG) sono normalmente assenti nel sangue periferico. La loro presenza è associata a patologie ematologiche (malattie mieloproliferative, sindromi mielodisplastiche) e non ematologiche (infezioni batteriche, malattie infiammatorie, sepsi).

Clinicamente utile nel valutare la risposta a terapia antibiotica in pazienti con infezione/sepsi, il conteggio IG in microscopia ottica è limitato da elevata variabilità tra gli operatori. Il conteggio automatizzato, se con metodo certificato e validato, offre al laboratorio nuove possibilità diagnostiche di impiego del parametro IG.

Approfondisci

Le alterazioni dell'esame emocromocitometrico segnalate dagli analizzatori ematologici con flag di sospetto morfologiche devono essere approfondite con la revisione microscopica dello striscio di sangue periferico.
La valutazione della morfologia cellulare, infatti, ha un ruolo chiave nella diagnosi di tutte le patologie ematologiche, per l'eventuale successivo approfondimento e identificazione con tecniche di colorazione citochimica e di immunofenotipizzazione citofluorimetrica.

I documenti che seguono approfondiscono gli aspetti di classificazione morfologica dei granulociti e dei linfociti, ai quali sono associate le più frequenti patologie leucocitarie.

Classificazione morfologica dei Granulociti

Differenziazione e morfologia dei Linfociti

La malaria è una delle principali malattie infettive al mondo per morbidità e mortalità, con 200 milioni di nuovi casi clinici e oltre 500 mila decessi all'anno (stime ufficiali WHO riferite all'anno 2013). La globalizzazione e il turismo nei paesi a elevata endemia (Africa, India) hanno causato un significativo aumento della malattia anche nei paesi europei, con oltre 5.000 casi confermati nel 2012.
I sintomi della malaria sono aspecifici; la diagnosi e il trattamento devono essere tempestivi.

L'analisi con metodo ottico in fluorescenza utilizzata dai sistemi Sysmex è di valido aiuto:
la presenza dei parassiti malarici determina specifiche anormalità dei citogrammi, fornendo un contributo fondamentale nello screening e l'approfondimento diagnostico.

Approfondisci


  1. Roccaforte V et al. (Hematol Transfus Cell Ther, 2020, in stampa)
    Use of the reticulocyte channel warmed to 41◦C of the XN-9000 analyzer in samples with the presence of cold agglutinins
    Lo studio ha valutato la performance dei parametri CBC di XN-9000 (Sysmex), determinati in impedenziometria (I) e con metodo ottico (O), in pazienti con agglutinazione RBC da autoanticorpi freddi. Per confrontare i due canali analitici, impedenziometrico e RET, sono stati analizzati60 campioni di sangue con MCHC<370 g/L senza agglutinine fredde e 78 campioni con MCHC>370 g/L con agglutinine fredde. I risultati hanno mostrato un'eccellente correlazione per RBC, HGB, HCT, MCV, R-MFV e MCH in campioni con o senza agglutinine fredde, fatta eccezione per MCHC. La presenza di agglutinine fredde nei campioni può essere individuata da un falso abbassamento della conta dei globuli rossi e da un falso aumento di MCHC. L'uso del canale RET si è dimostrato un'eccellente opportunità per la clinica ematologica, poiché i valori di RBC-O ottenuti dopo l'incubazione dei campioni per 1 minuto a 41°C correlavano molto bene con i valori di RBC-I. Inoltre, l’utilizzo del canale RET ha determinato una marcata riduzione dei tempi di refertazione, fornendo la possibilità di gestire automaticamente il calcolo dei parametri derivati con l’utilizzo della APP-CBO. Tuttavia, in accordo con altri studi, nonostante i risultati molto positivi confermassero l’utilità del canale/applicazione per risolvere l’agglutinazione eritrocitaria senza necessità di termostatazione, nessuno di questi approcci metodologici era in grado di risolvere completamente la problematica.
     
  2. Schapkaitz E et al. (Clin Biochem, 2018, vol 53, pag 132-138)
    Performance evaluation of the new measurement channels on the automated Sysmex XN-9000 hematology analyzer
    Summary: L’analizzatore automatizzato Sysmex XN-9000 è stato progettato per soddisfare produttività e requisiti di efficienza dei laboratori ad alto volume con campioni prevalentemente anormali. Lo studio ha indagato le prestazioni dei nuovi canali analitici WNR (globuli bianc hi/eritroblasti) WDF (bianchi differenziali), WPC (precursori dei globuli bianchi) e PLT-F (piastrine in fluorescenza) in termini di precisione, accuratezza, linearità, carryover, produttività e stabilità. Sono stati processati 275 vetrini per la valutazione delle flag morfologiche e sono stati inclusi campioni di pazienti adulti e pediatrici con profili ematologici normali e anormali. L’analisi dei risultati ha mostrato ottime performance di XN in termini di imprecisione, linearità in range alto e basso e carryover. XN, in accordo, ha fornito conte accurate e precise in modalità PLT-F in campioni trombocitopenici, così come conteggi differenziali accurati in campioni leucopenici in modalità Low WBC. Inoltre, è stata riscontrata un’eccellente correlazione tra NRBC% (canale WNR) e conteggio differenziale manuale. Infine, l’efficienza delle segnalazioni WBC generate dal canale WPC, hanno determinato una riduzione del numero di campioni che richiedono una revisione manuale. In conclusione i nuovi canali di misurazione hanno permesso un miglioramento delle prestazioni analitiche e dell’efficienza del flusso di lavoro di XN-9000.
     
  3. Cao J et al. (Lab Med, 2017, vol 48, n 2, pag 188-194)
    Establishing a Stand-Alone Laboratory Dedicated to the Care of Patients with Ebola Virus Disease
    Summary: Descrizione della creazione di un laboratorio stand alone dedicato allo studio di pazienti affetti da virus Ebola associato ad un reparto di terapia intensiva. La valutazione del rischio, la validazione strumentale e la formazione del personale sono le componenti principali del successo di questo tipo di laboratorio. Dopo essere stati individuati dal team specializzato gli esami diagnostici utili per EVD (Ebola virus disease), il laboratorio è stato dotato di strumentazione POC e test manuali per la loro esecuzione. Tra questi analizzatori è stato scelto Sysmex pocH-100i. La valutazione dell’accuratezza strumentale, effettuata attraverso l’analisi di 30 soggetti eseguiti in doppio con Sysmex XE-2100, ha fornito un coefficiente di correlazione sempre superiore a 0,996 per i parametri WBC, RBC, HGB, HCT, PLT. Negli studi di precisione within-run e between-run i CV sono stati sempre al di sotto di quanto riportato dal produttore. Infine, è stata verificata la linearità utilizzando il kit Range Check X II di Sysmex, ottenendo ottimi valori di linearità e correlazione con il valore target.
     
  4. Cornet E et al. (Scand J Clin Lab Invest, 2016, vol 76, n 6, 465-471)
    Evaluation and optimization of the extended information process unit (E-IPU) validation module integrating the sysmex flag systems and the recommendations of the French-speaking cellular hematology group (GFHC)
    Summary: Il gruppo francese GFHC recentemente ha pubblicato le linee guida per la revisione della routine ematologica. Questo studio aveva lo scopo di applicare tali criteri di revisione ad un’ampia casistica di pazienti (31.836), che hanno ricevuto o meno cure nei dipartimenti di ematologia/oncologia clinica di due ospedali universitari, utilizzando XN-9000 (Sysmex) ed E-IPU. L’analisi dei campioni era suddivisa in due fasi: 1) sono state applicate le raccomandazioni del produttore e delle linee guida GFHC; 2) sulla base dei risultati ottenuti in fase 1, sono stati apportati diversi adattamenti agli analizzatori XN al fine di ridurre il numero di revisioni microscopiche senza ridurre il valore clinico. Nella prima fase il 21,3% dei campioni risultavano bloccati soprattutto a causa di segnalazioni “Blasts/Abn Lympho?” e “Atypical Lympho?”, conteggio piastrinico alto/basso e monocitosi. Su tutti i campioni analizzati, è emerso un solo falso negativo, probabilmente a causa della presenza di un basso numero di cellule patologiche. Nella seconda fase, aumentando il cutoff di granulociti immaturi (IG) da 5 l 10% come soglia per la revisione e ignorando i campioni con flag isolate di anomalie piastriniche, eritrocitarie e linfocitarie (in assenza di cellule anormali su un precedente striscio di sangue entro 72 ore), è stato possibile ridurre significativamente il numero di vetrini dal 21,3-15,0% (p<0,0001) senza perdita di valore clinico in entrambi i sottogruppi. In conclusione, l'applicazione dei criteri GFHC adattati agli analizzatori XN ha permesso di ottimizzare i processi di laboratorio di ematologia, riducendo così i costi di produzione e TAT.
     
  5. Buoro S et al. (Clin Chim Acta, 2016, vol 452, pag 92-98)
    Cell Population Data and reflex testing rules of cell analysis in pleural and ascitic fluids using body fluid mode on Sysmex XN-9000
    Summary: Analisi completa ed approfondita delle performance generali dell’analizzatore XN-9000 nella lettura di liquidi ascitici (AS) e pleurici (PL). Sono stati analizzati 152 liquidi biologici (BF), di cui 105 AS e 47 PL. Le analisi hanno evidenziato ottime performance di sensibilità, linearità e carryover, e come dimostrato dalle curve ROC, anche la corrispondenza con il microscopio ottico e la correlazione diagnostica risultavano eccellenti. La valutazione della differenziazione cellulare ha riportato performance strumentali di livello in particolare sui neutrofili, mentre erano lievemente inferiori per le cellule monomorfonucleate che, seppur contate in modo affidabile, potevano risentire della presenza dei macrofagi. La modalità BF, inoltre, identificava in modo preciso cellule ad elevata fluorescenza, al cui interno si trovano cellule mesoteliali e tumorali, fornendo un campanello d’allarme importantissimo. La performance diagnostica era eccellente anche su campioni negativi, in cui raggiungeva una sensibilità pari al 100%. Infine, XN-BF forniva i parametri strutturali di linfociti, monociti e neutrofili, che hanno permesso di incrementare la quantità e la qualità di dati disponibili per lo screening dei fluidi biologici analizzati. In conclusione, la valutazione del modulo XN-BF suggeriva che l’analisi cellulare automatizzata potrebbe essere una valida alternativa alla microscopia ottica per lo screening di fluidi biologici, aumentando la standardizzazione dell’analisi, riducendo il TAT e ottimizzando il flusso di lavoro.
     
  6. Schuff-Werner P et al. (Clin Chem Lab Med, 2016, vol 54, n 9, pag 1503-1510)
    Performance of the XN-2000 WPC channel-flagging to differentiate reactive and neoplastic leukocytosis
    Summary: Lavoro di valutazione delle performance del canale WPC nell’ individuare correttamente, e quindi distinguere, i casi di leucocitosi reattive e neoplastiche. Il confronto è stato effettuato rispetto all’analisi microscopica (striscio automatico e vetrino DM96), rispetto alla strumentazione in uso in laboratorio (XE-5000/2100) e con la tipizzazione citofluorimetrica, ove necessaria. Lo studio ha arruolato 253 pazienti: 48 con leucocitosi di origine neoplastica, 112 con reazione leucemoide reattiva e 93 pazienti ospedalizzati senza leucocitosi. Le performance strumentali sono state ottime in quanto estremamente allineate al metodo di riferimento ottico, denotando in particolare un’elevata specificità. Rispetto alla strumentazione XE si rilevava un’aumentata specificità con riduzione dei falsi positivi e un’ottima performance del parametro IG. In conclusione gli autori avvalorano dati di precedenti pubblicazioni sulle ottime performance del canale WPC.
     
  7. Bruegel M et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol 53, n 7, pag 1057-1071)
    Comparison of five automated hematology analyzers in a university hospital setting: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000, and Sysmex XN-2000
    Summary: Studio di comparazione di cinque analizzatori di fascia alta del mercato: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000 e Sysmex XN-2000. Gli strumenti sono stati valutati per allineamento dei parametri e capacità di segnalare le cellule atipiche e patologiche. Inoltre, è stato effettuato il confronto tra conteggio piastrinico e analisi di cellule CD61+ in citofluorimetria. La correlazione si è rivelata buona per tutti i parametri, con performance minori di alcune strumentazioni per NRBC e Reticolociti. Per NRBC la concordanza minore con il microscopio è stata osservata per ADVIA 2120. XN-2000, invece, ha mostrato la miglior sensibilità per la flag blasti (97%), mentre le specificità erano paragonabili tra gli strumenti. Infine, la miglior correlazione del conteggio piastrinico con l’analisi di CD61 si è osservata per XN-2000.
     
  8. Brisou G et al. (J Clin Lab Anal, 2015, vol 29, n 2, pag 153-161)
    Alarms and Parameters Generated by Hematology Analyzer: New Tools to Predict and Quantify Circulating Sezary Cells.
    Summary: Gli autori propongono un algoritmo che combini la flag “Blasts/Abn Lympho?” con i parametri Ly-X, Ly-Y, Ly-Z di Sysmex XN-1000 al fine di orientare in modo specifico la revisione al microscopio. L’algoritmo ha permesso di distinguere campioni con cellule di Sezary da campioni di controllo (sensibilità 89%, specificità 98%), ma soprattutto da campioni con sindromi proliferative croniche (sensibilità 89%, specificità 94%). Quindi utilizzando l’algoritmo è possibile andare al microcopio orientati alla ricerca di tali cellule.
     
  9. Cho Y.U. et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 3, pag 346)
    Body fluid cellular analysis using the Sysmex XN-2000 automatic hematology analyzer: focusing on malignant samples
    Summary: Studio delle performance del programma Body Fluid (BF) di XN (Sysmex). Sono stati analizzati 405 campioni, di cui 125 contenenti cellule maligne, paragonando i conteggi XN con il conteggio manuale. Sia in fluidi cerebrospinali (CSF), sia in fluidi non-CSF si è osservata una buona correlazione per WBC, RBC, cellule mononucleate e polimorfonucleate. In campioni non-CSF, inoltre, le correlazioni miglioravano se si escludevano campioni contenenti cellule maligne. Le cellule ad elevata fluorescenza (HF-BF) sono spesso state identificate in campioni maligni, sebbene non abbiano sempre dimostrato correlazione con le cellule maligne. L’analisi delle curve ROC ha determinato un cut-off di 6,9/100 WBC al di sopra del quale è elevato il sospetto della presenza di cellule maligne. La modalità BF, pertanto, potrebbe essere un’alternativa alla conta manuale nell’analisi dei fluidi biologici, con il consiglio di effettuare una revisione microscopica qualora la concentrazione di HF-BF dovesse superare la soglia stabilita.
     
  10. Tantanate C et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 3, pag 341-345)
    Performance evaluation of the automated nucleated red blood cell enumeration on Sysmex XN analyser
    Summary: Studio di valutazione della performance dell’analizzatore ematologico XN nel determinare gli eritroblasti (NRBC) rispetto alla conta manuale al microscopio. Sono stati analizzati 234 campioni con diversi valori di NRBC. I risultati hanno mostrato un’eccellente correlazione (r2=0,98), con un lieve errore in conteggi di NRBC superiori a 200/100WBC. Vista l’eccellente performance di XN, che non ha fornito nessun falso negativo, gli autori hanno concluso che il conteggio strumentale potrebbe sostituire quello manuale.
     
  11. Park S.H. et al. (Ann Lab Med, 2014, vol 34, n 6, pag 471-474)
    The Sysmex XN-2000 Hematology Autoanalyzer Provides a Highly Accurate Platelet Count than the Former Sysmex XE-2100 System Based on Comparison with the CD41/CD61 Immunoplatelet Reference Method of Flow Cytometry.
    Summary: Studio di correlazione confrontando il conteggio piastrinico effettuato da XN-2000, XE-2100 con quello effettuato in citofluorimetria (colorazione CD41/CD61). Sono stati analizzati 195 emocromi, di cui 48 piastrinopenici (PLT<20.000/mL). Sia XE sia XN mostravano un coefficiente di correlazione elevatissimo con il metodo di riferimento. Si osservava solo un lieve bias tra la conta PLT-F di XN e la conta PLT-O di XE, che sottostimava leggermente il numero di piastrine rispetto alla citofluorimetria. Riassumendo, il metodo PLT-F di XN-2000 effettua una conta piastrinica rispetto al metodo PLT-O di XE-2100 anche in campioni con conteggi piastrinici bassi. Pertanto, PLT-F può essere più utile di PLT-O nel prendere decisioni cliniche appropriate riguardo alla trasfusione piastrinica in pazienti trombocitopenici.
     
  12. Hotton J et al. (Am J Clin Pathol, 2013, vol 140, n 6, pag 845-852)
    Performance and Abnormal Cell Flagging Comparisons of Three Automated Blood Cell Counters- Cell-Dyn Sapphire, DXH-800, and XN-2000
    Summary: Gli autori hanno confrontato Sysmex XN-2000, Beckman Coulter DXH800 e Abbott Sapphyre. Ripetibilità, linearità e carryover sono risultati buoni per tutte le strumentazioni. Sysmex XN riporta le migliori performance per Eritroblasti e Blasti. Inoltre, rispetto al Sapphire, XN ha portato ad un decremento dei vetrini da 20% a 9,3%.
     
  13. Briggs C et al. (J Clin Pathol, 2012, vol 65, n 11, pag 1024-1030)
    Performance evaluation of the Sysmex haematology XN modular system
    Summary: Lo studio ha confrontato la performance dello strumento modulare XN con XE-2100 e microscopia manuale, ed è stata effettuata una valutazione del workflow di 1000 campioni al fine di confrontare la velocità delle operazioni e il numero di vetrini richiesti da entrambi i sistemi.   Dall’articolo sono emerse le nuove caratteristiche di XN. In primo luogo, la conta di NRBC viene eseguita su tutti i campioni, eliminando la necessità di effettuare rerun. Inoltre, il numero di falsi positivi di flag per blasti, linfociti anormali e linfociti atipici è significativamente ridotto, determinando una riduzione del numero di vetrini senza però osservare un aumento di falsi negativi. XN è anche equipaggiato della modalità di conteggio esteso per campioni leucopenici, di cui è suggerito il cutoff a <0,5x109/L, che si è dimostrata più precisa rispetto alla modalità sangue intero e fornisce valori di formula più accurati. Su XN, la conta delle piastrine fluorescenti è effettuata su un canale dedicato (PLT-F). Se gli istogrammi relativi alla conta di eritrociti e piastrine sono anormali o i picchi troppo bassi, la conta di piastrine fluorescenti viene effettuata automaticamente sul canale PLT-F. Dal confronto è emersa una buona correlazione per tutti i parametri analizzati, una riduzione del TAT pari al 10% e una riduzione del 49% del numero di strisci ematologici, senza perdita di sensibilità e fornendo risultati più precisi ed accurati.
  1. Buoro S et al. (Biochimica Clinica, 2015, vol 39, n 4, pag 256-263)
    Determinazione degli intervalli di riferimento dell’esame emocromocitometrico eseguito con analizzatore Sysmex XN 9000
    Summary: Lo scopo dello studio è stato quello di determinare i valori di riferimento di un emocromo completo in 240 individui adulti italiani apparentemente sani (120 femmine e 120 maschi) utilizzando la piattaforma Sysmex XN 9000, come raccomandato dagli standard internazionali. I criteri di reclutamento degli individui erano basati su anamnesi negativa e concentrazioni sierologiche fisiologiche di glucosio, creatinina, transaminasi, ferritina e proteina C reattiva. I risultati ottenuti erano comparabili a quelli precedentemente generati delle analisi effettuate su diverse popolazioni europee. Tuttavia, sono stati osservati risultati interessanti per quanto riguarda alcuni parametri di ricerca, per cui fino al momento dell’analisi erano disponibili informazioni limitate. Per quanto concerne i parametri reticolocitari, si evidenziava una notevole differenza di genere per emoglobina reticolocitaria, frazione di reticolociti ad elevata fluorescenza (HFR) e delta-He, che rappresenta la differenza del contenuto di emoglobina tra reticolociti ed eritrociti. I risultati confermavano anche i valori di riferimento della frazione di piastrine immature osservati in altri studi, eccezion fatta per il valore assoluto, per cui sono stati determinati un range più ampio e valori più elevati. Per quanto riguarda i parametri morfologici e funzionali dei linfociti, gli autori sono stati in grado di definire i valori di riferimento in tutta la popolazione oggetto di studio, nonché nei sottogruppi maschili e femminili, poiché per alcuni parametri sono state osservate differenze relative al genere.
     
  2. Ko Y.J. et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol 53, n 7, pag 1091-1097)
    Reference interval for immature platelet fraction on Sysmex XN hematology analyzer: a comparison study with Sysmex XE-2100
    Summary: Lo studio ha determinato gli intervalli di riferimento dei parametri IPF% e numero assoluto di IPF (A-IPF) per lo strumento Sysmex XN. Conta piastrinica, %-IPF e A-IPF sono  stati confrontati con XE-2100. La valutazione è stata effettuata su 2104 campioni da soggetti sani e 140 da cordone ombelicale. Questo studio su larga scala ha dimostrato una chiara differenza in conta piastrinica e IPF tra Sysmex XN e XE-2100. I nuovi intervalli di riferimento per IPF su Sysmex XN, che ha una maggiore sensibilità strumentale, fornirebbero dati fondamentali per la pratica clinica e la ricerca futura.
     
  3. Lesesve J-F et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 5, pag 583-587)
    Fragmented red cells reference range for the Sysmex XN®-series of automated blood cell counters
    Summary: Studio di valutazione dei valori di normalità del parametro FRC% (frammenti dei globuli rossi) determinato dall’analizzatore XN-9000 (Sysmex). Su un totale di 1366 pazienti, gli autori hanno calcolato un valore di Media±SD pari a 0,14 ±0,35 per 1320 campioni senza segnalazioni, mentre i 44 campioni con segnalazioni mostravano una Media±SD pari a 0,702 ±1,033. Studiando la correlazione con altre anomalie, è emerso che non c’erano interferenze con segnalazioni della serie piastrinica, così come non si osservavano interferenze da anomalie dei globuli rossi. Contrariamente, un valore di Hypo-He elevato era correlato ad un aumento di FRC e i risultati relativi a globuli rossi, reticolociti o piastrine avrebbero potuto presentare FRC aumentati artificialmente. FRC è ancora un parametro di ricerca, ma potrebbe essere utile per il personale di laboratorio nel selezionare gli strisci di sangue da controllare al microscopio.
     
  4. Ko Y.J. et al. (Int J Lab Hematol, 2013, vol 35, n 5, pag 528-533)
    Establishment of reference interval for immature platelet fraction
    Summary: Determinazione dei valori di riferimento di IPF% e IPF#, con XE-2100 (Sysmex), su 2152 individui sani adulti e 133 campioni di sangue cordonale secondo le linee guida ICSH. In tutti gli individui gli intervalli di riferimento sono risultati per %-IPF e A-IPF 0.5–3.3% (0.5–3.1% negli uomini; 0,5–3,4% nelle donne) e 1,25–7,02 x 109/L (1,30–6,80 x 109/L negli uomini; 1,21–7,15 x 109/L nelle donne). Gli intervalli di riferimento di %-IPF e A-IPF nel sangue cordonale sono risultati 0,7–3,8% e 1,93–9,7 x 109/L.


  1. Gérard D et al. (Clin Case Rep, 2020, vol 8, n 4, pag 776-777)
    Abnormal dot plots on current automated blood cell analyzer helped to yeast detection
    Summary: Presentazione di due casi di fungemia non sospetta in un neonato di 4 mesi con enterocolite (caso A) ed una donna di 47 anni sottoposta ad intervento chirurgico per un’ernia (caso B), osservati su XN-9000. In entrambi i casi sul canale WDF si evidenziava un’anomala popolazione linfocitaria scarsamente separata dal cluster dei monociti, addirittura non validata nel caso B. Nel canale WNR, invece, si osservava una nuvola anomala a sinistra del cluster WBC erroneamente classificata, almeno in parte, come NRBC. Le flag di anomalia hanno suggerito la revisione microscopica che ha portato all’identificazione di lieviti nel campione. La localizzazione di tali lieviti è giustificata dalla loro ridotta dimensione e granularità rispetto ai WBC e, per quanto gli analizzatori non siano validati per la rilevazione di miceti, si può eventualmente ipotizzare la presenza di un’infezione.
     
  2. Moioli V et al. (Clin Chem Lab Med, 2019, vol 57, n 12, pag 324-327)
    Mozhaisk haemoglobin variant effects on leukocyte differential channel using the Sysmex XN series
    Lo studio ha descritto il caso di un bambino di 3 anni con emoglobina Mozhaisk, variante rara e poco descritta in letteratura. Per i 2 anni successivi alla diagnosi, il paziente è stato sottoposto a terapia trasfusionale e a splenectomia al fine di migliorare le condizioni di emolisi massiva. All’esordio, l’emocromo processato sull’analizzatore XN (Sysmex) mostrava un’anomala distribuzione delle popolazioni leucocitarie nello scattergram WDF, riportando le flag morfologiche “WBC Abn scattergram” e “Blast”, e pertanto rendendo impossibile la separazione delle popolazioni cellulari. Inoltre, il canale WNR riscontrava la presenza di eritroblasti e il canale RET un aumento dei reticolociti, accompagnato dall'allarme morfologico “RET Abn scattergram”. Alla revisione microscopica non venivano rilevate alterazioni delle popolazioni leucocitarie, mentre gli eritrociti mostravano anomalie morfologiche, indicative di grave emolisi. Durante il follow-up e in seguito a splenectomia persistevano le stesse anomalie sul canale WDF, anche dopo terapia trasfusionale. Il confronto del citogramma WDF di un paziente con emoglobina Mozhaisk con quello di un soggetto normale, evidenziava un abbassamento dell’intensità di fluorescenza e una minore complessità delle popolazioni leucocitarie, come già era stato descritto per campioni con la variante Hb Leiden. Pertanto, lo scattergram del bimbo di 3 anni, in accordo con quanto descritto in letteratura, suggeriva la presenza di una variante emoglobinica instabile. In conclusione, gli autori hanno confermato che l’analisi integrata dei cluster cellulari nei citogrammi WDF, WNR e RET, combinata alle conte e alle flag morfologiche, aumenta l'adeguatezza della revisione microscopica e consente una rilevazione più accurata delle anomalie cellulari, migliorando l'efficienza diagnostica.
     
  3. Schapkaitz E et al. (Clin Biochem, 2018, vol 53, pag 132-138)
    Performance evaluation of the new measurement channels on the automated Sysmex XN-9000 hematology analyzer
    Summary: L’analizzatore automatizzato Sysmex XN-9000 è stato progettato per soddisfare produttività e requisiti di efficienza dei laboratori ad alto volume con campioni prevalentemente anormali. Lo studio ha indagato le prestazioni dei nuovi canali analitici WNR (globuli bianc hi/eritroblasti) WDF (bianchi differenziali), WPC (precursori dei globuli bianchi) e PLT-F (piastrine in fluorescenza) in termini di precisione, accuratezza, linearità, carryover, produttività e stabilità. Sono stati processati 275 vetrini per la valutazione delle flag morfologiche e sono stati inclusi campioni di pazienti adulti e pediatrici con profili ematologici normali e anormali. L’analisi dei risultati ha mostrato ottime performance di XN in termini di imprecisione, linearità in range alto e basso e carryover. XN, in accordo, ha fornito conte accurate e precise in modalità PLT-F in campioni trombocitopenici, così come conteggi differenziali accurati in campioni leucopenici in modalità Low WBC. Inoltre, è stata riscontrata un’eccellente correlazione tra NRBC% (canale WNR) e conteggio differenziale manuale. Infine, l’efficienza delle segnalazioni WBC generate dal canale WPC, hanno determinato una riduzione del numero di campioni che richiedono una revisione manuale. In conclusione i nuovi canali di misurazione hanno permesso un miglioramento delle prestazioni analitiche e dell’efficienza del flusso di lavoro di XN-9000
     
  4. Jongbloed W et al. (Clin Chem Lab Med, 2018, vol 56, n 9, pag 249-250).
    Unstable haemoglobin variant Hb Leiden is detected on Sysmex XN-Series analysers.
    Gli analizzatori Sysmex della serie XE hanno dimostrato eccellenti capacità di identificare varianti di emoglobina (Hb) instabili che interferiscono con il canale DIFF dello scattergram WBC. Nel caso di una donna con storia familiare di anemia con sintomi quali debolezza e svenimenti, l’analizzatore XN-9000 ha riportato la flag “WBC abnormal scattergram”, rendendo la separazione delle popolazioni leucocitarie impossibile. Lo scattergram, data la somiglianza con i precedenti casi osservati con analizzatori XE, suggeriva la presenza di una variante Hb, sospetto supportato dai risultati delle analisi biochimiche. Il test per la variante HbS, tipica dell’anemia falciforme, è risultato negativo, mentre l’analisi genetica ha rivelato la presenza di una mutazione a carico del gene HBB, definendo la paziente come portatrice della variante Hb di Leiden, aggravata dalla triplicazione del gene α-globina. Pertanto, lo studio sottolinea come l’errore di flag generato da XN-9000, in associazione allo scattergram WBC anormale, suggerisca l’esecuzione di ulteriori analisi per approfondire l’eventuale presenza di varianti emoglobiniche instabili.
     
  5. Sysmex White Paper (2017)
    Sensitive assessment of WBC functionality and greater workflow efficiency.
    La combinazione dei due canali analitici XN-WDF e XN-WPC, grazie all’uso dei rispettivi set di reagenti e condizioni di reazione, permette di rilevare e discriminare la presenza di cellule patologiche o reattive in maniera sensibile e specifica al fine di ridurre falsi negativi e falsi positivi, ottimizzando tempi e costi nel formulare una diagnosi. Il canale WDF fornisce maggiori informazioni sull’attività citoplasmatica mentre il WPC rileva le cellule patologiche sfruttando la differenza della composizione della membrana, diversa tra cellule patologiche e cellule mature attivate rispetto a cellule mature quiescenti o immature. Infatti, la maggiore permeabilità di alcune cellule determina una riduzione del volume e un maggiore accesso al contenuto in DNA, con un aumento dell’intensità di fluorescenza. Attraverso l’uso di algoritmi specifici e l’esecuzione di reflex, la strumentazione XN permette di differenziare campioni negativi da campioni positivi per linfociti atipici di tipo reattivo o di sospetta natura neoplastica. In questo modo si migliora il workflow di laboratorio, diminuendo anche il numero direvisioni al microscopio. Inoltre la determinazione dei nuovi parametri infiammatori fornisce delle informazioni quantitative sullo stato di attivazione del sistema immunitario permettendo anche in questo caso di elaborare delle regole che possano migliorare la gestione dei vetrini e di ottimizzare il flusso di lavoro.
     
  6. Buoro S et al. (Scand J Clin Lab Invest, 2017, vol 77, n 1, pag 73-75)
    Abnormal leukocyte scattergrams and immature platelet fraction on Sysmex XN-9000 analyzer: a new diagnostic tool for altered megakaryopoiesis?
    Summary: L’articolo riporta il caso clinico di una bambina di nove anni giunta al pronto soccorso con febbre, pallore, astenia severa, ecchimosi. L’emocromo evidenziava HGB bassa, reticolociti bassi con IRF alto, e PLT basse con IPF alto, che suggeriva una situazione patologica a livello midollare con eritropoiesi inefficace. Tutti gli scattergram dei WBC (WNR, WDF, WPC) mostravano popolazioni in posizioni anomale. Dal riscontro con la morfologia digitale (DI60) e con la diagnosi di MDS RAEB-2, gli autori evincono che si tratti delle popolazioni di piastrine giganti, micromegacariociti e di neutrofili displastici che vengono rivelate nella morfologia automatizzata. I parametri strutturali esprimevano con i numeri la distribuzione anormale dei citogrammi. La paziente veniva sottoposta a trapianto di midollo con normalizzazione, nei controlli successivi, di tutto il pannello emocromo. La stessa situazione si è ripresentata in una caso di MDS RAEB-2 nell’adulto. Per di più questi pattern anomali con IPF alto non erano stati osservati né in soggetti normali né in anomalie morfologiche diverse da piastrine giganti/micromegacariociti. Altri studi hanno evidenziato che un elevato IPF in corso di mielodisplasia con piastrinopenia non particolarmente severa è associato a prognosi infausta. L’insieme delle informazioni fornisce pertanto un utilissimo strumento di validazione, con la possibilità di informare tempestivamente il clinico sulla situazione del paziente.
     
  7. Cao J et al. (Lab Med, 2017, vol 48, n 2, pag 188-194)
    Establishing a Stand-Alone Laboratory Dedicated to the Care of Patients with Ebola Virus Disease
    Summary: Descrizione della creazione di un laboratorio stand alone dedicato allo studio di pazienti affetti da virus Ebola associato ad un reparto di terapia intensiva. La valutazione del rischio, la validazione strumentale e la formazione del personale sono le componenti principali del successo di questo tipo di laboratorio. Dopo essere stati individuati dal team specializzato gli esami diagnostici utili per EVD (Ebola virus disease), il laboratorio è stato dotato di strumentazione POC e test manuali per la loro esecuzione. Tra questi analizzatori è stato scelto Sysmex pocH-100i. La valutazione dell’accuratezza strumentale, effettuata attraverso l’analisi di 30 soggetti eseguiti in doppio con Sysmex XE-2100, ha fornito un coefficiente di correlazione sempre superiore a 0,996 per i parametri WBC, RBC, HGB, HCT, PLT. Negli studi di precisione within-run e between-run i CV sono stati sempre al di sotto di quanto riportato dal produttore. Infine, è stata verificata la linearità utilizzando il kit Range Check X II di Sysmex, ottenendo ottimi valori di linearità e correlazione con il valore target.
     
  8. Cornet E et al. (Scand J Clin Lab Invest, 2016, vol 76, n 6, 465-471)
    Evaluation and optimization of the extended information process unit (E-IPU) validation module integrating the sysmex flag systems and the recommendations of the French-speaking cellular hematology group (GFHC)
    Summary: Il gruppo francese GFHC recentemente ha pubblicato le linee guida per la revisione della routine ematologica. Questo studio aveva lo scopo di applicare tali criteri di revisione ad un’ampia casistica di pazienti (31.836), che hanno ricevuto o meno cure nei dipartimenti di ematologia/oncologia clinica di due ospedali universitari, utilizzando XN-9000 (Sysmex) ed E-IPU. L’analisi dei campioni era suddivisa in due fasi: 1) sono state applicate le raccomandazioni del produttore e delle linee guida GFHC; 2) sulla base dei risultati ottenuti in fase 1, sono stati apportati diversi adattamenti agli analizzatori XN al fine di ridurre il numero di revisioni microscopiche senza ridurre il valore clinico. Nella prima fase il 21,3% dei campioni risultavano bloccati soprattutto a causa di segnalazioni “Blasts/Abn Lympho?” e “Atypical Lympho?”, conteggio piastrinico alto/basso e monocitosi. Su tutti i campioni analizzati, è emerso un solo falso negativo, probabilmente a causa della presenza di un basso numero di cellule patologiche. Nella seconda fase, aumentando il cutoff di granulociti immaturi (IG) da 5 l 10% come soglia per la revisione e ignorando i campioni con flag isolate di anomalie piastriniche, eritrocitarie e linfocitarie (in assenza di cellule anormali su un precedente striscio di sangue entro 72 ore), è stato possibile ridurre significativamente il numero di vetrini dal 21,3-15,0% (p<0,0001) senza perdita di valore clinico in entrambi i sottogruppi. In conclusione, l'applicazione dei criteri GFHC adattati agli analizzatori XN ha permesso di ottimizzare i processi di laboratorio di ematologia, riducendo così i costi di produzione e TAT.
     
  9. Geara C et al. (Int J Lab Hematol, 2016, vol 38, n 1, pag 10-11)
    Comparative study of quantitative performances between the new Sysmex XN-L (XN-550) haematology analyser and the XN-9000 in a routine laboratory
    Summary: Il presente studio ha lo scopo di valutare i paramenti forniti da Sysmex XN-L (XN-550) confrontandoli con quelli di Sysmex XN-9000. XN-L utilizza la stessa tecnologia del sistema di alta gamma (citometria a flusso in fluorescenza) fornendo i parametri emocromo, formula e reticolociti (NRBC dato di ricerca). Per lo studio comparativo sono stati utilizzati campioni di pazienti adulti, di cui 381 normali e 58 patologici, analizzati con profilo CBC+DIFF+RET su entrambi gli analizzatori e confrontati statisticamente. I risultati mostrano, oltre ad un’ottima performance dei due analizzatori, un’eccellente correlazione di XN-L con r>0.94 per tutti i parametri, più bassa solo per i basofili che risentono del basso numero totale. Sysmex XN-L, oltre al dato dei reticolociti, fornisce anche i relativi parametri reticolocitari (anch’essi ottimamente correlati ad XN-9000) per la valutazione dell’eritropoiesi, il dato delle piastrine ottiche per approfondimenti in caso di conteggi piastrinici difficili, un profilo di lettura dedicato per la determinazione ottimale della formula in campioni leucopenici, e il programma per l’analisi dei liquidi biologici. Tutte le sopracitate caratteristiche, insieme alle ottime performance di correlazione con il sistema di fascia superiore, fanno di XN-550 un ottimo strumento per laboratori con routine medio-piccole oppure come sistema di backup.
     
  10. Schuff-Werner P et al. (Clin Chem Lab Med, 2016, vol 54, n 9, pag 1503-1510)
    Performance of the XN-2000 WPC channel-flagging to differentiate reactive and neoplastic leukocytosis
    Summary: Lavoro di valutazione delle performance del canale WPC nell’ individuare correttamente, e quindi distinguere, i casi di leucocitosi reattive e neoplastiche. Il confronto è stato effettuato rispetto all’analisi microscopica (striscio automatico e vetrino DM96), rispetto alla strumentazione in uso in laboratorio (XE-5000/2100) e con la tipizzazione citofluorimetrica, ove necessaria. Lo studio ha arruolato 253 pazienti: 48 con leucocitosi di origine neoplastica, 112 con reazione leucemoide reattiva e 93 pazienti ospedalizzati senza leucocitosi. Le performance strumentali sono state ottime in quanto estremamente allineate al metodo di riferimento ottico, denotando in particolare un’elevata specificità. Rispetto alla strumentazione XE si rilevava un’aumentata specificità con riduzione dei falsi positivi e un’ottima performance del parametro IG. In conclusione gli autori avvalorano dati di precedenti pubblicazioni sulle ottime performance del canale WPC.
     
  11. Buoro S et al. (Ann Transl Med, 2015, vol 3,n 17, pag 244)
    Extended leukocyte differential count and C-reactive protein in septic patients with liver impairment: diagnostic approach to evaluate sepsis in intensive care unit.
    Summary: Lo studio ha valutato l’uso di parametri ematologici tradizionali e non tradizionali come IG (granulociti immaturi) e HFLC (linfociti ad elevata fluorescenza), disponibili su analizzatori ematologici della serie Sysmex XN, in pazienti in terapia intensiva (ICU) con sepsi o schock settico, in presenza o meno di insufficienza epatica. Nei pazienti con insufficienza epatica la produzione di citochine e chemochine, caratteristiche della sepsi, è costosa e variabile, sottolineando la necessità di nuovi parametri economici e facilmente disponibili. Importanti differenze si osservavano anche relativamente al valore della proteina C reattiva e alla formula leucocitaria, con i valori di leucociti, neutrofili e granulociti immaturi significativamente più alti in pazienti con sepsi e con shock settico rispetto ai pazienti senza sepsi (curve ROC rispettivamente di 0,81, 0,82 e 0,78). In particolare, linfociti e monociti sembravano essere significativamente associati a insufficienza epatica. Pertanto, l'accuratezza diagnostica dei parametri dei leucociti può fornire preziose informazioni per la diagnosi e il follow-up della sepsi nei pazienti in terapia intensiva, in particolare quelli con insufficienza epatica.
     
  12. Jones A.S. et al. (J Clin Pathol, 2015, vol 68, n 2, pag 161-165)
    The value of the white precursor cell channel (WPC) on the Sysmex XN-1000 analyser in a specialist paediatric hospital
    Summary: Confronto delle performance della segnalazione di blasti, linfociti atipici e attivati tra XE ed XN su campioni pediatrici. Sono stati valutati campioni di 300 bambini (età da 1 a 15 anni), di cui 111 ematologicamente normali e 189 con vari tipi di anormalità ematologiche (leucemia, sindrome mielodisplastica, anemia falciforme, porpora trombotica trombocitopenica, chemioterapia, trapianto, ecc). I campioni sono stati analizzati su XE-5000 e ripetuti su XN-1000, che a fronte della flag “Blasts/Abn lympho?”, attiva il canale WPC che riporta o la segnalazione “Blasts?” o “Abn lympho?” oppure negativizza il campione. Il riscontro è stato molto positivo in quanto XN ha ridotto i falsi positivi (36% contro 64% di XE), senza aumentare i falsi negativi, incrementando quindi la specificità. Secondo gli autori l’analisi del canale WPC ha anche l’effetto di rendere più specifica la segnalazione “Atypical lympho?” generata dal canale WDF. In conclusione, il canale WPC ha la potenzialità di aumentare la velocità e la sicurezza nella decisione di eseguire lo striscio, riducendo TAT e numero di vetrini.
     
  13. Bruegel M et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol 53, n 7, pag 1057-1071)
    Comparison of five automated hematology analyzers in a university hospital setting: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000, and Sysmex XN-2000
    Summary: Studio di comparazione di cinque analizzatori di fascia alta del mercato: Abbott Cell-Dyn Sapphire, Beckman Coulter DxH 800, Siemens Advia 2120i, Sysmex XE-5000 e Sysmex XN-2000. Gli strumenti sono stati valutati per allineamento dei parametri e capacità di segnalare le cellule atipiche e patologiche. Inoltre, è stato effettuato il confronto tra conteggio piastrinico e analisi di cellule CD61+ in citofluorimetria. La correlazione si è rivelata buona per tutti i parametri, con performance minori di alcune strumentazioni per NRBC e Reticolociti. Per NRBC la concordanza minore con il microscopio è stata osservata per ADVIA 2120. XN-2000, invece, ha mostrato la miglior sensibilità per la flag blasti (97%), mentre le specificità erano paragonabili tra gli strumenti. Infine, la miglior correlazione del conteggio piastrinico con l’analisi di CD61 si è osservata per XN-2000.
     
  14. Kawauchi S et al. (Sysmex Journal International, 2014, vol 24, n 1, pag 1-8)
    Comparison of the Leukocyte differentiation Scattergrams Between the XN-Series and the XE-Series of Hematology Analyzers
    Summary: L’articolo presenta il canale WDF e gli scattergram generati dall’analisi. Inoltre, descrive i vantaggi dei nuovi reagenti utilizzati, che permettono di meglio preservare la struttura intracellulare, migliorando il segnale di fluorescenza. Si evidenzia pertanto come il nuovo metodo di differenziazione di XN sia migliorativo e porti a separazioni migliori dei cluster cellulari, in particolare tra linfociti e monociti.
     
  15. Kawauchi S et al. (Sysmex Journal International, 2013, vol 23, n 1, pag 1-9)
    The Position of Normal Leukocytes on the Scattergram of the Newly Developed Abnormal Cell-detection Channel of the XN-Series Multi-parameter Automated Hematology Analyzers
    Summary: Gli autori presentano uno studio sul canale WPC in cui hanno valutato il posizionamento delle popolazioni leucocitarie normali sul citogramma. Dal sangue di pazienti sani sono state isolate le tre principali popolazioni leucocitarie (linfociti, monociti e granulociti) e si è osservata la disposizione sul citogramma dopo trattamento con il reagente specifico per il canale WPC. Come osservato in microscopia ottica, la complessità cellulare risultava maggiore nei Granulociti, minore nei Monociti ed ancora più bassa nei Linfociti, che erano posizionati rispettivamente a destra, al centro e a sinistra dello scattergram. In dettaglio, linfociti T apparivano separati in due cluster nella distribuzione FSC-SSC dello scatterplot WPC, e mostravano la minore intensità FSC. L’analisi della struttura intracellulare dei linfociti T, ha inoltre rivelato che in seguito all’esposizione al reagente, le cellule si suddividevano in due popolazioni distinte: alcune si mantenevano inalterate post trattamento, mentre altre mostravano un maggior grado di danno di membrana e risultavano più piccole dopo il trattamento con il reattivo.
     
  16. Mazumdar R et al. (Leuk Res, 2013, vol 37, n 6, pag 614-618)
    The automated monocyte count is independently predictive of overall survival from diagnosis in chronic lymphocytic leukaemia and of survival following first-line chemotherapy
    Summary: Gli autori hanno effettuato uno studio sull’effetto della monocitosi alla diagnosi di Leucemia Linfatica Cronica utilizzando il sistema XE-2100 (Sysmex). La monocitosi alla diagnosi è stata associata al conteggio dei linfociti, alle delezioni dei cromosomi 17p e 11q e ad altre mutazioni. L’analisi multivariata ha escluso l’ipermutazione somatica, confermando come solo il numero di monociti e l’età dei pazienti fossero predittivi della sopravvivenza globale. In particolare, lo studio ha dimostrato che un conteggio di monociti alla diagnosi superiore a 0,91x109/L era associato ad una sopravvivenza più breve in assenza di terapia.
     
  17. Tanaka Y et al. (Int J Lab Hematol, 2013, vol 36, n 4, e50-54)
    Elimination of interference by lipids in the low WBC mode in the automated hematology analyzer XN-2000
    Summary: Lo studio evidenzia come il nuovo strumento Sysmex della serie XN, rispetto a XE-2100, non subisca interferenze sul conteggio WBC in campioni leucopenici. In particolare, è stato dimostrato che su XN-2000 è stata eliminata l’interferenza sugli eritroblasti, che vengono conteggiati anche senza la richiesta di formula, e l'interferenza dovuta ad un’elevata concentrazione ematica di lipidi. Il sistema, dotato di modalità Low WBC (LW) per campioni con WBC<1,40x109/L, conta tre volte più cellule rispetto alla modalità sangue intero (WB). La performance del conteggio WBC in campioni leucopenici è stata valutata comparando la modalità WB, la modalità LW e il metodo manuale. La modalità LW ha mostrato prestazioni migliori rispetto alla modalità WB in termini di precisione e i conteggi differenziali WBC per neutrofili e linfociti erano riferibili con moderata correlazione al il metodo manuale per conteggi WBC<0,10×109/L. La modalità LW di XN-2000 può pertanto essere utilizzata come riferimento per il metodo manuale, o al suo posto, a seconda del range di conteggio di WBC in caso di leucopenia.
     
  18. Hotton J et al. (Am J Clin Pathol, 2013, vol 140, n 6, pag 845-852)
    Performance and Abnormal Cell Flagging Comparisons of Three Automated Blood Cell Counters- Cell-Dyn Sapphire, DXH-800, and XN-2000
    Summary: Gli autori hanno confrontato Sysmex XN-2000, Beckman Coulter DXH800 e Abbott Sapphyre. Ripetibilità, linearità e carryover sono risultati buoni per tutte le strumentazioni. Sysmex XN riporta le migliori performance per Eritroblasti e Blasti. Inoltre, rispetto al Sapphire, XN ha portato ad un decremento dei vetrini da 20% a 9,3%.
     
  19. Nierhaus A et al. (BMC Immunology, 2013, vol 14, n 8, pag 1-8)
    Revisiting the white blood cell count: immature granulocytes count as a diagnostic marker to discriminate between SIRS and sepsis – a prospective, observational study
    Summary: E’ stata valutata l’utilità del parametro IG nell’effettuare diagnosi differenziale di sepsi e SIRS (sindrome da risposta infiammatoria sistemica) confrontandola con marcatori standard di sepsi, quali proteina C reattiva (PCR), LPB (lipopolysaccharide binding protein), e Interleuchina-6 (IL-6). Lo studio ha coinvolto 70 pazienti in terapia intensiva. Il parametro IG si è dimostrato molto utile nel discriminare tra pazienti con o senza infezione, in particolare entro le 48 ore dall’insorgenza di SIRS. In relazione al  potenziale discriminatorio per l’infezione, IG è risultato molto più indicativo di PCR, LPB e IL-6, che avevano una sensibilità inferiore a 68%. Inoltre, durante il corso della patologia, l’analisi delle curve ROC ha rivelato che il conteggio di IG aveva un valore predittivo positivo superiore rispetto agli altri parametri misurati  nei primi cinque giorni successivi al soddisfacimento dei criteri SIRS. Tuttavia, il numero di IG non era indicativo di prognosi infausta della malattia, ma si è dimostrato efficace come marcatore per la diagnosi differenziale di pazienti infetti e non infetti in modo precoce durante la SIRS.
     
  20. Melnichuk O et al. (SEHS, 2013)
    Age dynamics and reference intervals for white blood cells parameters in healthy newborns and children
    Summary: Studio dei valori di normalità di piastrine e globuli bianchi in bambini e neonati, determinati su campioni di sangue intero e sangue cordonale.
     
  21. Briggs C et al. (J Clin Pathol, 2012, vol 65, n 11, pag 1024-1030)
    Performance evaluation of the Sysmex haematology XN modular system
    Summary: Lo studio ha confrontato la performance dello strumento modulare XN con XE-2100 e microscopia manuale, ed è stata effettuata una valutazione del workflow di 1000 campioni al fine di confrontare la velocità delle operazioni e il numero di vetrini richiesti da entrambi i sistemi.   Dall’articolo sono emerse le nuove caratteristiche di XN. In primo luogo, la conta di NRBC viene eseguita su tutti i campioni, eliminando la necessità di effettuare rerun. Inoltre, il numero di falsi positivi di flag per blasti, linfociti anormali e linfociti atipici è significativamente ridotto, determinando una riduzione del numero di vetrini senza però osservare un aumento di falsi negativi. XN è anche equipaggiato della modalità di conteggio esteso per campioni leucopenici, di cui è suggerito il cutoff a <0,5x109/L, che si è dimostrata più precisa rispetto alla modalità sangue intero e fornisce valori di formula più accurati. Su XN, la conta delle piastrine fluorescenti è effettuata su un canale dedicato (PLT-F). Se gli istogrammi relativi alla conta di eritrociti e piastrine sono anormali o i picchi troppo bassi, la conta di piastrine fluorescenti viene effettuata automaticamente sul canale PLT-F. Dal confronto è emersa una buona correlazione per tutti i parametri analizzati, una riduzione del TAT pari al 10% e una riduzione del 49% del numero di strisci ematologici, senza perdita di sensibilità e fornendo risultati più precisi ed accurati.

Parametri di attivazione linfocitaria: RE-LYMPH e AS-LYMPH

  1. Wu W et al. (Int J Lab Hematol, 2019, vol 41, n 4, pag 509-512)
    The diagnostic ability of high-fluorescent cells combined with carcinoembryonic antigen for malignant pleural effusion
    Con l'emergere e lo sviluppo della biopsia liquida, maggiore attenzione è stata posta all'analisi dei fluidi corporei, compreso il versamento pleurico. Lo studio ha valutato la combinazione di due parametri, cellule ad alta fluorescenza (HFCs) rilevate con analizzatori ematologici automatizzati, e il marcatore tumorale-antigene carcino-embrionario (CEA), come potenziali marker nella diagnosi di idrotorace. Nello studio sono stati inclusi 115 pazienti, di cui 34 con versamento pleurico maligno e 81 con versamento benigno come gruppo di controllo. I liquidi biologici sono stati analizzati su strumento XN-9000 (Sysmex) in modalità body fluid (BF) e il CEA dosato in elettro-chemiluminescenza. L’analisi delle curve ROC ha permesso di determinare la soglia diagnostica ottimale (cutoff) di HF-BF (# 29.5×106 cell/L, % 5.6/100 WBC) e CEA (4.795 ng/mL). Dai risultati si evinceva che i livelli di HF-BF# , HF-BF% e CEA erano significativamente più alti nei pazienti con versamento pleurico maligno rispetto al gruppo di controllo. In conclusione l’insieme di questi due parametri, rispetto all’analisi dei singoli test, ottimizza la diagnosi del versamento pleurico maligno.
     
  2. SEED Haematology (2018)
    Looking deeper into inflammatory conditions from a laboratory and clinical perspective
    Summary: Differenziare in modo rapido ed efficiente tra infiammazione ed infezione è clinicamente molto importante, poiché permette ai medici di intraprendere il percorso terapeutico ottimale per il paziente. In corso di infezione e infiammazione si osservano alterazioni a carico di neutrofili, linfociti e monociti, ma spesso l’identificazione di tali alterazioni a livello morfologico è complesso e laborioso. Gli analizzatori ematologici della serie XN contribuiscono all’identificazione di neutrofili e linfociti attivati, il cui segnale differisce significativamente da quello di cellule quiescenti. L’analisi in citometria a flusso in fluorescenza permette la misurazione della funzionalità cellulare all’interno di un esame ematologico di routine. Il posizionamento dei neutrofili all’interno dello scattergram WDF permette di valutare l’attivazione dei neutrofili. In particolare, il parametro NEUT-RI riflette l’intensità di reattività dei neutrofili, espressa come intensità di fluorescenza (FI), mentre NEUT-GI, espresso come intensità di scatter (SI), fornisce informazioni circa la densità/complessità cellulare, che rappresenta la granularità dei neutrofili. NEUT-GI e NEUT-RI, pertanto, vengono misurati come variazioni rispetto alla posizione centroide della popolazione NEUT. Gli analizzatori XN permettono anche di identificare i linfociti reattivi, la cui fluorescenza aumenta in parallelo ad un incremento dell’attività cellulare all’interno del citoplasma. I linfociti B attivati sono quantificati dal parametro AS-LYMPH (linfociti secernenti anticorpi), mentre tutti gli altri linfociti attivati, inclusi i linfociti secernenti anticorpi, sono quantificati dal parametro RE-LYMPH (linfociti reattivi). NEUT-GI/NEUT-RI e AS-LYMPH/RE-LYMPH fanno parte dell’applicazione “Extended Inflammation Parameters” (EIP), che permette al laboratorio di differenziare tra infiammazione e infezione, nonché di descrivere le condizioni infiammatorie in modo quantitativo, rapido ed affidabile. EIP, pertanto, può supportare i clinici in diagnosi, terapia e monitoraggio di pazienti con disordini infiammatori, ricordando che le informazioni derivanti possono essere applicate in modo affidabile solo qualora si sia esclusa una condizione maligna e il campione sia identificato come reattivo.
     
  3. Sysmex White Paper (2017)
    Novel haematological parameters for rapidly monitoring the immune system response
    La corretta diagnosi di sospetta infiammazione o infezione tramite esaminazione clinica, marcatori biochimici e emocolture microbiologiche richiede tempo ed è costosa. I parametri ematologici infiammatori ottenuti dall’esame emocromocitometrico sugli analizzatori XN (Sysmex) forniscono informazioni quantitative circa lo stato di attivazione di neutrofili (NEUT-RI, NEUT-GI), granulociti immaturi (IG), linfociti reattivi (RE-LYMP) e plasmacellule T-indipendenti (AS-LYMP). Il presente caso clinico tratta di un uomo di 23 anni con febbre intermittente, respiro corto, tosse produttiva e dolore addominale. L’analisi emocromocitometrica eseguita su XN mostra leucopenia con aumento relativo di neutrofili (NEUT/LYMPH = 8.5) che risultano attivati (NEUT-RI=60,7 FI), in associazione a basse concentrazioni di AS-LYMP (0,6%). I dati ottenuti suggeriscono una risposta immunitaria innata precoce causata da batteri intracellulari. La diagnosi finale di Mycobacterium tubercolosi è confermata da radiografia del torace e coltura dell'espettorato. In conclusione i parametri NEUT-RI/GI, IG e RE/AS-LYMP, sonodi supporto nel discriminare tra infiammazione e infezione, nell’individuare le cause di infezione (virale/batterica) e il diverso tipo di risposta immunitaria attivata.
     
  4. Buoro S et al. (Ann Transl Med, 2015, vol 3,n 17, pag 244)
    Extended leukocyte differential count and C-reactive protein in septic patients with liver impairment: diagnostic approach to evaluate sepsis in intensive care unit.
    Summary: Lo studio ha valutato l’uso di parametri ematologici tradizionali e non tradizionali come IG (granulociti immaturi) e HFLC (linfociti ad elevata fluorescenza), disponibili su analizzatori ematologici della serie Sysmex XN, in pazienti in terapia intensiva (ICU) con sepsi o schock settico, in presenza o meno di insufficienza epatica. Nei pazienti con insufficienza epatica la produzione di citochine e chemochine, caratteristiche della sepsi, è costosa e variabile, sottolineando la necessità di nuovi parametri economici e facilmente disponibili. Importanti differenze si osservavano anche relativamente al valore della proteina C reattiva e alla formula leucocitaria, con i valori di leucociti, neutrofili e granulociti immaturi significativamente più alti in pazienti con sepsi e con shock settico rispetto ai pazienti senza sepsi (curve ROC rispettivamente di 0,81, 0,82 e 0,78). In particolare, linfociti e monociti sembravano essere significativamente associati a insufficienza epatica. Pertanto, l'accuratezza diagnostica dei parametri dei leucociti può fornire preziose informazioni per la diagnosi e il follow-up della sepsi nei pazienti in terapia intensiva, in particolare quelli con insufficienza epatica.
     
  5. Oehadian A et al. (Int J Lab Hem, 2015, vol 37, n 6, pag 861-868)
    New parameters available on Sysmex XE-5000 hematology analyzers contribute to differentiating dengue from leptospirosis and enteric fever
    Summary: Studio volto a verificare il possibile utilizzo di alcuni nuovi parametri presenti sugli analizzatori ematologici Sysmex (AL%, HFLC%, IG% e IPF%) nella diagnosi differenziale di alcune patologie febbrili (infezione da virus Dengue, leptospirosi e febbre enterica) in assenza di test rapidi sensibili in regioni altamente endemiche. Tutte e tre le patologie presentano un quadro piastrinopenico e una conta WBC solitamente bassa nel Dengue, bassa o normale nella febbre enterica e alta nella leptospirosi. Nei pazienti studiati (93 Dengue, 11 leptospirosi, 6 febbre enterica) la conta linfocitaria è risultata praticamente sovrapponibile, ma nei casi di Dengue AL% e HFLC% sono risultati aumentati rispetto agli altri pazienti e al gruppo di controllo. Si è invece osservato un aumento del parametro IG% nei casi di leptospirosi. Bassi valori di AL%, HFLC% e IG% fanno propendere per una diagnosi di febbre enterica. Tuttavia, il numero di tali pazienti in questo lavoro non è molto significativo, rendendo necessaria un’estensione dello studio. Il parametro IPF% aumentava in tutti e tre i gruppi patologici ed il valore medio più alto è stato registrato nei casi di Dengue. Gli autori suggeriscono comunque un approfondimento ed una validazione di questo studio in aree dove sono presenti altre patologie infettive febbrili, tra cui la malaria. (XE-5000 nel mercato europeo non esprime AL%, ma è possibile fare riferimento ad HFLC%, con buone indicazioni).
     
  6. Van Mirre E et al. (Clin Chem Lab Med, 2011, vol 49, n 4, pag 685-688)
    Sensitivity and specificity of the high fluorescent lymphocyte count-gate on the Sysmex XE-5000 hematology analyzer for detection of peripheral plasma cells
    Summary: L’analizzatore ematologico Sysmex XE-5000 si è dimostrato efficace nell’identificazione di plasmacellule nel sangue periferico. La sensibilità e la specificità si sono rivelate ottime, così come la correlazione (r2=0,8).
     
  7. Sysmex Xtra Online (2009)
    Counting of highly fluorescent lymphocytes (HFLC) as antibody-producing plasma cells on XE-5000
    Summary: Il lavoro ha descritto la tecnologia impiegata da XE-5000 per rilevare e contare i linfociti ad alta fluorescenza (HFLC) riportando un miglioramento dei gate e delle segnalazioni, che hanno permesso di escludere i campioni in cui l’analizzatore non era in grado di discriminare una popolazione HFLC ben definita. I risultati analizzati hanno evidenziato che la conta effettuata da XE-5000 ha permesso di identificare e quantificare le HFLC come cellule secernenti o sintetizzanti anticorpi (ASC). Un elevato numero di HFLC è indicativo di risposta immunitaria alle infezioni e potrebbe essere utile nello screening e nel monitoraggio di pazienti con sindrome da risposta infiammatoria sistemica o sepsi.
     
  8. Linssen J et al. (Sysmex Journal International, 2009, vol 19, n 1, pag 19-25)
    Identification of high fluorescence Lymphocytes (HFL) count on the XE-5000 with Efficient Multi-Channel Messaging (eMM) as Antibody Synthesizing Cells, c.q. Plasma Cells
    Summary: Il lavoro ha classificato e quantificato i linfociti ad alta fluorescenza (HFL) identificati mediante il sistema efficiente di segnalazione multicanale (eMM), recentemente introdotto su XE-5000, come cellule secernenti anticorpi (ASC) in patologie reattive. I risultati dell’analisi di 85 campioni sono stati confrontati con l’immunofenotipo in citofluorimetria e con la pre-classificazione effettuata dal sistema di imaging digitale DM96 (CellaVision). Gli autori hanno osservato che la conta HFL effettuata con eMM di XE-5000 era in grado di identificare e quantificare le ASC con elevata precisione e accuratezza, fornendo un potenziale strumento di screening e monitoraggio in pazienti con sospetta infezione.
     
  9. Linssen et al. (Cytometry B Clin Cytom, 2007, vol 72, n 3, pag 157-166)
    Identification and quantification of high fluorescence-stained lymphocytes as antibody synthesizing/secreting cells using the automated routine hematology analyzer XE-2100.
    Summary: Lo scopo dello studio era quello di classificare e quantificare i linfociti ad alta fluorescenza (HFL) mediante il canale DIFF dell’analizzatore ematologico XE-2100. Al fine di identificarle in modo inequivocabile, sono state studiati linfociti B attivati, linfociti T attivati, grandi linfociti granulati (LGL), monociti attivati e granulociti immaturi. I campioni di sangue di 85 pazienti sono stati analizzati su XE e comparati con con l’immunofenotipo in citofluorimetria e con la pre-classificazione effettuata dal sistema di imaging digitale DM96 (CellaVision). Il lavoro ha evidenziato che nella popolazione HFL si rilevavano linfociti B attivati, con coefficienti di correlazione eccellenti con i metodi di riferimento, che individuavano nettamente la popolazione interessata escludendo le altre. Pertanto il conteggio HFL ha dimostrato di rilevare con elevata precisione ed affidabilità i linfociti B attivati, fornendo un ottimo strumento di monitoraggio e di screening in pazienti con sospetta infezione.

Sepsi

  1. Urrechaga E et al. (Clin Chem Lab Med, 2019, vol 57, n 6, pag 918-926).
    Improvement in detecting sepsis using leukocyte cell population data (CPD).
    Lo studio ha valutato l’utilità dei parametri leucocitari morfologico-funzionali (CPD), forniti dall’analizzatore XN-9000 (Sysmex), nel contribuire a identificare i pazienti ad elevato rischio di sviluppare sepsi. Lo studio ha arruolato 120 pazienti con sepsi e 175 pazienti con infezione senza sepsi, in cui la performance dei valori CPD nell’effettuare diagnosi differenziale è stata studiata utilizzando l’analisi di curve ROC (receiver operating characteristic) e l’algoritmo di clustering non supervisionato k-means. Il profilo di sepsi è stato determinato combinando CPD e altri marcatori, tra cui la procalcitonina (PTC). L’analisi ROC ha evidenziato che NE-FSL, NE-WY, NE-WZ e MO-WZ erano i CPD migliori nel discriminare la sepsi, mentre l’algoritmo k-means ha suddiviso i pazienti con sepsi in Cluster 1 (80 pazienti; PCT≥2ng/mL) e Cluster 2 (40 pazienti, 32 dei quali con PTC<2ng/mL). Il Cluster 1 era caratterizzato da valori elevati di neutrofili, granulociti immaturi, NE-SFL, NE-WY, MO-X, MO-WX e MO-Z, che correlavano con il punteggio di valutazione dell'insufficienza d'organo sequenziale (SOFA). In conclusione, lo studio evidenzia l’affidabilità dei parametri CPD e il loro potenziale valore come biomarcatori semplici e rapidi nell’effettuare la diagnosi di sepsi.
     
  2. Ustyantseva M et al. (Sysmex Journal International, 2019, vol 29, n 1, pag 8-13)
    Innovative Technologies in the Evaluation of the Neutrophil Functional Activity in Sepsis
    Il presente studio ha valutato l’utilità dei parametri infiammatori NEUT-RI (intensità di reattività dei neutrofili) e NEUT-GI (intensità di granularità dei neutrofili), forniti dagli analizzatori ematologici della serie XN (Sysmex), in pazienti critici per la diagnosi di complicanze settiche. Le analisi sono state effettuate in 20 pazienti (14 uomini e 6 donne; età media 56 anni) suddivisi in tre gruppi. Il 1° gruppo era costituito da pazienti con sepsi accertata, il 2° gruppo da pazienti senza sepsi e il 3° gruppo da soggetti sani. L’esame emocromocitometrico eseguito su XN-1000 ha rivelato chenei pazienti del 1° gruppo il parametro NEUT-RI, ma non NEUT-GI, era più alto se confrontato con il gruppo di controllo e con quello di confronto (44,2%, p <0,001; 31,2%, p <0,001), ed era strettamente correlato ad un aumento dei parametri di sepsi proteina C reattiva (CRP) e procalcitonina (PCT), confermandone la diagnosi. L’andamento del parametro NEUT-RI si è rivelato utile anche nel valutare la severità e l’andamento della sepsi in un paziente affetto da paraproctite pelvirettale purulenta acuta prima, durante e dopo la terapia. Pertanto, l’intensità di fluorescenza dei neutrofili (NEUT-RI) permette di diagnosticare la sepsi in pazienti in condizioni critiche, suggerendone il potenziale come marcatore aggiuntivo, aprendo a nuove opportunità per il suo utilizzo clinico.
     
  3. SEED Haematology (2018)
    Looking deeper into inflammatory conditions from a laboratory and clinical perspective
    Summary: Differenziare in modo rapido ed efficiente tra infiammazione ed infezione è clinicamente molto importante, poiché permette ai medici di intraprendere il percorso terapeutico ottimale per il paziente. In corso di infezione e infiammazione si osservano alterazioni a carico di neutrofili, linfociti e monociti, ma spesso l’identificazione di tali alterazioni a livello morfologico è complesso e laborioso. Gli analizzatori ematologici della serie XN contribuiscono all’identificazione di neutrofili e linfociti attivati, il cui segnale differisce significativamente da quello di cellule quiescenti. L’analisi in citometria a flusso in fluorescenza permette la misurazione della funzionalità cellulare all’interno di un esame ematologico di routine. Il posizionamento dei neutrofili all’interno dello scattergram WDF permette di valutare l’attivazione dei neutrofili. In particolare, il parametro NEUT-RI riflette l’intensità di reattività dei neutrofili, espressa come intensità di fluorescenza (FI), mentre NEUT-GI, espresso come intensità di scatter (SI), fornisce informazioni circa la densità/complessità cellulare, che rappresenta la granularità dei neutrofili. NEUT-GI e NEUT-RI, pertanto, vengono misurati come variazioni rispetto alla posizione centroide della popolazione NEUT. Gli analizzatori XN permettono anche di identificare i linfociti reattivi, la cui fluorescenza aumenta in parallelo ad un incremento dell’attività cellulare all’interno del citoplasma. I linfociti B attivati sono quantificati dal parametro AS-LYMPH (linfociti secernenti anticorpi), mentre tutti gli altri linfociti attivati, inclusi i linfociti secernenti anticorpi, sono quantificati dal parametro RE-LYMPH (linfociti reattivi). NEUT-GI/NEUT-RI e AS-LYMPH/RE-LYMPH fanno parte dell’applicazione “Extended Inflammation Parameters” (EIP), che permette al laboratorio di differenziare tra infiammazione e infezione, nonché di descrivere le condizioni infiammatorie in modo quantitativo, rapido ed affidabile. EIP, pertanto, può supportare i clinici in diagnosi, terapia e monitoraggio di pazienti con disordini infiammatori, ricordando che le informazioni derivanti possono essere applicate in modo affidabile solo qualora si sia esclusa una condizione maligna e il campione sia identificato come reattivo.
     
  4. Urrechaga E et al. (J Clin Pathol, 2017, vol 71, n 3, pag 259-266)
    Role of leucocytes cell population data in the early detection of sepsis.
    Studio finalizzato alla valutazione dei parametri CPD (Cell Population Data) come biomarcatori nella diagnosi precoce della sepsi. Questi parametri, forniti dagli analizzatori della serie XN, sono determinati da media, deviazione standard (DS) e ampiezza della dispersione dei segnali di scatter e fluorescenza relativamente alle sottopopolazioni leucocitarie. Tali parametri possono dare quindi informazioni sui cambiamenti morfologici dei leucociti in risposta agli stimoli infiammatori. I risultati dello studio hanno evidenziato una maggiore utilità clinica per i parametri NE-SFL e MO-X, indicativi del contenuto di acido nucleico e della complessità interna di neutrofili e monociti coinvolti nella risposta infiammatoria. Inoltre, tali parametri sono stati inclusi nella creazione di uno score predittivo del rischio di sviluppare sepsi chiamato NEMO, che stratifica i pazienti in 3 gruppi di rischio (lieve 0-3; moderato 4-5; elevato 6-13), che velocizzerebbe e ottimizzerebbe il processo decisionale. Pertanto, lo studio ha evidenziato il potenziale valore dei parametri CPD nella diagnosi precoce di sepsi.
     
  5. Stiel L et al. (Crit Care Med, 2016, vol 44, n 11, e1132-e1136)
    Neutrophil Fluorescence: A New Indicator of Cell Activation During Septic Shock–Induced Disseminated Intravascular Coagulation
    Summary: Lo shock settico è la più severa forma clinica di risposta alle infezioni. Il quadro infiammatorio può attivare la cascata coagulativa e portare alla coagulazione intravasale disseminata (DIC). In corso di DIC è stata dimostrata la presenza in circolo di microvescicole derivate dai leucociti, in particolare i neutrofili (CD66b-MP), e sono un affidabile indicatore di attivazione leucocitaria. In quest’ottica, il presente studio ha valutato il contributo dell’attivazione dei neutrofili mediante analisi dei parametri strutturali forniti da XN-20 NEUT-SFL (contenuto di acidi nucleici) e NEUT-SSC (complessità cellulare) in 100 pazienti in terapia intensiva per shock settico. Tra i pazienti arruolati nello studio, 35 sono stati classificati DIC secondo gli score ed hanno evidenziato livelli di NEUT-SFL significativamente elevati se paragonati a pazienti non-DIC. Inoltre, in pazienti DIC l’aumento di NEUT-SFL era associato ad una riduzione di granularità citoplasmatica e lobularità nucleare dei neutrofili. L’analisi delle ROC ha determinato un cutoff ottimale di 57,3 unità arbitrarie, a cui NEUT-SFL mostrava una sensibilità di 90,91% e specificità di 80,60% nel diagnosticare la DIC. In aggiunta, il valore di NEUT-SFL correlava con il rapporto CD66b-MP/numero di neutrofili, un analogo dell’attivazione dei neutrofili associato alla DIC indotta da shock settico. In conclusione, lo studio suggeriva la valutazione di NEUT-SFL in routine come biomarcatore accurato e affidabile dell’attivazione dei neutrofili.
     
  6. Buoro S et al. (Ann Transl Med, 2016, vol 4, n 21, pag 418)
    Clinical significance of cell population data (CPD) on Sysmex XN-9000 in septic patients with our without liver impairment.
    Lo studio ha valutato il significato clinico dei parametri leucocitari morfologico-funzionali (CPD) ottenuti con XN-9000 (Sysmex) come marcatori putativi per la diagnosi precoce di pazienti settici in terapia intensiva (ICU) e stratificati in base alla funzionalità epatica. Lo studio ha coinvolto 84 pazienti, di cui 44 senza sepsi (NS), 24 con sepsi (SE) e 16 con shock settico (SS), e 200 controlli sani (HS). Fatta eccezione per la dimensione di neutrofili e linfociti (NE-FCS e LY-Z), tutti i valori CPD erano significativamente differenti in pazienti ICU rispetto a soggetti sani. I valori di intensità di fluorescenza di neutrofili e monociti (NE-SFL e MO-X) erano significativamente aumentati nel gruppo SS rispetto ai gruppi SE e NS, e il valore di molti parametri risultava differente anche in accordo alla funzionalità epatica. In particolare, MO-X e NE-SFL hanno mostrato le performance migliori nel diagnosticare la sepsi in tutti i pazienti, così come in pazienti con o senza danno epatico, e correlavano in modo significativo anche con il punteggio di valutazione dell'insufficienza d'organo sequenziale (SOFA). Pertanto, lo studio suggerisce che alcuni innovativi parametri CPD potrebbero fornire informazioni utili alla diagnosi e al monitoraggio della sepsi in modo rapido e poco costoso.
     
  7. Park S.H. et al. (Int J Lab Hem, 2015, vol 37, n 2, pag 190-198)
    Sepsis affects most routine and cell population data (CPD) obtained using XN-2000 blood cell analyzer: neutrophil-related CPD NE-SFL and NE-WY provide useful information for detecting sepsis
    Summary: Analisi dei parametri di routine e di ricerca disponibili su XN-2000 per valutarne la loro utilità come marcatori in caso di sepsi, su un campione di 280 soggetti normali e 130 pazienti con sepsi. In questi ultimi è stata evidenziata una variazione significativa di parametri RBC, neutrofili, linfociti e piastrine. È stato inoltre osservato un aumento dei parametri NE-SFL e NE-WY, che indicano la presenza di neutrofili immaturi o attivati. Non si è però trovata una correlazione significativa tra questi parametri con il grado di severità della sepsi e della mortalità.


Infezioni e disordini linfo/mieloproliferativi

  1. Shekhar R e Pai S. (Int J Lab Hematol, 2020, vol 42, n 2, pag e45-e47 )
    Low neutrophil side scatter in chronic kidney disease: An Indian study
    Summary: Lo studio aveva lo scopo di stabilire un intervallo di riferimento per NEUT-SSC su XN-1000 (Sysmex) e di determinare il significato clinico di bassi valori di NEUT-SSC in un campione di pazienti. L’intervallo di riferimento (136,56-151,96 +/- 2SD) è stato determinato su un gruppo di 120 pazienti afferenti al programma di controllo sanitario dell'ospedale con emocromo completo e parametri biochimici normali. In seguito sono stai raccolti i dati NEUT-SSC di 1460 pazienti scelti casualmente, senza conoscenza di background clinico o emocromo completo. Sulla base dell’intervallo di riferimento normale, i pazienti sono stati divisi in gruppo con SSC basso, alto e normale. Dai dettagli clinici ottenuti dal sistema informativo ospedaliero, si è verificato che il 32,6% dei pazienti con NEUT-SSC basso era affetto da malattia renale cronica (CKD), il 3,1% con NEUT-SSC normale era affetto da CKD, mentre solo il 2% con NEUT-SSC alto era affetto da CKD. L’analisi statistica (test U di Mann‐Whitney) ha rivelato una differenza significativa nelle mediane di NEUT-SSC di pazienti con CKD e di pazienti non-CKD (P value <0,001). In accordo, il test del chi-quadro di Pearson ha rivelato che c'era una correlazione significativa tra pazienti con CKD e bassi valori di NEUT-SSC (P value <0,001). Il presente studio è stato il primo ad aver indagato il significato clinico di NEUT-SSC nell’ambito di CKD, patologia che in India ha elevata incidenza e mortalità. Le due principali cause di mortalità in pazienti con CKD sono complicazioni cardiovascolari e disfunzioni a carico del sistema immunitario, tra cui l’alterazione dell’equilibrio tra degranulazione e apoptosi dei neutrofili. Sebbene la maggior parte dei pazienti con CKD arruolati avesse un normale NEUT-SSC, è stata dimostrata una correlazione statisticamente significativa tra bassi valori di NEUT-SSC e pazienti con CKD. Tuttavia, per identificare se tale parametro possa essere un potenziale marker per la disfunzione dei neutrofili sono necessari ulteriori studi.
     
  2. Schillinger F et al. (Scand J Clin Lab Invest, 2018, vol 78, n 3, pag 159-164)
    A new approach for diagnosing chronic myelomonocytic leukemia using structural parameters of Sysmex XN tm analyzers in routine laboratory practice.
    Lo scopo di questo studio multicentrico è stato quello di sviluppare un algoritmo diagnostico combinando i parametri derivanti da analizzatori Sysmex della serie XN, al fine di ottimizzare il riconoscimento dei pazienti con leucemia mielomonocitica cronica (CMML) e di ridurre il numero di vetrini in caso di monocitosi. Lo studio ha coinvolto 61 pazienti con CMML e 635 pazienti di controllo con monocitosi reattiva, di cui sono stati analizzati l’esame emocromocitometrico e i parametri di dispersione di monociti e neutrofili. Il rapporto neutrofili/monociti, la dispersione dei neutrofili in relazione alla posizione media della popolazione sullo scattergram (NE-WX) e il valore assoluto dei monociti sono stati utilizzati per definire il mono-dysplasia score. L’analisi ROC ha determinato una soglia pari a 0.160, oltre la quale bisognerebbe effettuare uno striscio. Pertanto, se il conteggio dei monociti è ≥1.0x109/L e ≥10% e il mono-dysplasia score è >0.160, l'esame microscopico dovrebbe essere fatto per cercare anomalie displastiche su tutte le linee cellulari. Al contrario, se la conta dei monociti è ≥1.0x109/L e ≥10% e il mono-dysplasia score è <0.160, è molto probabile che la monocitosi sia di origine reattiva e in assenza di qualsiasi altra flag, tali campioni non necessitano di alcuna revisione al microscopico.
     
  3. Furundarena J.R. et al. (Int J Lab Hematol, 2018, vol 40, n 1, pag 41-48)
    Usefulness of the lymphocyte positional parameters in the Sysmex XN haematology analyser in lymphoproliferative disorders and mononucleosis syndrome
    Summary: Lo studio ha valutato l’utilizzo dei parametri posizionali dei linfociti nella diagnosi differenziale di disordini linfoproliferativi (LPD), mononucleosi (MNS) e altre linfocitosi in 301 campioni. In pazienti con MNS ed espansione monoclonale di linfociti T granulari (T-GL) si osservava un numero maggiore di differenze significative nei valori medi rispetto ad altri gruppi. Gli autori pertanto, hanno proposto un nuovo algoritmo basato sui parametri posizionali in grado di differenziare i casi di T-GL da altri gruppi diagnostici con una sensibilità (SE) 67,5%, specificità (SP) 98,2%, valore predittivo positivo (VPP) 87,1% e valore predittivo negativo (VPN) del 94,3%. Un altro algoritmo ha mostrato la sua efficienza nel differenziare i casi di MNS da altri gruppi diagnostici con una SE del 63,6%, una SP del 97,5%, un PPV del 70,0% e un VAN del 96,7%. In conclusione, i parametri posizionali dei linfociti LY-X, LY-Y, LY-Z, LY-WX, LY-WY, LY-WZ forniti dagli analizzatori XN sono utili per differenziare T-GL da altre sindromi linfoproliferative e per differenziare le mononucleosi dagli altri gruppi diagnostici.
     
  4. SEED Haematology (2018)
    Looking deeper into inflammatory conditions from a laboratory and clinical perspective
    Summary: Differenziare in modo rapido ed efficiente tra infiammazione ed infezione è clinicamente molto importante, poiché permette ai medici di intraprendere il percorso terapeutico ottimale per il paziente. In corso di infezione e infiammazione si osservano alterazioni a carico di neutrofili, linfociti e monociti, ma spesso l’identificazione di tali alterazioni a livello morfologico è complesso e laborioso. Gli analizzatori ematologici della serie XN contribuiscono all’identificazione di neutrofili e linfociti attivati, il cui segnale differisce significativamente da quello di cellule quiescenti. L’analisi in citometria a flusso in fluorescenza permette la misurazione della funzionalità cellulare all’interno di un esame ematologico di routine. Il posizionamento dei neutrofili all’interno dello scattergram WDF permette di valutare l’attivazione dei neutrofili. In particolare, il parametro NEUT-RI riflette l’intensità di reattività dei neutrofili, espressa come intensità di fluorescenza (FI), mentre NEUT-GI, espresso come intensità di scatter (SI), fornisce informazioni circa la densità/complessità cellulare, che rappresenta la granularità dei neutrofili. NEUT-GI e NEUT-RI, pertanto, vengono misurati come variazioni rispetto alla posizione centroide della popolazione NEUT. Gli analizzatori XN permettono anche di identificare i linfociti reattivi, la cui fluorescenza aumenta in parallelo ad un incremento dell’attività cellulare all’interno del citoplasma. I linfociti B attivati sono quantificati dal parametro AS-LYMPH (linfociti secernenti anticorpi), mentre tutti gli altri linfociti attivati, inclusi i linfociti secernenti anticorpi, sono quantificati dal parametro RE-LYMPH (linfociti reattivi). NEUT-GI/NEUT-RI e AS-LYMPH/RE-LYMPH fanno parte dell’applicazione “Extended Inflammation Parameters” (EIP), che permette al laboratorio di differenziare tra infiammazione e infezione, nonché di descrivere le condizioni infiammatorie in modo quantitativo, rapido ed affidabile. EIP, pertanto, può supportare i clinici in diagnosi, terapia e monitoraggio di pazienti con disordini infiammatori, ricordando che le informazioni derivanti possono essere applicate in modo affidabile solo qualora si sia esclusa una condizione maligna e il campione sia identificato come reattivo.
     
  5. Henriot I et al. (Int J Lab Hematol, 2017, vol 39, n 1, pag 14-20).
    New parameters on the hematology analyzer XN-10 (SysmexTM) allow to distinguish childhood bacterial and viral infections
    Summary: La diagnosi precoce di infezioni virali e batteriche è fondamentale per evitare l’insorgenza di complicazioni gravi. Questo studio prospettico ha valutato l’utilità dei classici o nuovi parametri ematologici forniti dall’analizzatore XN-10 (Sysmex) nel fornire informazioni complementari a quelle fornite da proteina C reattiva (CRP) e procalcitonina (PCT) al fine di discriminare infezioni batteriche e virali. Lo studio ha arruolato 30 bambini sani (età 1-5 anni) e 90 con febbre, di cui 58 con infezioni batteriche e 32 con infezioni virali (età 1 mese-5 anni). In bambini con infezione, sia virale sia batterica, si osservava un aumento significativo di svariati parametri ematologici rispetto ai controlli, in particolare di Neut-RI, IG#, Act-Mono% (% di monociti e WBC), Re-Lymph% (% di linfociti) e Delta-He. Sulla base di questi risultati, gli autori hanno proposto un punteggio basato su età, IG#>0,04, Neut-Ri>50 e Delta-He≤2 per predire il rischio di infezione, che ha mostrato un elevato potere discriminatorio con ottimi valori di specificità e sensibilità. Infine, i nuovi parametri linfocitari hanno permesso di differenziare infezioni virali e batteriche con un’affidabilità maggiore rispetto a CRP e PCT, che in alcuni casi risultavano negative anche in corso di infezione virale/batterica. In conclusione, lo studio suggerisce che i parametri inclusi nel punteggio, che sono di semplice e rapida reperibilità, economici e standardizzati, potrebbero supportare i clinici nella diagnosi differenziale di infezioni batteriche e virali in bambini con febbre.
     
  6. Sysmex White Paper (2017)
    Novel haematological parameters for rapidly monitoring the immune system response
    La corretta diagnosi di sospetta infiammazione o infezione tramite esaminazione clinica, marcatori biochimici e emocolture microbiologiche richiede tempo ed è costosa. I parametri ematologici infiammatori ottenuti dall’esame emocromocitometrico sugli analizzatori XN (Sysmex) forniscono informazioni quantitative circa lo stato di attivazione di neutrofili (NEUT-RI, NEUT-GI), granulociti immaturi (IG), linfociti reattivi (RE-LYMP) e plasmacellule T-indipendenti (AS-LYMP). Il presente caso clinico tratta di un uomo di 23 anni con febbre intermittente, respiro corto, tosse produttiva e dolore addominale. L’analisi emocromocitometrica eseguita su XN mostra leucopenia con aumento relativo di neutrofili (NEUT/LYMPH = 8.5) che risultano attivati (NEUT-RI=60,7 FI), in associazione a basse concentrazioni di AS-LYMP (0,6%). I dati ottenuti suggeriscono una risposta immunitaria innata precoce causata da batteri intracellulari. La diagnosi finale di Mycobacterium tubercolosi è confermata da radiografia del torace e coltura dell'espettorato. In conclusione i parametri NEUT-RI/GI, IG e RE/AS-LYMP, sonodi supporto nel discriminare tra infiammazione e infezione, nell’individuare le cause di infezione (virale/batterica) e il diverso tipo di risposta immunitaria attivata.
     
  7. Sale S et al. (J Clin Lab Anal, 2016, vol 30, n 5, pag 779-793) 
    Detection of Apoptotic Lymphocytes Through Sysmex XN-1000 As a Diagnostic Marker for Mononucleosis Syndrome
    Summary: Studio relativo alla costruzione di un algoritmo di diagnosi differenziale di Mononucleosi Infettiva (IM), una patologia acuta benigna caratterizzata dalla presenza di linfociti attivati ed apoptotici. A tale scopo è stato utilizzato l’analizzatore Sysmex XN-1000. Sono stati analizzati 698 pazienti di cui 39 con IM, 76 con disturbi linfoproliferativi cronici, 25 con linfocitosi non clonale, 40 donatori sani e 518 con patologie diverse o interferenze note. Le IM presentavano uno scatter WDF che rivelava un cluster tipico che rappresentava i linfociti apoptotici, normalmente non presenti. Analizzando i citogrammi di XN in formato FCS con software dedicati all’analisi citofluorimetrica, è stato possibile eseguire il gating della presunta popolazione apoptotica e confrontare le conte con il microscopio ottenendo un’ottima correlazione. Inoltre sono stati studiati i parametri strutturali dei linfociti, osservando una sensibilità 100% e specificità 100% se LY-WX>500, LY-WY>1000, LY-WZ>700 e NRBC<0,03 x 103/mL. Queste regole, testate su 40.000 campioni, hanno evidenziato la necessità di restrizione ulteriore dei criteri e sono quindi state aggiunte le condizioni di: presenza di segnalazione “Atypical Lympho” e presenza di un numero di eventi >1,2% nel cluster di apoptosi. Tutto ciò ha permesso di mantenere le stesse performance, escludere altre tipologie di sindromi linfoproliferative ed evidenziare casi positivi anche in assenza di numero di linfociti aumentato. I parametri strutturali di XN evidenziano grandi potenzialità nella diagnostica di specifiche patologie, in associazione a osservazione microscopica e quadro clinico del paziente.
     
  8. Park S.H. et al (Ann Lab Med, 2016, vol 36, n 6, pag 607-610)
    Cell Population Data NE-SFL and MO-WX From Sysmex XN-3000 Can Provide Additional Information for Exclusion of Acute Promyelocytic Leukemia From Other Acute Myeloid Leukemias: A Preliminary Study
    La leucemia acuta promielocitica (LAP) è una patologia molto aggressiva ma anche aggredibile con esito positivo se prontamente trattata con la giusta terapia (acido trans-retinoico). Pertanto una diagnosi rapida è di fondamentale importanza. La diagnosi si effettua generalmente in biologia molecolare, ma l’esordio può essere osservato anche in laboratorio. Gli autori hanno valutato i parametri strutturali – Cell Population Data (CPD) di XN per utilizzarli nel distinguere la LAP da altre leucemie acute. Sono stati valutati 21 pazienti con leucemia acuta e 10 con LAP, confrontando in prima istanza tutti i valori dell’emocromo, compresi i CPD. I pazienti con LAP hanno mostrato valori statisticamente inferiori per NE-SFL (migliore per la curva ROC: AUC=0.829, Sensibilità 90%, Valore Predittivo Negativo 93,3%), LY-WY, MO-WX, e MO-WY. Combinando NE-SFL e MO-WX si ottiene la maggior sensibilità (100%) e il miglior Valore Predittivo Negativo (100%). Data la bassa numerosità campionaria, lo studio è da considerarsi preliminare ma promettente e verrà esteso in futuro effettuando studi multicentrici.
     
  9. Cornet E et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 5, e123-e126)
    Contribution of the new XN-1000 parameters NEUTRI and NEUT-WY for managing patients with immature granulocytes
    Summary: Gli autori hanno valutato l’utilità di alcuni parametri strutturali dei neutrofili nel predire un eventuale aumento della quota di IG% in diverse condizioni patologiche. Sono stati considerati i valori di NEUT-GI (equivalente a NE-SSC), NEUT-RI (equivalente a NE-SFL) e NEUT-WY, e sono stati calcolati i valori di normalità su 3082 campioni normali ottenendo: NEUT-GI 151.045±4.13, NEUT-RI 45.43±2.796 e NEUT-WY 61.1±3.31. Hanno poi valutato 222 pazienti non ematologici che non avessero avuto interventi chirurgici e con almeno 4 risultati di IG, di cui uno maggiore del 5%, di cui 172 con emocoltura positiva e 50 negativa. L’analisi statistica ha rivelato una variazione significativa dei parametri strutturali nelle 72 ore precedenti all’incremento di IG%, con particolare aumento di NEUT-RI e NEUT-WY e decremento di Forward Scatter (NE-FSC). Gli autori hanno anche creato un algoritmo per predire il valore di IG% in un periodo di tre giorni, secondo cui un aumento di 10 punti di NEUT-RI porterebbe ad un incremento di IG pari a 2,4% in tre giorni. NEUT-WY era molto variabile in pazienti con infezione, mentre NEUT-RI era più sensibile alla variazione in pazienti senza infezione. In conclusione gli autori propongono di monitorare i parametri strutturali, specialmente per i follow up, in quanto fornirebbero informazioni migliori rispetto a IG da solo rappresenterebbero uno strumento prezioso nel valutare il percorso diagnostico e terapeutico del paziente.
     
  10. Brisou G et al. (J Clin Lab Anal, 2015, vol 29, n 2, pag 153-161)
    Alarms and Parameters Generated by Hematology Analyzer: New Tools to Predict and Quantify Circulating Sezary Cells.
    Summary: Gli autori propongono un algoritmo che combini la flag “Blasts/Abn Lympho?” con i parametri Ly-X, Ly-Y, Ly-Z di Sysmex XN-1000 al fine di orientare in modo specifico la revisione al microscopio. L’algoritmo ha permesso di distinguere campioni con cellule di Sezary da campioni di controllo (sensibilità 89%, specificità 98%), ma soprattutto da campioni con sindromi proliferative croniche (sensibilità 89%, specificità 94%). Quindi utilizzando l’algoritmo è possibile andare al microcopio orientati alla ricerca di tali cellule.
     
  11. Sale S et al. (SIMel, 2014)
    Elaborazione di un algoritmo diagnostico per lo screening delle MDS e delle MDS-MPD su Sysmex XN-1000
    Summary: Studio effettuato su XN-1000 al fine di individuare i cut-off di predittività per la diagnosi di sindromi mielodisplastiche (MDS) e sindromi mielodisplastiche/mieloproliferative(MDS/MPD), disordini maligni la cui prognosi dipende da una diagnosi precoce. La complessità diagnostica, causata dal polimorfismo che caratterizza la patologia, ha sottolineato l’esigenza di trovare parametri strutturali per delineare un algoritmo diagnostico efficace. Integrando il parametro SSC (WX) (cutoff <148) in un algoritmo che comprendeva dati citometrici (citopenia uni, bi o trilineare, monocitosi) e altri parametri posizionali dei neutrofili, si raggiungeva una sensibilità e specificità diagnostica pari a 85,9% e 92,1%, rispettivamente. Pertanto, la tecnologia impiegata dall’analizzatore XN-1000 consente la discriminazione delle MDS e delle MDS/MPD per le alterazioni di complessità rilevate nella popolazione neutrofila, indirizzando in modo mirato l’operatore allo striscio.
     
  12. Pancione Y et al. (SIMel, 2014)
    Rilevazione dei linfociti apoptotici mediante Sysmex XN-1000 quale marker diagnostico per la sindrome mononucleosica
    Summary: Studio sulla ricerca di marker diagnostici per la Mononucleosi. Gli autori hanno utilizzato i parametri strutturali dei linfociti per individuare la presenza di linfociti apoptotici nel campione. E’ stata osservata un’ottima correlazione tra la percentuale degli eventi relativi ai presunti linfociti apoptotici nel canale WDF e quella contata al microscopio. Si è evidenziata una variazione importante dell’ampiezza di tutti i parametri strutturali relativi ai linfociti, di cui sono stati calcolati cut-off che determinavano una specificità del 99% e una sensibilità del 100%. Il dato migliorava ulteriormente includendo nell’algoritmo il dato NRBC. Nonostante gli autori abbiano considerato un numero elevato di casi, non è risultato sufficiente per poter considerare chiuso lo studio, ipotizzando una variazione dei dati in caso di aumento della casistica. Lo studio risulta tuttavia molto promettente.
  1. Dima F et al. (Blood Transfus, 2020, vol 18, n 1, pag 67-76)
    Assessment of haematopoietic progenitor cell counting with the Sysmex® XN-1000 to guide timing of apheresis of peripheral blood stem cells
    L’articolo ha valutato le performance dell’analizzatore Sysmex XN-1000 nella determinazione delle tempistiche ottimali di aferesi delle cellule staminali del sangue periferico (PBSC), solitamente  determinato mediante l’individuazione di cellule CD34 positive (CD34+) nel sangue periferico (PB) tramite citofluorimetria a flusso. Poiché questo metodo è costoso e laborioso, è stato testato l’uso dell’applicazione XN-HPC come alternativa rapida ed economica per prevedere il numero di cellule CD34+ nei campioni di PB. E’ stata valutata l’efficacia nella previsione delle CD34+ pre-raccolta e sono stati identificati i valori di cut-off più efficienti. I risultati ottenuti attestano che XN-HPC è un test veloce, facile ed economico e pertanto può migliorare il flusso di lavoro dell’aferesi, riducendo così il numero dei dosaggi di cellule CD34+ attualmente eseguiti e promuovendo tempi ottimali di raccolta di PBSC.
     
  2. Furundarena J.R. et al. (Int J Lab Hematol, 2020, vol 42, n 2, pag 170-179).
    Evaluation of the predictive value of the hematopoietic progenitor cell count using an automated hematology analyzer for CD34+ stem cell mobilization and apheresis product yield
    Le cellule staminali del sangue periferico (PBSC) CD34+, utilizzate per il trapianto in pazienti affetti da patologie ematologiche maligne, vengono quantificate mediante citofluorimetria, metodica costosa e lunga. Questo studio ha analizzato il valore della conta di cellule progenitrici ematopoietiche (HPC) determinate dagli analizzatori XN (Sysmex) nel predire mobilizzazione e raccolta di cellule CD34+ per trapianti di PBSC. Sono stati coinvolti 80 pazienti (50 nel gruppo autologo, 30 nel gruppo allogenico). I pazienti del gruppo autologo venivano considerati scarsi mobilizzatori se il numero di CD34+ era <10×106/L, o <20×106/L in pazienti con mieloma multiplo o per cui erano previsti due trapianti. Dall’analisi delle curve ROC, sia nel gruppo autologo sia nel gruppo allogenico, si evinceva una buona correlazione tra la conta di HPC e CD34+. Pertanto, in base alla conta HPC, gli autori hanno proposto due algoritmi decisionali. Nel primo algoritmo, in base ai cutoff stabiliti, il numero di HPC determinato il giorno prima dell’aferesi, è stato utilizzato per predire una buona o una scarsa mobilizzazione di CD34+ e, di conseguenza, la necessità di somministrare o meno plerixafor. Nel secondo algoritmo, invece, il numero di HPC è stato utilizzato per decidere se iniziare o rimandare l’aferesi. Nel caso in cui i valori di HPC ricadessero tra i due cutoff, è stata effettuata una conta delle CD34+ per migliorare il processo decisionale. Il numero di HPC, inoltre, è stato molto utile nel prevedere pazienti con raccolte scarse e l’eventuale necessità di effettuare due cicli di aferesi. In entrambi i gruppi, l’applicazione HPC si è rivelata economica, rapida ed affidabile nella gestione di pazienti soggetti ad aferesi per la raccolta di PBSC.
     
  3. Grommè M et al. (Transfusion, 2017,vol 57, n 8, pag 1949-1955).
    Multicenter study to evaluate a new enumeration method for hematopoietic stem cell collection management
    Il trapianto di cellule staminali è una terapia utilizzata nelle malattie ematologiche gravi, nei disordini metabolici, immunologici e nei tumori solidi. Il metodo di elezione per l’identificazione delle cellule staminali ematopoietiche è la conta di cellule CD34+ in citofluorimetria. Il presente studio ha confrontato l’analisi delle HPC in citofluorimetria con la nuova tecnologia sviluppata da Sysmex. Da 18 controlli sani e 84 pazienti sono stati raccolti 214 campioni: 147 durante la fase di mobilizzazione (M), 22durante la raccolta (C) e 45 dopo l’aferesi (P). I campioni sono stati analizzati in citofluorimetria e successivamente sono stati ripetuti sul sistema Sysmex XN-1000 usando la modalità HPC sul canale WPC (white progenitor and pathological cell). Tutti i campioni (M+C+P) hanno mostrato una buona correlazione tra il numero di HPC determinate con XN e il numero di cellule CD34+ determinato in citofluorimetria. Pertanto, lo studio ha comprovato l’utilità della modalità HPC del sistema XN-1000 nel monitorare la fase di mobilizzazione, nel determinare l’inizio dell’aferesi e nel predire la resa della raccolta. Inoltre, la metodica si è dimostrata accurata e ripetibile, rapida, poco costosa e non necessita di personale tecnico esperto.
     
  4. Sysmex White Paper (2017)
    Managing stem cell apheresis effectively
    I progressi dei protocolli clinici per I trapianti di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) hanno portato ad un aumento significativo del numero dei trapianti eseguiti in tutto il mondo. La nuova modalità “XN Stem Cell” di cui sono dotati gli analizzatori XN permette di ottimizzare il processo di aferesi di cellule staminali del sangue periferico (PBSC). XN Stem Cell conteggia le PBSC, che vengono riportate in numero assoluto (XN-HPC#) o relativo (XN-HPC% - %WBC totali) mediante analisi in citofluorimetria sul canale WPC. Tale tecnologia, che utilizza reagenti specifici e identifica le PBMC tramite l’analisi tridimensionale degli scattergram, permette un’ottima separazione della popolazione garantendo l’accuretezza del conteggio. La metodica è semplice, rapida e standardizzata, ma soprattutto correla in modo eccellente con il dosaggio di cellule CD34+ in citometria a flusso in fluorescenza, permettendo di considerare le XN-HPC analoghe alle cellule CD34+. Inoltre, il conteggio di XN-HPC non richiede l’utilizzo di strumenti aggiuntivi poiché viene eseguito sull'analizzatore ematologico di routine del laboratorio. Pertanto, l'enumerazione di cellule staminali da sangue periferico e da prodotti di aferesi può migliorare sostanzialmente il flusso di lavoro aferesi in termini di risparmio sia di tempo che di costi.
     
  5. Park S.H. et al. (Ann Lab Med, 2015, vol 35, n 1, pag 146-148) 
    The New Sysmex XN-2000 Automated Blood Cell Analyzer More Accurately Measures the Absolute Number and the Proportion of Hematopoietic Stem and Progenitor Cells Than XE-2100 When Compared to Flow Cytometric Enumeration of CD34+ Cells
    Summary: Lo studio ha valutato la performance di conteggio delle cellule staminali emopoietiche su Sysmex XN-2000 con software XN-HPC, e su Sysmex XE-2100. Gli autori hanno analizzato 120 campioni di 31 pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali, normalmente conteggiate in citofluorimetria come percentuale di CD34+ sul totale dei WBC. Il confronto rispetto alla lettura citofluorimetrica ha rivelato che la proporzione di HPC su XN-2000 aveva una migliore correlazione e minor bias confrontata alla citofluorimetria rispetto a XE-2100. Inoltre è stato determinato il cut-off per iniziare la raccolta (0,01x109/L-0,02x109/L con citofluorimetro e 0,017x109/L-0,021x109/L con XN-2000). In conclusione XN fornisce al clinico informazioni affidabili ed accurate in termini di tempistiche di raccolta di cellule staminali per il trapianto.
     
  6. Peerschke E.I. et al. (Transfusion, 2015, vol 55, n 8, pag 2001-2009) 
    Evaluation of new automated hematopoietic progenitor cell analysis in the clinical management of peripheral blood stem cell collections
    Summary: Valutazione del modulo XN-HPC di Sysmex XN per il conteggio di cellule staminali emopoietiche in campioni di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali periferiche (18 allogenici e 6 autologhi). Per un esito positivo del trapianto la quantità minima raccomandata da infondere è di 2x106 CD34+/kg di peso corporeo. La performance di XN-HPC, conteggio di CD34+ in citofluorimetria, e analisi WBC è stata valutata su 107 campioni di sangue periferico (PB) e aferesi. È stata osservata una buona correlazione tra conta delle cellule XN-HPC e CD34+ nel sangue periferico (r=0,88) e in campioni di aferesi (r=0,91; pendenza, 0,89). Inoltre, l'analisi di XN-HPC e CD34+ in campioni PB ha mostrato una capacità comparabile di predire una raccolta efficiente di cellule progenitrici del sangue periferico (PBCP; ≥2×106 CD34+/kg). Utilizzando un cutoff di 20×106 cellule progenitrici/L, l'analisi XN-HPC e CD34 del sangue periferico hanno mostrato entrambi valori predittivi negativi (VAN) del 100% e valori predittivi positivi (PPV) rispettivamente del 55,4 e del 63%. Utilizzando un cutoff ottimizzato di 38×106 cellule progenitrici/L, derivato dall'analisi delle caratteristiche operative del ricevitore, il PPV per l'analisi XN-HPC e CD34 è aumentato rispettivamente al 71,4 e 78,9%, mostrando NPV relativamente invariati (XN-HPC 97,7%, CD34+ 98,0%). Al contrario, la correlazione tra analisi WBC e CD34+ nel sangue periferico era scarsa (r=0,48) suggerendo che la conta dei globuli bianchi nel sangue era un cattivo predittore del raccolto PBPC (NPV 60%, PPV 43,1%). XN-HPC si attesta quindi come metodica equivalente alla conta di CD34+, fornendo risultati rapidi, poco costosi e molto semplici da eseguire.
     
  7. Tanosaki R et al. (Int J Lab Hematol, 2014, vol 36, n 5, pag 521-530)
    Novel and rapid enumeration method of peripheral blood stem cells using automated hematology analyzer
    Summary: Il programma HPC di XN effettua la conta di cellule progenitrici ematopoietiche (HPC) grazie ad un metodo basato su emolisi e colorazione chimica delle cellule. Lo strumento tratta le cellule con un reagente surfattante che, attraverso i lipidi della membrana cellulare, permette l’ingresso di un colorante specifico per gli acidi nucleici. Tali reazioni evidenziano diverse e specifiche caratteristiche cellulari associate a membrana, citoplasma e granulazioni intracitoplasmatiche. Il lavoro ha valutato questa tipologia di conteggio su 76 campioni di aferesi dopo mobilizzazione con G-CSF (granulocyte colony-stimulating factor) da 18 donatori e 6 pazienti sottoposti a trapianto autologo. Il conteggio è stato confrontato con la metodica standard di conta di cellule CD34+ in citofluorimetria. Le performance base del canale, quali riproducibilità, stabilità, linearità, si sono rivelate ottime. Inoltre, si osservava un’elevata correlazione (R2=0,958) tra il numero di HPC e CD34+, sia in generale sia nei sottogruppi pre-aferesi (R2=0,919) e prodotti di aferesi (R2=0,958). Eccellente anche la correlazione per la previsione di raccolta nei prodotti finali, stimata su HPC nei prodotti di aferesi da sangue periferico o sui prodotti di media aferesi. Infine, l’analisi con biglie immunomagnetiche per isolare le CD34+ ha confermato la corrispondenza della nuvola sullo scatterplot, dimostrando che le HPC sono analoghe alle cellule CD34+. Il conteggio di XN, pertanto, potrebbe essere utilizzato come surrogato del conteggio standard in citofluorimetria, fornendo conteggi affidabili, rapidi e poco costos


  1. Roccaforte V et al. (Hematol Transfus Cell Ther, 2020, in stampa)
    Use of the reticulocyte channel warmed to 41◦C of the XN-9000 analyzer in samples with the presence of cold agglutinins
    Lo studio ha valutato la performance dei parametri CBC di XN-9000 (Sysmex), determinati in impedenziometria (I) e con metodo ottico (O), in pazienti con agglutinazione RBC da autoanticorpi freddi. Per confrontare i due canali analitici, impedenziometrico e RET, sono stati analizzati60 campioni di sangue con MCHC<370 g/L senza agglutinine fredde e 78 campioni con MCHC>370 g/L con agglutinine fredde. I risultati hanno mostrato un'eccellente correlazione per RBC, HGB, HCT, MCV, R-MFV e MCH in campioni con o senza agglutinine fredde, fatta eccezione per MCHC. La presenza di agglutinine fredde nei campioni può essere individuata da un falso abbassamento della conta dei globuli rossi e da un falso aumento di MCHC. L'uso del canale RET si è dimostrato un'eccellente opportunità per la clinica ematologica, poiché i valori di RBC-O ottenuti dopo l'incubazione dei campioni per 1 minuto a 41°C correlavano molto bene con i valori di RBC-I. Inoltre, l’utilizzo del canale RET ha determinato una marcata riduzione dei tempi di refertazione, fornendo la possibilità di gestire automaticamente il calcolo dei parametri derivati con l’utilizzo della APP-CBO. Tuttavia, in accordo con altri studi, nonostante i risultati molto positivi confermassero l’utilità del canale/applicazione per risolvere l’agglutinazione eritrocitaria senza necessità di termostatazione, nessuno di questi approcci metodologici era in grado di risolvere completamente la problematica.
     
  2. Berda-Haddad Y et al. (Int J Lab Hematol, 2017, vol 39, n 1, pag 32-41)
    Increased mean corpuscular haemoglobin concentration: artefact or pathological condition?
    Summary: Proposta di uno schema decisionale per l’interpretazione biologica dei valori di MCHC elevato. A tale scopo, in una coorte di 128 pazienti con MCHC>365 g/L sono stati valutati i parametri RBC-O, HGB-O, FRC (frammenti), RET e R-MFV (RBC most frequent value) forniti dal canale RET di XN-10 (Sysmex) ed alcuni indici sviluppati dagli autori (ΔRBC%; ΔHGB%; score RBC). I pazienti erano suddivisi in 4 gruppi: 1) agglutinazione RBC; 2) interferenza ottica; 3) disordini eritrocitari; 4) altro. Le soglie di accettabilità per ΔRBC (± 5%) e ΔHGB (±6%) sono state definite su un gruppo di 3901 soggetti adulti, ma l’albero decisionale è stato stabilito sulla base dei risultati osservati nella coorte di 128 pazienti. In caso di ΔRBC>5%, MCHC viene ricalcolato con nuovi parametri, tra cui RBC-O e R-MFV. L'uso di HGB-O, invece, dipende dall'aspetto del plasma. In caso di ΔRBC≤5% e ΔHGB≤-6%, si valuta il valore dello score RBC. Se lo score RBC è > 0,127, si esegue uno striscio di sangue per valutare la morfologia RBC, e MCHC non viene ricalcolato. Se lo score RBC è ≤0,127, MCHC viene ricalcolato con HGB-O in presenza di interferenze ottiche. Infine, in caso di ΔRBC≤5% e ΔHGB>6%, si verificano le condizioni pre-analitiche e l'osmolarità, e MCHC non viene ricalcolato. L’albero decisionale creato permette quindi di ottimizzare il workflow in caso di campioni lipemici, itterici, emolizzati, agglutinati o con patologie eritrocitarie, di ridurre il TAT e di supportare i clinici nell’interpretazione biologica e nell’approccio diagnostico.  
     
  3. Cao J et al. (Lab Med, 2017, vol 48, n 2, pag 188-194)
    Establishing a Stand-Alone Laboratory Dedicated to the Care of Patients with Ebola Virus Disease
    Summary: Descrizione della creazione di un laboratorio stand alone dedicato allo studio di pazienti affetti da virus Ebola associato ad un reparto di terapia intensiva. La valutazione del rischio, la validazione strumentale e la formazione del personale sono le componenti principali del successo di questo tipo di laboratorio. Dopo essere stati individuati dal team specializzato gli esami diagnostici utili per EVD (Ebola virus disease), il laboratorio è stato dotato di strumentazione POC e test manuali per la loro esecuzione. Tra questi analizzatori è stato scelto Sysmex pocH-100i. La valutazione dell’accuratezza strumentale, effettuata attraverso l’analisi di 30 soggetti eseguiti in doppio con Sysmex XE-2100, ha fornito un coefficiente di correlazione sempre superiore a 0,996 per i parametri WBC, RBC, HGB, HCT, PLT. Negli studi di precisione within-run e between-run i CV sono stati sempre al di sotto di quanto riportato dal produttore. Infine, è stata verificata la linearità utilizzando il kit Range Check X II di Sysmex, ottenendo ottimi valori di linearità e correlazione con il valore target.
     
  4. Arneth B.M. et al. (J Clin Lab Anal, 2015, vol 29, n 3, pag 175-183)
    Technology and New Fluorescence Flow Cytometry Parameters in Hematological Analyzers
    Summary: L’articolo fornisce una descrizione generale della tecnologia e dei test inclusi negli analizzatori ematologici della serie XE (Sysmex), illustrando i vantaggi di citometria a flusso in fluorescenza e conta cellulare automatizzata. Inoltre, evidenza la superiorità dello strumento XE-5000 rispetto ad analizzatori precedenti.
     
  5. SEED Hematology (2012)
    The red blood cell indices
    Summary: Breve descrizione dei differenti parametri eritrocitari, del metodo con cui vengono determinati sulla strumentazione Sysmex ed di eventuali differenze con altre tecnologie.
     
  6. Okan V et al. (J Int Med Res, 2009, vol 37, n 1, pag 25-30)
    Red cell indices and functions differentiating patients with the beta-thalassaemia trait from those with iron deficiency anaemia
    Summary: Gli autori hanno valutato l’utilizzo dei diversi indici diretti, e altri frutto di calcolo, dell’emocromo (CBC) per differenziare pazienti affetti da sideropenia (IDA), da moderata (8,5< Hb<11) a severa (Hb< 8,5), da pazienti con β-talassemia. I risultati hanno evidenziato che tra i nove indici analizzati, l’indice Shine&Lal, che combina MCV e MHC, e l’indice Green&King, che combina MCV, RDW e Hb, hanno mostrato le migliori performance nel discriminare pazienti con IDA da pazienti con β-talassemia.
     
  7. Bolton-Maggs P.H.B. et al. (Br J Haematol, 2004, vol 126, n 4, pag 455-474)
    Guidelines for the diagnosis and management of hereditary spherocytosis.
    Summary: Linee guida della British Society of Haematology sui percorsi diagnostici e sulla gestione medica e chirurgica dei soggetti affetti da sferocitosi ereditaria.


  1. Schoorl M et al. (Clin Lab, 2006, vol 52, n 11, pag 621-629)
    Erythropoiesis activity, iron availability and reticulocyte hemoglobinization during treatment with hemodialysis and in subjects with uremia.
    Summary: Valutazione di una possibile interdipendenza tra parametri biochimici (Fe, Ferritina, Transferrina, s-TfR, ZPP/Heme) ed indici ematologici (MCV, MCHC, Ret-He, RBC-He, Ret-He/RBC-He) nel monitoraggio della disponibilità del ferro funzionale in soggetti dializzati ed uremici in terapia con eritropioietina e ferro, al fine di poter meglio gestire i dosaggi in maniera tempestiva, ottimizzando costi ed eventuali effetti tossici. In dettaglio, è stata osservata una correlazione negativa sia tra s-TfR e RET-He, sia tra ZPP/Heme e RET-He. La stessa evidenza si riscontrava tra Ret-He e il rapporto RET-He/RBC-He. In conclusione, dall’interpretazione combinata del parametro MCV, che in tali soggetti risulta all’interno del range di riferimento, e dalla diminuzione del valore di RET-He e RET-He/RBC-He, si deduce un ridotto grado di emoglobinizzazione. Un’inferiore disponibilità di ferro per la sintesi dell’emoglobina è supportata da un aumento dei valori di sTfR e ZPP-Heme.
     
  1. Sottiaux J.Y. et al. (Int J Lab Hematol, 2020, vol 42, n 2, pag e88-e91).
    Evaluation of a hereditary spherocytosis screening algorithm by automated blood count using reticulocytes and erythrocytic parameters on the Sysmex XN-series
    Summary: La sferocitosi ereditaria (HS) è la più comune causa di anemia emolitica dovuta ad un’alterazione della membrana degli eritrociti. Nel 2011 Mullier e colleghi hanno presentato un algoritmo diagnostico a due step per predire HS basato su percentuale di microciti (MicroR), cellule ipoemoglobinizzate (Hypo-He), frazione immatura dei reticolociti (IRF) e conta reticolocitaria. In particolare, l’algoritmo si basa sulla reticolocitosi con livelli ridotti di IRF che caratterizza HS e la produzione di microparticelle di membrana eritrocitaria causata dall’alterazione dei legami verticali tra lo scheletro di membrana e le proteine integrali della membrana fosfolipidica. Il livello di microciti, invece, è notoriamente un eccellente indicatore della gravità di HS. Tale algoritmo era già stato testato sulla strumentazione Sysmex XE con ottimi risultati e nel presente studio è stato rivalutato sul nuovo analizzatore XN-9000. Sono stati analizzati i campioni di 53 pazienti, di cui 19 donne e 34 uomini con età compresa tra 3 giorni di vita e 72 anni, classificati in tre gruppi: HS grave, moderata e lieve. L’analisi ha rivelato ottimi valori di sensibilità (75%), specificità (96,7%), valore predittivo negativo (VPN; 86,8%) e valore predittivo positivo (VPP; 93,7%). Eliminando i tre pazienti splenectomizzati, poiché due dei quali risultavano negativi all’algoritmo, la sensibilità aumentava a 82,3%, il VPN a 91,4% e il VPP a 93,3%, mentre la specificità rimaneva invariata. L’adattamento del cutoff del rapporto RET/IRF a 14, valore determinato nel gruppo HS lieve, ha portato ad un ulteriore aumento dei valori di sensibilità (94,1%), VPN (96,7%) e VPP (94,1%), lasciando la specificità invariata. La diagnosi di HS utilizzando l’algoritmo è risultata particolarmente complessa nei neonati, poiché il rapporto RET/IRF era troppo basso, così come il numero di sferociti, che in numero così esiguo potrebbero essere presenti anche in neonati senza HS. In conclusione, la valutazione dell’algoritmo di screening diagnostico di Mullier, in associazione ai dati clinici dei pazienti, ha confermato le sue ottime performance anche sugli strumenti della serie XN, dimostrando la sua applicabilità come test di screening per HS in pazienti non splenectomizzati.
     
  2. Amir N et al. (Int J Lab Hematol, 2019, vol 41, n 3, pag 418-423)
    Percentage of hypochromic red cells as a potential screening test to evaluate iron status in blood donors
    Summary: I livelli di emoglobina (Hg) vengono utilizzati per valutare l’idoneità alla donazione di sangue, sebbene non rispecchino i reali valori di sideremia. In accordo, tredici donatori su un totale di 170, considerati idonei durante il pre-screening effettuato con HemoCue, sono invece risultati anemici al re-test di Hb con l’analizzatore ematologico XN-9000 (Sysmex). L’analisi delle curve ROC ha dimostrato che la percentuale di emazie ipocromiche (%Hypo-He; cutoff 0,6%) è un parametro eccellente per rilevare la carenza di ferro (AUC=0,906), con elevata specificità (96%) e sensibilità (82,9%). %Hypo-He, inoltre, ha permesso di ridurre notevolmente il TAT rispetto ai marcatori biochimici. Pertanto, tale parametro permetterebbe di individuare in modo rapido le carenze di ferro prima che diventino severe, contribuendo a prevenire il ritardo nelle donazioni di sangue tra i donatori sani.
     
  3. Levy S et al. (Int J Lab Hematol, 2018, vol 40, n 6, pag 683-690)
    The clinical utility of new reticulocyte and erythrocyte parameters on the Sysmex XN 9000 for iron deficiency in pregnant patients.
    La carenza di ferro (ID) è la causa più comune di anemia in donne in gravidanza. Questo studio ha valutato l’utilità clinica di alcuni parametri eritrocitari ottenuti da analizzatori ematologici automatizzati, quali percentuale di emazie microcitiche (Micro-R), percentuale di emazie ipocromiche (Hypo-he) e contenuto di emoglobina reticolocitaria (Ret-He). Sono state arruolate 102 pazienti nel primo trimestre di gravidanza con età media di 32-38 anni, di cui 50 con ID e 52 sane. L’emocromo completo è stato eseguito su sistema Sysmex della serie XN-9000. I risultati ottenuti mostravano che i livelli di Ret-He erano più bassi nelle donne con ID rispetto al gruppo di controllo, mentre la percentuale di Micro-R e Hypo-He risultava più alta nelle pazienti con ID rispetto a donne sane. L’analisi delle curve ROC ha determinato che il cutoff ottimale di Ret-He per discriminare i casi di ID era <31,2 pg.Il valore AUC di %Hypo-He (0,78), invece, non era superiore a quello di MHC, mentre quello di %Micro-R ha mostrato una migliore accuratezza diagnostica rispetto. Pertanto, i nuovi parametri eritrocitari e reticolocitari rappresentano una buona alternativa ai tradizionali indicatori biochimici ed eritrocitari nella valutazione delle anemie da ID. Infatti, in accordo con gli studi effettuati in passato, tali parametri riflettono stati di carenza di ferro e anemia.
     
  4. Urrechaga E et al. (Int J Lab Hematol, 2016, vol 38, n 4, pag 360-365)
    Percentage of hypochromic erythrocytes and reticulocyte hemoglobin equivalent predictors of response to intravenous iron in hemodialysis patients.
    Summary: Valutazione di specificità e sensibilità dei parametri Ret-He e Hypo-He%, forniti dagli analizzatori Sysmex della serie XN, in pazienti dializzati al fine di verificare la loro efficacia nel determinare un possibile stato di deficit funzionale di ferro, i benefici della terapia e il rischio di sovraccarico di ferro. L’utilizzo di questi parametri, diversamente dalla maggior parte dei parametri biochimici, non risente dello stato pro-infiammatorio spesso presente in questi pazienti ed è di facile esecuzione senza costi elevati. I 40 pazienti reclutati erano in fase di mantenimento della terapia con eritropoietina ed avevano interrotto la somministrazione di Ferro IV da almeno tre settimane. Sono stati effettuati due prelievi: uno al tempo zero e uno dopo 4 settimane dalla ripresa della somministrazione di ferro. In base al superamento o meno del parametro Hb di 10 g/L, i pazienti sono stati suddivisi in Responders e Nonresponders. Tramite l’analisi delle curve ROC è stato stabilito un cutoff per Ret-He pari a 30,8 pg (sensibilità 78,7%; specificità 87,2%), e un cutoff per Hypo-He pari a 2,4% (sensibilità 72,2%; specificità 88,1%). Lo studio dimostra l’affidabilità di Ret-He e Hypo-He% nel valutare lo stato dell’eritropoiesi in pazienti emodializzati.
     
  5. Buttarello M et al. (Clin Chem Lab Med, 2016, vol 54, n 12, pag 1939-1945)
    Evaluation of the hypochromic erythrocyte and reticulocyte hemoglobin content provided by the Sysmex XE-5000 analyzer in diagnosis of iron deficiency erythropoiesis.
    Summary: Lo studio ha valutato l’efficienza dei parametri RET-He e %Hypo-He forniti dall’analizzatore XE-5000 (Sysmex) nel valutare situazioni di carenza di ferro con o senza anemia (IDA e ID) in alternativa ai parametri biochimici standard (ferritina sierica; saturazione della transferrina, TSAT%), che mostrano limiti in condizioni di malattie infiammatorie croniche e infezioni. Lo studio ha coinvolto 126 pazienti adulti selezionati in base a diversi disturbi: anemia da carenza di ferro, carenza di ferro senza anemia, beta talassemia, e anemie non causate da carenza di ferro. I risultati, che sono stati comparati ai parametri biochimici standard, hanno rivelato che il miglior cutoff per %Hypo-He era pari a 0,9% sia per ID sia per IDA, mentre per Ret-He era pari a 30,6 pg. Come previsto, in entrambi i casi le performance sono risultate migliori nel diagnosticare IDA rispetto ad ID, poiché in caso di ID non si verificano riduzioni dei livelli di Hb. In conclusione,  Ret-He (cutoff 30,6) e %Hypo-He (cutoff 0,9) sono ni grado di identificare la carenza di ferro ancora prima che diminuisca la sintesi di emoglobina con ottime performance.
     
  6. Schoorl M et al. (Am J Clin Pathol, 2012, vol 138, n 2, pag 300-304)
    Efficacy of Advanced Discriminating Algorithms for Screening on Iron-Deficiency Anemia and ß-Thalassemia.
    Summary: In letteratura sono presenti vari studi che hanno utilizzato i parametri dell’emocromo per creare algoritmi che consentano di discriminare tra pazienti con anemia da carenza di ferro e pazienti talassemici, ma senza un’efficacia soddisfacente. Nel presente articolo, gli autori hanno valutato l’efficienza dei nuovi parametri ematologici %Hypo, %Micro e RET-He, forniti dall’analizzatore XE5000 (Sysmex), nello screening delle anemie. I risultati hanno mostrato  una buona validità dei nuovi algoritmi, con valori elevati di sensibilità e specificità, suggerendo il loro utilizzo come valido strumento di screening, con il vantaggio di indirizzare con criterio il paziente agli approfondimenti di secondo livello necessari.
     
  7. Persijn L et al. (Ann Hematol, 2011, vol 91, n 2, pag 301–302)
    Screening for hereditary spherocytosis in routine practice: evaluation of a diagnostic algorithm with focus on non-splenectomised patients.
    Summary: Gli autori riportano i risultati dell’applicazione ai propri casi clinici dello strumento diagnostico proposto da Mullier et al. per lo screening della sferocitosi ereditaria. Tale strumento si è dimostrato utile, ma si è reso necessario ottimizzarlo con delle modifiche dei valori soglia. Lo studio, quindi, suggerisce ai laboratori dotati degli stessi sistemi di analisi di implementare tali dati in modo da ottimizzare l’algoritmo proposto e applicarlo efficacemente a una più vasta popolazione.
     
  8. Urrechaga E et al. (J Clin Lab Anal, 2011, vol 25, pag 223-228)
    Erythrocyte and reticulocyte parameters in iron deficiency and thalassemia.
    Summary: Lo studio ha valutato i parametri %Micro R, %Macro R, %Hypo He, %Hyper He, disponibili su XE5000 (Sysmex), e la loro utilità nella diagnosi differenziale delle anemie. I dati ottenuti hanno rivelato che il profilo dei portatori di beta-talassemia era caratterizzato da un conteggio elevato di RBC, Micro R% e da un moderato aumento di IRF. Contrariamente, elevati valori di anisocitosi e di % HYPO-He correlavano con la severità dell’anemia negli individui con carenza di ferro. In particolare, valori di %MicroR maggiori del 20% erano indicativi del trait talassemico, con una sensibilità pari al 93,7% e una specificità del 72,5% (curva ROC). Lo studio sottolinea quindi l’utilità e l’affidabilità dei parametri di analisi delle popolazioni eritrocitarie forniti dalla strumentazione Sysmex, che fino a quel momento erano esclusivi della serie ADVIA di Siemens.
     
  9. Urrechaga E et al. (Am J Clin Pathol, 2011, vol 135, n 3, pag 374-379)
    The role of automated measurement of RBC subpopulations in the differential diagnosis of microcytic anemia and β-thalassemia screening.
    Summary: In questo lavoro sono stati proposti i due nuovi indici %MicroR e %Hypo-He, forniti da XE5000 (Sysmex), per la diagnosi differenziale di anemia microcitica e sono stati comparati a quelli già descritti in letteratura. Il primo gruppo di pazienti, che comprendeva 270 portatori di talassemia, 250 soggetti con anemia da carenza di ferro e 90 soggetti sani (9<HGB<12 g/dL), è stato studiato per determinare i valori di sensibilità, specificità  e cutoff per le formule M-H (%MicroR - %Hypo-He) e M-H-RDW (%MicroR - %Hypo-He - RDW). Un secondo gruppo di 297 soggetti anemici e microcitemici è stato successivamente analizzato per validare tali risultati. Gli indici che hanno riportato una migliore efficacia diagnostica sono stati M-H-RDW, M-H e l’indice di Green and King con valori di AUC (area under the curve) rispettivamente di 0,997, 0,994 e 0.991. I valori di cutoff, stabiliti tramite l’indice Youden, sono stati definiti a 11,5 per M-H e 5,1 per M-H-RDW, sebbene i valori corrispondenti al 100% della sensibilità sono risultati pari a 7,3 per M-H (specificità 78,2%) e 7,6 per M-H-RDW (specificità 92,6%). Pertanto, l’indice M-H-RDW si è rivelato molto efficace nello screening dei pazienti con microcitosi che necessitano di ulteriori esami ematologici per confermare la β-talassemia.
     
  10. Urrechaga E et al. (Int J Lab Hematol, 2011, vol 33, n1, pag 30-36)
    The role of automated measurement of red cell subpopulations on the Sysmex XE-5000 analyzer in the differential diagnosis of microcytic anemia.
    Summary: In questo lavoro viene proposto un nuovo indice utile nello screening delle anemie, dato dalla formula %MicroR - %Hypo-He (parametri forniti da XE5000, Sysmex). Il gruppo studiato era costituito da 90 soggetti sani, 170 soggetti con anemia da carenza di ferro lieve (9<HGB<12 g/dL) e 200 portatori sani di talassemia. Il parametro M-H presentava il miglior valore di AUC (0,994) rispetto a tutte le altre formule utilizzate nello studio e descritte in letteratura. Tale parametro presentava anche il miglior indice di Youden (93,9%), con una sensibilità pari a 98%, specificità del 95,9% ed un cutoff pari a 11,5. Pertanto, i campioni con un valore di M-H>11,5 dovrebbero essere ulteriormente analizzati con i test specifici per la conferma di talassemia. Inoltre, in questo lavoro si denotava una discrepanza tra il parametro M-H calcolato da XE-5000 e quello determinato da Advia 2120 (Siemens), che mostrava un’efficienza di screening inferiore (indice di Youden pari a 74%).
     
  11. Mullier F et al. (Ann Hematol, 2010, vol 90, n 7, pag 759-768)
    Additional erythrocytic and reticulocytic parameters helpful for diagnosis of hereditary spherocytosis: results of a multicentre study.
    Summary: Lo studio aveva lo scopo di sviluppare uno strumento diagnostico di facile utilizzo per lo screening della sferocitosi ereditaria basato su parametri ematologici di routine come percentuale di microciti (%MicroR), percentuale di cellule ipocromiche (%Hypo-He), conta dei reticolociti (Ret) e percentuale di reticolociti immaturi (IRF) (Sysmex XE-2100 e XE-5000). Lo studio ha coinvolto 45 pazienti con sferocitosi ereditaria (HS), che sono stati comparati a pazienti con disordini emolitici o anemia microcitica e individui sani. Tutti i 45 pazienti con HS avevano Ret> 80.000/μl e rapporto Ret/IRF maggiore di 7,7 (regola 1). Tutti i casi di HS lieve avevano un rapporto Ret/IRF maggiore di 19, mentre pazienti con HS moderata e grave mostravano un aumentato valore di MicroR e MicroR/Hypo-He (regola 2). La combinazione delle due regole ha permesso di differenziare efficientemente i casi confermati di HS da altri disordini emolitici, carenza di ferro e pazienti sani. In conclusione, questo semplice e rapido metodo diagnostico potrebbe essere usato come eccellente strumento di screening per HS, risultando più efficace rispetto ai singoli parametri e alle altre regole già descritte in letteratura.
     
  12. Urrechaga E et al. (Clin Chem Lab Med, 2009, 47, n 11, pag 1411-1416)
    Potential utility of the new Sysmex XE 5000 red blood cell extended parameters in the study of disorders of iron metabolism.
    Summary: Prima valutazione dei nuovi parametri %HYPO-He, %HYPER-He e MicroR%,MacroR%, forniti dall’analizzatore XE5000 (Sysmex), nell’ambito di uno studio condotto su pazienti portatori di β talassemia, con anemia da carenza di ferro (IDA) o con malattia renale cronica rispetto a un gruppo di soggetti normali.  Sono stati determinati i valori di normalità dei nuovi indici e le loro medie nei vari gruppi di pazienti. I nuovi parametri si sono mostrati sensibili ad una variazione, anche lieve, del numero dei globuli rossi con emoglobinizzazione inadeguata, al punto da suggerire una potenziale utilità clinica nella diagnosi differenziale dei diversi tipi di anemia.
     
  1. Lesesve J-F et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 5, pag 583-587)
    Fragmented red cells reference range for the Sysmex XN®-series of automated blood cell counters
    Summary: Studio di valutazione dei valori di normalità del parametro FRC% (frammenti dei globuli rossi) determinato dall’analizzatore XN-9000 (Sysmex). Su un totale di 1366 pazienti, gli autori hanno calcolato un valore di Media±SD pari a 0,14 ±0,35 per 1320 campioni senza segnalazioni, mentre i 44 campioni con segnalazioni mostravano una Media±SD pari a 0,702 ±1,033. Studiando la correlazione con altre anomalie, è emerso che non c’erano interferenze con segnalazioni della serie piastrinica, così come non si osservavano interferenze da anomalie dei globuli rossi. Contrariamente, un valore di Hypo-He elevato era correlato ad un aumento di FRC e i risultati relativi a globuli rossi, reticolociti o piastrine avrebbero potuto presentare FRC aumentati artificialmente. FRC è ancora un parametro di ricerca, ma potrebbe essere utile per il personale di laboratorio nel selezionare gli strisci di sangue da controllare al microscopio.
     
  2. Chalvatzi K et al. (Int Jnl Lab Hem, 2013, vol 35, n 2, pag 193-199)
    Evaluation of fragmented red cell (FRC) counting using Sysmex XE-5000 – Does hypochromia play a role?
    Summary: Valutazione del parametro FRC% su XE-5000 e possibile correlazione con %MicroR e %Hypo-He in 200 campioni di soggetti con patologie associate a micro e macroangiopatie. Il metodo di conteggio automatico è stato confrontato con quello manuale tramite il coefficiente di correlazione di Spearman con risultati concordanti, ma tramite il diagramma di Bland-Altman si è evidenziata una sovrastima del conteggio automatico. È stata inoltre osservata una correlazione di FRC% con %MicroR e %Hypo-He considerando l’intero gruppo dei soggetti studiati. Suddividendo il totale dei soggetti in sottogruppi (normali, microcitosi lieve, microcitosi severa, ipocromia lieve, ipocromia severa) non si è osservata nessuna correlazione di FRC% con %MicroR, mentre è stata rilevata una forte correlazione tra FRC% e %Hypo-He nel sottogruppo dei soggetti con ipocromia lieve, e una debole correlazione nel caso del sottogruppo con ipocromia severa. Sembra, quindi, che il valore di %Hypo-He possa interferire nel conteggio di FRC% e probabilmente spiegare alcuni falsi positivi per FRC%. Ciò potrebbe essere dovuto alla sovrapposizione delle aree di conteggio di FRC% e %Hypo-He nel canale RET, ma andrebbe confermato con studi più ampi.
     
  3. Lesesve J-F et al. (Int J Lab Hematol, 2012, vol 34, n 6, pag 566-576)
    Fragmented red blood cells automated measurement is a useful parameter to exclude schistocytes on the blood film
    Summary: Lo studio multicentrico internazionale ha valutato in modo approfondito l’analisi automatizzata dei frammenti eritrocitari (schistociti, FRC) mediante la strumentazione XE-2100 (Sysmex) e ADVIA (Siemens). Il conteggio automatico degli schistociti ha dimostrato una migliore performance rispetto al conteggio manuale in microscopia ottica, soprattutto nel valutare la negatività del campione. Infatti, il valore predittivo negativo era pari al 100%. Contrariamente, su entrambi gli analizzatori, l’automazione ha evidenziato un basso valore predittivo positivo. Ciò era probabilmente dovuto all’interferenza dei microsferociti nelle zone di conta degli schistociti. Pertanto, la quantificazione sistematica di FRC potrebbe migliorare la capacità del biologo di escludere campioni con schistociti, e sarebbe particolarmente utile in pazienti con sospetta diagnosi di microangiopatia trombotica.
     
  4. Zini G et al. (Int Jnl Lab Hem, 2012, vol 34, n 2, pag 107-116).
    ICSH reccomendations for identification, diagnostic value, and quantitation of schistocytes. 
    Summary: Il lavoro degli autori è stato finalizzato alla stesura di criteri morfologici condivisi per l’identificazione microscopica degli schistociti, alla definizione di un metodo di conta standardizzato, alla definizione di un valore soglia per la diagnosi di microangiopatia trombotica (TMA) e alla valutazione dell’affidabilità e dell’utilità clinica del conteggio degli schistociti tramite analizzatori ematologici. Dallo studio è emerso che l’analisi strumentale deve essere considerata come un complemento utile alla valutazione microscopica, in quanto fornisce risultati rapidi con un alto valore predittivo negativo per la diagnosi di TMA ed è particolarmente vantaggiosa nel follow-up dei pazienti. La valutazione microscopica è comunque sempre raccomandata per campioni positivi al conteggio automatizzato e per campioni macrocitemici. Nella definizione di un cutoff, gli autori hanno concordato che, in assenza di altri elementi che possano supportare diagnosi alternative, una conta di schistociti superiore all’ 1% possa essere considerato un indice robusto per la diagnosi di TMA. La refertazione del dato quantitativo viene inoltre considerata clinicamente significativa qualora gli schistociti rappresentino la principale anomalia morfologica eritrocitaria all’osservazione dello striscio periferico.
     
  5. Abe Y et al. (Clin Appl Thromb Hemost, 2009, vol 15, n 3, pag 257-262)
    The effectiveness of measuring for fragmented red cells using an automated hematology analyzer in patients with thrombotic microangiopathy.
    Summary: Valutazione del parametro FRC (frammenti eritrocitari) effettuata con XE-2100 (Sysmex). Dall’analisi di 320 pazienti e 120 donatori sani, gli autori concludono che FRC possa essere considerato come un indicatore semplice e utile per la diagnosi di sospetta microangiopatia trombotica (TMA), in particolar modo nei casi di pazienti chehanno subito trapianto di fegato o di midollo osseo, in cui tale parametro risulta particolarmente elevato. Un valore di FRC pari a 1,2% viene suggerito come valore soglia per la diagnosi di TMA.
     
  6. Ciancaglini G et al. (SIMel, 2008)
    Utilità della determinazione automatica degli schistociti nei pazienti oncologici.
    Summary: Valutazione del parametro FRC effettuata con XE-2100 (Sysmex) in pazienti oncologici, in cui l’incremento di schistociti può essere associato a metastasi. Gli autori concludono suggerendo che la semplice e immediata determinazione di FRC con un’analisi automatizzata permetterebbe un più rapido avvio di ulteriori indagini di approfondimento.
     
  7. Colanero N et al. (SIMel, 2008)
    Studio dei valori di normalità dei parametri IPF e FRC di Sysmex XE-2100.
    Summary: Studio dei valori di normalità determinati su campioni provenienti da 74 donatori sani analizzati con XE-2100 (Sysmex) per i parametri FRC# e FRC%, per IPF# e IPF%.
     
  8. Saigo K et al. (Sysmex Journal International, 2007, 17, n 2, pag 81-94)
    Clinical utility of new parameters provided by XE-2100 channel.
    Summary: Review sui parametri FRC e IPF disponibili su XE-2100 (Sysmex) e determinati nel canale RET. Il lavoro ha valutato il loro significato ed utilizzo clinico tramite l’analisi degli studi presenti in letteratura fino al 2007.
     
  9. Zini G et al. (SEHS, 2007)
    Clinical usefulness of red cell fragments identified by the Sysmex XE-2100 hematological analyser.
    Summary: Studio per valutare precisione, accuratezza e utilità clinica del parametro FRC determinato su XE-2100 (Sysmex). Gli autori concludono affermando che i maggiori vantaggi osservati in routine risiedono nell’elevato valore predittivo negativo per diagnosi di microangiopatia trombotica (TMA), nel follow-up di pazienti con una diagnosi accertata di TMA e nell’identificazione di campioni positivi non sospetti.
     
  10. Lesesve J F et al. (Int J Lab Haematol, 2007, vol 29, n 2, pag 149-151)
    Letter to the editor. Laboratory measurement of schistocytes.
    Summary: Nel presente studio, gli autori hanno evidenziato alcune note problematiche correlate alla determinazione dei frammenti eritrocitari mediante osservazione microscopica, tra cui valore della percentuale di schistociti in campioni normali, definizione di criteri morfologici per una identificazione standardizzata al microscopio, conteggio dei frammenti rispetto ad un numero significativo di RBC (1000-5000). Il lavoro ha dimostrato che l’utilizzo di analizzatori digitali di immagini o di sistemi di conteggio automatizzati potrebbero risolvere alcune di queste criticità. In accordo, in letteratura sono presenti studi che mostrano una buona correlazione tra la conta manuale al microscopio e quella automatizzata.
     
  11. Imoto S et al. (Lab Hematol, 2005, vol 11, n 2, pag 131-136)
    Usefulness of sequential automated analysis of fragmented red blood cells for the differential diagnosis of TTP-hemolytic uremic syndrome following allogeneic hematopoietic cell transplantation.
    Summary: Dallo studio è emerso che l’analisi del parametro FRC%, determinato su XE-2100 (Sysmex), può essere utile nel differenziare complicanze quali porpora trombotica trombocitopenica – sindrome emolitico-uremica (TTP-HUS) nel monitoraggio di pazienti sottoposti a trapianto allogenico di cellule ematopoietiche.
     
  12. Banno S et al. (Clin Lab Haematol, 2005, vol 27, n 5, pag 292-296)
    Quantification of red blood cell fragmentation by the automated hematology analyzer XE-2100 in patients with living donor liver transplantation.
    Summary: Valutazione del significato clinico del parametro FRC%, fornito dall’analizzatore ematologico XE-2100 (Sysmex), e della sua utilità in diagnosi precoce e monitoraggio di porpora trombotica trombocitopenica o microangiopatia trombotica in pazienti sottoposti a trapianto di fegato da donatore vivente.

 

  1. Urrechaga E et al. (Scand J Clinical Lab Invest, 2020, vol 80, n 2, pag 124-128)
    Reticulocyte hemoglobin and hypochromic erythrocytes in the study of erythropoiesis in patients with inflammatory bowel disease
    L’anemia sideropenica è una delle più comuni complicazioni della malattia infiammatoria cronica intestinale (IBD). Questo lavoro ha studiato le performance diagnostiche del contenuto di emoglobina reticolocitaria (Ret-He) e della percentuale di emazie ipocromiche (Hypo-He), forniti dall’analizzatore XN-20 (Sysmex), nell’identificare carenze di ferro latenti in pazienti con IBD. Sono stati arruolati 123 pazienti con IBD. Dallo studio è emerso che su 127 pazienti, 60 presentavano anemia sideropenica (IDA), 27 anemia da malattia cronica (ACD) e 36 entrambe le patologie (IDA+ACD). Al cutoff ottimale di 30 pg, Ret-He ha mostrato le migliori performance, con un AUC pari a 0,858 e sensibilità e specificità eccellenti. Hypo-He, invece, forniva più informazioni sulla disponibilità di ferro nel medio/lungo termine. Pertanto, lo studio ha evidenziato la potenzialità clinica dei parametri Ret-He e Hypo-He nel valutare la reale disponibilità di ferro per l’eritropoiesi in pazienti con IBD, e potrebbero essere utilizzati come biomarcatori precoci (Ret-He) o tardivi (Hypo-He) per valutare il ferro disponibile per l’eritropoiesi.
     
  2. Levy S et al. (Int J Lab Hematol, 2018, vol 40, n 6, pag 683-690)
    The clinical utility of new reticulocyte and erythrocyte parameters on the Sysmex XN-9000 for iron deficiency in pregnant patients.
    La carenza di ferro (ID) è la causa più comune di anemia in donne in gravidanza. Questo studio ha valutato l’utilità clinica di alcuni parametri eritrocitari ottenuti da analizzatori ematologici automatizzati, quali percentuale di emazie microcitiche (Micro-R), percentuale di emazie ipocromiche (Hypo-he) e contenuto di emoglobina reticolocitaria (Ret-He). Sono state arruolate 102 pazienti nel primo trimestre di gravidanza con età media di 32-38 anni, di cui 50 con ID e 52 sane. L’emocromo completo è stato eseguito su sistema Sysmex della serie XN-9000. I risultati ottenuti mostravano che i livelli di Ret-He erano più bassi nelle donne con ID rispetto al gruppo di controllo, mentre la percentuale di Micro-R e Hypo-He risultava più alta nelle pazienti con ID rispetto a donne sane. L’analisi delle curve ROC ha determinato che il cutoff ottimale di Ret-He per discriminare i casi di ID era <31,2 pg.Il valore AUC di %Hypo-He (0,78), invece, non era superiore a quello di MHC, mentre quello di %Micro-R ha mostrato una migliore accuratezza diagnostica rispetto. Pertanto, i nuovi parametri eritrocitari e reticolocitari rappresentano una buona alternativa ai tradizionali indicatori biochimici ed eritrocitari nella valutazione delle anemie da ID. Infatti, in accordo con gli studi effettuati in passato, tali parametri riflettono stati di carenza di ferro e anemia.
     
  3. Toki Y et al. (Int J Hematol, 2017, vol 106, n 1, pag 116-125).
    Reticulocyte hemoglobin equivalent as a potential marker for diagnosis of iron deficiency
    Summary: La valutazione di parametri come ferritina sierica e ferro è di fondamentale importanza nella diagnosi di anemia carenziale (IDA). Lo sviluppo di analizzatori ematologici automatizzati ha permesso di determinare il contenuto di emoglobina reticolocitaria (Ret-He), che si pensa possa riflettere il contenuto di ferro dei reticolociti. Questo studio ha esaminato l’utilità di Ret-He nel diagnosticare la carenza di ferro (ID). Sono stati analizzati 211 pazienti, di cui 72 con IDA, 28 con ID, 44 con anemia senza ID, e 67 controlli. L’anemia è stata definita per valori di emoglobina inferiori a 12 g/dL, mentre ID per valori di ferritina sierica inferiori a 12ng/mL. I risultati hanno evidenziato che i valori di Ret-He in pazienti con IDA erano significativamente inferiori rispetto ai controlli, e sembrava che tale diminuzione dipendesse dalla gravità della carenza. In accordo, i pazienti con IDA avevano valori di Ret-He significativamente inferiori rispetto ai pazienti con anemia senza ID. Inoltre, è stato osservato che Ret-He correlava con la ferritina sierica nei pazienti con IDA e ID. L’analisi delle curve ROC ha determinato un AUC per Ret-He pari a 0,902, supportando l’ipotesi che Ret-He possa facilitare la diagnosi di ID con elevata accuratezza. Inoltre, poiché Ret-He rifletteva l’andamento dei livelli di emoglobina in pazienti IDA in terapia marziale, si è rivelato utile nel monitorare la risposta di pazienti IDA al trattamento con ferro. In conclusione, lo studio ha dimostrato l’utilità clinica del parametro Ret-He nel diagnosticare la carenza di ferro nella popolazione generale.
     
  4. Urrechaga E et al. (Int J Lab Hematol, 2016, vol 38, n 4, pag 360-365)
    Percentage of hypochromic erythrocytes and reticulocyte hemoglobin equivalent predictors of response to intravenous iron in hemodialysis patients.
    Summary: Valutazione di specificità e sensibilità dei parametri Ret-He e Hypo-He%, forniti dagli analizzatori Sysmex della serie XN, in pazienti dializzati al fine di verificare la loro efficacia nel determinare un possibile stato di deficit funzionale di ferro, i benefici della terapia e il rischio di sovraccarico di ferro. L’utilizzo di questi parametri, diversamente dalla maggior parte dei parametri biochimici, non risente dello stato pro-infiammatorio spesso presente in questi pazienti ed è di facile esecuzione senza costi elevati. I 40 pazienti reclutati erano in fase di mantenimento della terapia con eritropoietina ed avevano interrotto la somministrazione di Ferro IV da almeno tre settimane. Sono stati effettuati due prelievi: uno al tempo zero e uno dopo 4 settimane dalla ripresa della somministrazione di ferro. In base al superamento o meno del parametro Hb di 10 g/L, i pazienti sono stati suddivisi in Responders e Nonresponders. Tramite l’analisi delle curve ROC è stato stabilito un cutoff per Ret-He pari a 30,8 pg (sensibilità 78,7%; specificità 87,2%), e un cutoff per Hypo-He pari a 2,4% (sensibilità 72,2%; specificità 88,1%). Lo studio dimostra l’affidabilità di Ret-He e Hypo-He% nel valutare lo stato dell’eritropoiesi in pazienti emodializzati.
     
  5. Weimann A et al. (Clin Lab, 2016, vol 62, n 4, pag 667-77)
    Delta-He, RET-He and a New Diagnostic Plot for Differential Diagnosis and Therapy monitoring of Patients Suffering from Various Disease-Specific Types of Anemia
    Summary: Il presente studio aveva lo scopo di dimostrare l'utilità di un nuovo diagramma diagnostico (Hema-Plot), illustrando la relazione tra Ret-He, come marcatore di carenza di ferro funzionale, e la Delta-He, come marcatore di ridotta emoglobinizzazione dei reticolociti di nuova formazione che si osservano durante i processi infiammatori, per differenziare tra vari tipi di anemia. I campioni di sangue di 345 individui sono stati analizzati con XN-9000 (Sysmex): 23 neonati sani, 31 adulti sani, 138 pazienti con anemia da malattia cronica (ACD), 18 pazienti con talassemia e/o emoglobinopatia, 35 pazienti con anemia sideropenica (IDA), 17 pazienti con ACD e IDA, nonché 83 pazienti con sepsi. Contrariamente a Ret-He e proteina C reattiva (CRP), Delta-He ha mostrato una differenza statisticamente significativa tra i neonati sani e gli adulti sani (p ≤ 0,05). Inoltre, di tutti e tre i biomarcatori solo Delta-He ha mostrato una differenza statisticamente significativa (p ≤ 0,05) tra la coorte ACD/IDA e IDA. Delta-He, Ret-He e CRP hanno mostrato una differenza statisticamente significativa tra le coorti di pazienti con e senza terapia affetta da ACD, ACD/IDA e sepsi prima e dopo la terapia medica (p ≤ 0,05). L'Hema-Plot ha illustrato il carattere dinamico di Ret-He e Delta-He, in particolare nei tipi di anemia basata sull'infiammazione come ACD o ACD/IDA. Pertanto, Delta-He risulta efficiente nel distinguere chiaramente tra i diversi tipi di anemia prima e dopo la terapia medica, nonché tra ACD/IDA e IDA. Il nuovo Hema-Plot, inoltre, potrebbe aiutare il clinico nell’inquadrare correttamente il tipo di anemia, ed avere risultati in modo veloce e poco costoso grazie all’utilizzo dei due parametri reticolocitari.
     
  6. Buttarello M et al. (Clin Chem Lab Med, 2016, vol 54, n 12, pag 1939-1945)
    Evaluation of the hypochromic erythrocyte and reticulocyte hemoglobin content provided by the Sysmex XE-5000 analyzer in diagnosis of iron deficiency erythropoiesis.
    Summary: Lo studio ha valutato l’efficienza dei parametri RET-He e %Hypo-He forniti dall’analizzatore XE-5000 (Sysmex) nel valutare situazioni di carenza di ferro con o senza anemia (IDA e ID) in alternativa ai parametri biochimici standard (ferritina sierica; saturazione della transferrina, TSAT%), che mostrano limiti in condizioni di malattie infiammatorie croniche e infezioni. Lo studio ha coinvolto 126 pazienti adulti selezionati in base a diversi disturbi: anemia da carenza di ferro, carenza di ferro senza anemia, beta talassemia, e anemie non causate da carenza di ferro. I risultati, che sono stati comparati ai parametri biochimici standard, hanno rivelato che il miglior cutoff per %Hypo-He era pari a 0,9% sia per ID sia per IDA, mentre per Ret-He era pari a 30,6 pg. Come previsto, in entrambi i casi le performance sono risultate migliori nel diagnosticare IDA rispetto ad ID, poiché in caso di ID non si verificano riduzioni dei livelli di Hb. In conclusione,  RET-He (cutoff 30,6) e %Hypo-He (cutoff 0,9) sono ni grado di identificare la carenza di ferro ancora prima che diminuisca la sintesi di emoglobina con ottime performance.
     
  7. Buttarello et al. (Int J Lab Hematol, 2016, vol 38, n 1, pag 123-32)
    Laboratory diagnosis of anemia: are the old and new red cell parameters useful in classification and treatment, how?
    Summary: L’articolo descrive un approccio laboratoristico alle possibili cause di anemia. Sono stati ipotizzati algoritmi diagnostici che, utilizzando i parametri eritrocitari  tradizionali (MCV, RDW, Ipo e Micro RBC, IRF) e quelli di nuova generazione (emoglobina reticolocitaria e volume  medio reticolocitario), potessero fornire  un indirizzo pratico verso la diagnosi differenziale di anemia microcitica, normocitica e macrocitica. Per ogni parametro sono stati valutati disponibilità, possibili applicazioni e limiti. La problematica principale era rappresentata dalla scarsa comparabilità dei risultati tra diverse tecnologie. Pertanto si auspicava la possibilità di arrivare ad un’armonizzazione dei risultati tra i diversi analizzatori in commercio.
     
  8. Al-Ghananim et al. (J Clin Lab Anal, 2016, vol 30, n 4, pag 326-34)
    Reticulocyte Hemoglobin Content During the First Month of Life in Critically III Very Low Birth Weight Neonates Differs From Term Infants, Children, and Adults
    Summary: Gli autori hanno studiato il parametro Ret-HE, fornito da XE-2100 (Sysmex), in un gruppo di 26 neonati sottopeso (VLBW) per capirne il potenziale nella valutazione dell’eritropoiesi. In letteratura è nota l’utilità di RET-He nella valutazione degli stati anemici, in quanto è un indice che riflette lo stato eritropoietico delle ultime 72 ore, risente meno dello stato infiammatorio rispetto ad altri indici biochimici ed è facilmente ottenibile. Nei neonati analizzati si evidenziava un significativa riduzione di Ret-He al quarto giorno di vita, probabilmente a causa del cambiamento respiratorio alla nascita, ed un’emivita ridotta nel primo mese. Le variazioni di RET-He erano rispecchiate dalle variazioni di eritropoietina plasmatica, conta dei reticolociti e IRF, ma non da Hb. I dati disponibili sui neonati VLBW risultano rilevanti per le indagini sulla valutazione dell'emoglobinizzazione a seguito del trattamento con EPO ricombinante umanae/o ferro. Tuttavia, sebbene sia noto che i valori di RET-He nei neonati VLBW sono inferiori ai neonati, bambini e adulti il significato e i meccanismi sottostanti sono ancora sconosciuti.
     
  9. Peerschke et al. (Am J Clin Pathol, 2014, vol 142, n 4, pag 506-512)
    Using the Hemoglobin Content of Reticulocytes (RET-He) to evaluate anemia in patients with cancer
    Summary: Valutazione del parametro RET-He come marcatore utile ad escludere l’anemia sideropenica in una popolazione di pazienti oncologici, in cui le cause di anemia sono riconducibili a molteplici fattori. E’ stato definito un cutoff per Ret-HE pari a 32 pg basandosi, ai fini della diagnosi, sull’utilizzo dei marcatori sierici tradizionali Fe, Transferrina, %TSAT, con o senza Ferritina. L’utilizzo di tale cutoff ha permesso di determinare un valore predittivo negativo del 98,5%, che raggiungeva il 100% nella sottopopolazione con conta reticolocitaria bassa. Pertanto, dal lavoro si evince che l’utilizzo di Ret-He permetterebbe di effettuare un’analisi affidabile, rapida e poco costosa, riducendo il numero di casi da approfondire mediante il dosaggio degli altri marcatori.
     
  10. Mayanskiy N et al. (SEHS, 2013)
    Ret-He as a marker of severe bacterial infection in children presenting with fever
    Summary: Utilizzo del parametro RET-He nelle infezioni ed infiammazioni acute del bambino, nel corso delle quali possono sopraggiungere stati di carenza di ferro funzionale. Gli autori hanno proposto un cutoff diagnostico pari  a 28,4 pg, che si è mostrato ottimale al fine di diagnosticare infezioni batteriche acute nei bambini con febbre.
     
  11. Hukic F. (SEHS, 2013)
    Early Markers Of Iron Status in Hemodialysis Patients
    Summary: Breve studio sulla validità del parametro RET-He (XE-2100, Sysmex) nel monitoraggio dell’anemia funzionale in pazienti dializzati trattati con eritropoietina e ferro. E’ stato evidenziato che la determinazione del contenuto di emoglobina nei reticolociti potrebbe fornire un test ideale specifici per la diagnosi di carenza di ferro in pazienti in emodialisi.
     
  12. Urrechaga E et al. (Int J Lab Hematol, 2013, vol 35, n 2, pag 144-149)
    Erythrocyte and reticulocyte indices in the assessment of erythropoiesis activity and iron availability.
    Summary: Nel presente studio è stata eseguita una valutazione dei parametri RET-He e % Hypo-He, forniti da XE-5000 (Sysmex), in pazienti con anemia da carenza di ferro, malattia renale cronica e pazienti in emodialisi, dimostrando la loro efficacia nello studio dell’eritropoiesi e della disponibilità di ferro. Tramite analisi della curva ROC, sono stati stabiliti i valori di cutoff di RET-He (29,8%), %Hypo-He (3,5%) e %MicroR (5,6%) per la diagnosi di anemia da carenza di ferro. I risultati ottenuti erano concordanti con quelli della transferrina sierica, considerata il parametro di riferimento in quanto non risente particolarmente degli stati infiammatori. Inoltre, il parametro %Hypo si è dimostrato più efficace di MCH nella discriminazione dell’anemia carenziale.
     
  13. Schoorl M et al. (Hematol Rep, 2012, vol 4, n 4, e24)
    Effects of iron supplementation on red blood cell haemoglobin content in pregnancy.
    Summary: Lo scopo di questo studio era di stabilire effetti a breve termine della supplementazione di ferro sul contenuto di emoglobina reticolocitaria (Ret-He) e dei globuli rossi (RBC-He) in caso di sospetta eritropoiesi carente di ferro (IDE) nel terzo trimestre di gravidanza. Lo studio ha coinvolto venticinque soggetti con sospetta IDE durante la gravidanza (Hb≤110 g/L, Ret-He<29,6 pg, zinco-protoporfirina>75 mol/mol hem). In seguito ad integrazione con ferro, la conta dei reticolociti aumentava, così come Ret-He. RBC-He aumentava in modo non significativo, mentre il rapporto rapporto Ret-He/RBC-He era notevolmente incrementato (P<0,001), così come la concentrazione di Hb. Inoltre, è stato osservato un evidente aumento del valore di RDW, che è passato da 45,0±3,6 fL a 52,3±7,0 fL (P≤0,001). Gli autori, pertanto, raccomandano di integrare Ret-He e il rapporto Ret-He/RBC-He nei protocolli per lo screening dell'anemia e per monitorare gli effetti della supplementazione di ferro durante la gravidanza, in particolare in soggetti con valori di Hb nell'intervallo di 101-108 g/L.
     
  14. Schoorl M et al. (Int J Lab Hematol 2012, vol 34, n4, pag 390-395)
    Temporary impairment of reticulocyte haemoglobin content in subjects with community-acquired pneumonia
    Summary: Studio effettuato su 75 pazienti affetti da polmonite. In stati di infiammazione acuta e cronica è noto che si verifichi uno stato anemico, dovuto al sequestro del ferro nel reticolo endoteliale delle cellule. I pazienti analizzati sono stati divisi in gruppi secondo uno score di gravità e si è osservata la variazione dei parametri eritrocitari e reticolocitari, misurati con XE-2100 (Sysmex), in corso di degenza e di terapia antibiotica. E’ stata osservata una diminuzione del parametro RET-He, così come di Hb e RET%, rispetto ai controlli, con una ripresa significativa dopo il quarto giorno di ricovero in ospedale. Lo stato infiammatorio, pertanto, determinava una carenza di ferro funzionale e una compromissione di Ret-He in fase precoce, che si risolvevano nel tempo. In seguito all’insorgenza di polmonite, si osservava inoltre la riduzione di Ret-HE e del rapporto Ret-HE/RBC-He, che riflettono una disfunzione acuta del processo di eritropoiesi.
     
  15. Maier-Redelsperger M et al. (Blood Cell Mol Dis, 2010, vol 45, n4, pag 289-292)
    Strong association between a new marker of hemolysis and glomerulopathy in sickle cell anemia              
    Summary: Gli autori hanno studiato un preciso algoritmo che combina RBC-He, RET-He e lattato deidrogenasi in grado di identificare in modo efficiente pazienti con anemia falciforme a rischio di sviluppare complicazioni organiche correlate ad una disfunzione epiteliale legata a supposta emolisi. La sopravvivenza degli eritrociti è stata valutata tramite il rapporto emoglobina eritrocitaria e reticolocitaria (RBC-Hb/REt-Hb) che, a confronto con LDH e bilirubina totale, si è dimostrato il miglior parametro per valutare il processo emolitico. Inoltre, combinando questo rapporto con il parametro LDH si è definita una variabile (CVar) altamente correlata con l’albuminuria, che potrebbe costituire un efficace marker di rischio per le complicanze dell’emolisi in questo genere di pazienti.
     
  16. Jonckheere S et al. (Acta Haematol, 2010, vol 124, n 1, pag 27-33)
    Erythrocyte indices in the assessment of iron status in dialysis-dependent patients with end-stage renal disease on continuous erythropoietin receptor activator versus emopoetin beta therapy.
    Summary: Lo studio prospettico ha monitorato i pazienti in emodialisi nel passaggio dalla terapia con eritropoietina di prima genarazione (EPO β) a quella di terza generazione (CERA). Per valutare eventuali necessità di integrazione con ferro durante la terapia, è stata dimostrata l’utilità dei parametri RET-He e DF-HYPO XE (indice derivato da HCT, Hb e Ret-He), rispetto ai marcatori biochimici Fe, Ferritina, Transferrina, TSAT che, soprattutto in presenza di stati infiammatori, potrebbero risultare non efficaci. È comunque fondamentale tenere in considerazione il momento della misurazione di tali parametri, che sembrano avere uno specifico andamento temporale in corso di terapia.
     
  17. Leers MP et al. (Int J Lab Hematol, 2010, vol 32, n 6, pag 572-81)
    The value of the Thomas-plot in the diagnostic work up of anemic patients referred by general practitioners.
    Summary: Gli autori hanno valutato il valore diagnostico del diagramma di Thomas, basato sui parametri sTfR/log Ferr e Ret-HE, in pazienti con anemia suggerita dal medico di base. 133 pazienti sono stati analizzati al fine di definire i valori di cutoff del diagramma diagnostico, che è stato testato su 204 pazienti con bassi valori di Hb. Nel 32% dei 133 pazienti, non è stato possibile identificare la causa dell’anemia. L’utilizzo del diagramma diagnostico nel gruppo di 204 pazienti, invece, solo nel 18% dei casi non si è riusciti a risalire alla causa di anemia. Pertanto, il diagramma di Thomas si è dimostrato un ottimo strumento diagnostico nel distinguere una carenza di ferro funzionale da una classica carenza di ferro.
     
  18. Schoorl M et al. (Sysmex Journal International, 2010, vol 20, n 1, pag 1-3)
    Changes in red blood cell hemoglobinization during pregnancy.
    Summary: Il parametro RET-He si è dimostrato un indicatore utile, sensibile e precoce dello stato di disponibilità di ferro durante i periodi critici della gravidanza. Gli autori raccomandano la sua determinazione in combinazione con IRF e con il dosaggio della zinco-protoporfirina (ZPP).
     
  19. Van Wyck DB et al. (Am J Kidney Diseases, 2010, vol 56, n 3, pag 540-546)
    Analytical and biological variation in measures of anemia and iron status in patients treated with maintenance hemodialysis.
    Summary: Lo studio prospettico ha valutato i parametri ematologici e biochimici più efficaci per il monitoraggio della terapia con eritropoietina e ferro in pazienti sottoposti ad emodialisi, tenendo conto della variabilità analitica e biologica di ciascun parametro. La bassa variabilità biologica di RET-He, Hb e Hct li ha ha identificati come migliori parametri per la valutazione delle variazioni dello atato del ferro. Contrariamente, saturazione della transferrina (TSAT) e ferritina hanno mostrato un’elevata variabilità, risultando meno adeguati.
     
  20. Buttarello M et al. (Am J Clin Pathol, 2010, vol 133, n 6, pag 949-954)
    Diagnosis of iron deficiency in patients undergoing hemodialysis.
    Summary: In questo studio gli autori hanno confrontato i nuovi parametri RET-He e %Hypo-He, disponibili su XE5000 (Sysmex), con i parametri CHret e %Hypo determinati su ADVIA (Siemens) e già suggeriti nelle linee guida e nella letteratura scientifica come parametri efficaci per predire la risposta alla somministrazione di ferro in pazienti sottoposti ad emodialisi. Dai dati ottenuti i parametri si sono dimostrati equivalenti. Inoltre nel lavoro sono stati identificati i valori di cutoff per i nuovi parametri Sysmex.

 

 

  1. Sottiaux J.Y. et al. (Int J Lab Hematol, 2020, vol 42, n 2, pag e88-e91).
    Evaluation of a hereditary spherocytosis screening algorithm by automated blood count using reticulocytes and erythrocytic parameters on the Sysmex XN-series
    Summary: La sferocitosi ereditaria (HS) è la più comune causa di anemia emolitica dovuta ad un’alterazione della membrana degli eritrociti. Nel 2011 Mullier e colleghi hanno presentato un algoritmo diagnostico a due step per predire HS basato su percentuale di microciti (MicroR), cellule ipoemoglobinizzate (Hypo-He), frazione immatura dei reticolociti (IRF) e conta reticolocitaria. In particolare, l’algoritmo si basa sulla reticolocitosi con livelli ridotti di IRF che caratterizza HS e la produzione di microparticelle di membrana eritrocitaria causata dall’alterazione dei legami verticali tra lo scheletro di membrana e le proteine integrali della membrana fosfolipidica. Il livello di microciti, invece, è notoriamente un eccellente indicatore della gravità di HS. Tale algoritmo era già stato testato sulla strumentazione Sysmex XE con ottimi risultati e nel presente studio è stato rivalutato sul nuovo analizzatore XN-9000. Sono stati analizzati i campioni di 53 pazienti, di cui 19 donne e 34 uomini con età compresa tra 3 giorni di vita e 72 anni, classificati in tre gruppi: HS grave, moderata e lieve. L’analisi ha rivelato ottimi valori di sensibilità (75%), specificità (96,7%), valore predittivo negativo (VPN; 86,8%) e valore predittivo positivo (VPP; 93,7%). Eliminando i tre pazienti splenectomizzati, poiché due dei quali risultavano negativi all’algoritmo, la sensibilità aumentava a 82,3%, il VPN a 91,4% e il VPP a 93,3%, mentre la specificità rimaneva invariata. L’adattamento del cutoff del rapporto RET/IRF a 14, valore determinato nel gruppo HS lieve, ha portato ad un ulteriore aumento dei valori di sensibilità (94,1%), VPN (96,7%) e VPP (94,1%), lasciando la specificità invariata. La diagnosi di HS utilizzando l’algoritmo è risultata particolarmente complessa nei neonati, poiché il rapporto RET/IRF era troppo basso, così come il numero di sferociti, che in numero così esiguo potrebbero essere presenti anche in neonati senza HS. In conclusione, la valutazione dell’algoritmo di screening diagnostico di Mullier, in associazione ai dati clinici dei pazienti, ha confermato le sue ottime performance anche sugli strumenti della serie XN, dimostrando la sua applicabilità come test di screening per HS in pazienti non splenectomizzati.
     
  2. Buoro S et al. (J Clin Pathol, 2018, vol 71, n 4, pag 330-335).
    Innovative haematological parameters for early diagnosis of sepsis in adult patients admitted in intensive care unit
    Summary: Questo studio preliminare ha ricercato le possibili associazioni tra parametri piastrinici, eritrocitari e reticolocitari forniti dall’analizzatore XN (Sysmex) e rischio di sviluppare sepsi durante il ricovero in terapia intensiva. Lo studio ha analizzato 62 pazienti in terapia intensiva, dei quali 21 hanno sviluppato sepsi e 41 non hanno sviluppatosepsi durante il ricovero. Dall’analisi delle curve ROC è emerso che la frazione immatura delle piastrine (IPF) e la proteina C reattiva (CRP) avevano un’efficienza comparabile nel discriminare pazienti che hanno sviluppato sepsi da pazienti che non l’hanno sviluppata. Inoltre, una diminuzione di %RET 24 ore prima della diagnosi era significativamente associata al rischio di sviluppare sepsi (OR=0,35; 95% CI 0,14-0,87), mentre un aumento del valore assoluto di IPF (IPF#) due giorni prima della diagnosi era significativamente associato al rischio di sviluppare sepsi (OR=1,13; 95% CI 1,03-1,24). Contrariamente, i valori di CRP non erano predittivi di sepsi ad entrambi i time-point. In conclusione, la combinazione di un aumentato valore di IPF# e di una diminuzione del valore di RET% 24 ore prima dell’insorgenza di spesi in pazienti in terapia intensiva potrebbe quindi essere considerato un parametro predittivo precoce, rapido ed economico che permette una gestione dei pazienti più rapida ed efficiente. Tuttavia, al fine di validare questi risultati preliminari e contribuire ad identificare i valori di cutoff ottimali, sono necessari studi più ampi per confermare l’efficienza clinica di questo approccio in altre popolazioni di pazienti.
     
  3. Berda-Haddad Y et al. (Int J Lab Hematol, 2017, vol 39, n 1, pag 32-41)
    Increased mean corpuscular haemoglobin concentration: artefact or pathological condition?
    Summary: Proposta di uno schema decisionale per l’interpretazione biologica dei valori di MCHC elevato. A tale scopo, in una coorte di 128 pazienti con MCHC>365 g/L sono stati valutati i parametri RBC-O, HGB-O, FRC (frammenti), RET e R-MFV (RBC most frequent value) forniti dal canale RET di XN-10 (Sysmex) ed alcuni indici sviluppati dagli autori (ΔRBC%; ΔHGB%; score RBC). I pazienti erano suddivisi in 4 gruppi: 1) agglutinazione RBC; 2) interferenza ottica; 3) disordini eritrocitari; 4) altro. Le soglie di accettabilità per ΔRBC (± 5%) e ΔHGB (±6%) sono state definite su un gruppo di 3901 soggetti adulti, ma l’albero decisionale è stato stabilito sulla base dei risultati osservati nella coorte di 128 pazienti. In caso di ΔRBC>5%, l'MCHC viene ricalcolato con nuovi parametri, tra cui RBC-O e R-MFV. L'uso di HGB-O, invece, dipende dall'aspetto del plasma. In caso di ΔRBC≤5% e ΔHGB≤-6%, si valuta il valore dello score RBC. Se lo score RBC è > 0,127, si esegue uno striscio di sangue per valutare la morfologia RBC, e il valore MCHC non viene ricalcolato. Se lo score RBC è ≤0,127, MCHC viene ricalcolato con HGB-O in presenza di interferenze ottiche. Infine, in caso di ΔRBC≤5% e ΔHGB>6%, si verificano le condizioni pre-analitiche e l'osmolarità, e il valore MCHC non viene ricalcolato. L’albero decisionale creato permette quindi di ottimizzare il workflow, di ridurre il TAT e di supportare i clinici nell’interpretazione biologica e nell’approccio diagnostico.
     
  4. Morkis I.V.C. et al. (Int J Lab Hematol, 2014, vol 37, n 2, pag 259-264)
    Assessment of immature platelet fraction and immature reticulocyte fraction as predictors of engraftment after hematopoietic stem cell transplantation
    Summary: Studio sull’utilizzo dei parametri IPF e IRF forniti da XE-5000 (Sysmex) come predittori  dell’attecchimento di cellule staminali ematopoietiche in seguito a trapianto. 44 pazienti, di cui 20 sottoposti a trapianto allogenico e 24 a trapianti autologo, sono stati monitorati valutando l’attecchimento di neutrofili e piastrine definito come il primo di tre giorni consecutivi con una conta assoluta di neutrofili >0,5x109/L o con conta piastrinica >20x109/L. Il cutoff di IRF è stato definito a 12%, mentre per IPF sono stati usati due cutoff, > 6,2% e > 10%. I risultati hanno mostrato che un aumento della conta di neutrofili >0,5 x 109/L era preceduta da un incremento di IRF (>12%) in 38 pazienti. L’aumento della conta piastrinica, invece, era preceduta da un incremento di IPF al di sopra di 6,2% nel 90% dei pazienti, mentre solo il 63% dei pazienti mostrava un aumento di IPF >10%. I risultati, pertanto, promuovono i parametri IPF e IRF come marcatori precoci di attecchimento.
     
  5. Genna M.L. et al. (SIMel, 2014)
    Conta automatizzata nella diagnostica della malaria: un caso clinico
    Summary: Presentazione di un caso clinico di malaria. E’ stato descritto il comportamento degli analizzatori Sysmex XT e XE, concludendo che gli allarmi sulla formula e la reticolocitosi con anormalità di distribuzione delle frazioni maturative, benchè non specifici per la patologia, sono importanti spie di anomalie che orientano le diagnosi.
     
  6. Van Wyck D.B. et al. (Int J Lab Hematol, 2012, vol 34, n 6, pag 577-583)
    Within-patient variation of hemoglobin and reticulocytes: implications for evaluating ESA responsiveness in dialysis patients
    Summary: Gli autori hanno valutato la possibilità di utilizzare i parametri RET% e Hb (XE-2100, Sysmex) per valutare la risposta ai farmaci che stimolano l’eritropoiesi (ESA) analogamente a quanto avviene nella medicina dello sport. I risultati hanno mostrato che la radice quadrata di RET% è più indicativa della trasformazione logaritmica o del parametro non trasformato. Contrariamente, il valore di emoglobina non migliorava se trasformato. Pertanto, la misurazione di %RET in aggiunta all’emoglobina, potrebbe contribuire a monitorare la risposta dei pazienti in dialisi con anemia in trattamento con ESA.
     
  7. Gonçalo A.P. et al. (Transplant Proc, 2011, vol 43, n 1, pag 241-243)
    Predictive value of immature reticulocyte and platelet fractions in hematopoietic recovery of allograft patients.
    Summary: Studio dell’utilità di IPF e IRF nel trapianto di cellule staminali da sangue periferico in 46 pazienti affetti da diverse malattie ematologiche. Oltre ai parametri comunemente utilizzati, quali neutrofili e piastrine, anche IPF e IRF hanno fornito un’indicazione precoce sull’attecchimento del trapianto. Più in dettaglio, il recupero di IRF avveniva 4 giorni prima rispetto a quello dei neutrofili, e IPF anticipava di 2 giorni rispetto a quello delle piastrine. Tuttavia, l’andamento di IRF, ma non di IPF, era diverso in pazienti in regime non mieloablativo, in cui il recupero di IRF precedeva quello dei neutrofili di 5 gg. In conclusione, questi parametri possono essere utili nel monitoraggio del paziente in seguito a trapianto, determinando una migliore gestione del supporto trasfusionale, evitando ulteriori rischi di allo-immunizzazione e riducendo i costi della terapia.
     
  8. Yesmin S et al. (Bangladesh Med Res Counc Bull, 2011, vol 37, n 2, pag 57-60)
    Immature reticulocyte fraction as a predictor of bone marrow recovery in children with acute lymphoblastic leukaemia on remission induction phase
    Summary: Il lavoro ha valutato l’utilità del parametro IRF come marcatore predittivo del recupero midollare in seguito a chemioterapia. Sono stati studiati 50 casi di bambini (da 8 mesi a 15 anni) con leucemia linfoblastica acuta. I risultati hanno indicato che il recupero di IRF è il primo segno di ripresa ematologica, precedente anche all’aumento del conteggio assoluto dei neutrofili. Pertanto, gli autori propongono di usare routinariamente questo dato nel prendere decisioni cliniche in merito ai pazienti.
     
  9. Nadarajan V.S. et al. (Int J Lab Hematol, 2010, vol 32, n 1, pag 82-87)
    The utility of immature reticulocyte fraction as an indicator of erythropoietic response to altidude training in elite cyclists.
    Summary: Studio del parametro IRF in atleti di alto livello. IPF è risultato utile come marcatore nel monitoraggio dell’attività eritropoietica durante l’allenamento ad elevate altitudini.
     
  10. Kono M et al. (Sysmex Journal International, 2007, vol 17, n 1, pag 35-41)
    Reticulocyte maturation process – Experimental demonstration of RET channel using anemic mice.
    Summary: Nel presente studio sono stati caratterizzati i reticolociti prodotti da topi con anemia indotta da fenilidrazina. I reticolociti sono stati sortati nelle varie frazioni maturative (LFR, MFR e HFR) simulando, attraverso l’uso del reagente RETSEARCH II, un citogramma RET analogo a quello che si ottiene sugli analizzatori Sysmex. La caratterizzazione è stata effettuata marcando le varie frazioni con RETSEARCH II, CD71 (recettore della transferrina), ER Tracker Green (marcatore del reticolo endoplasmatico) e Blu di metilene ed è stata discussa la concordanza dei risultati ottenuti con i diversi metodi di indagine rispetto alle varie fasi maturative. I risultati hanno rivelato che i reticolociti identificati con le diverse metodiche di colorazione corrispondevano ai reticolociti sortati mediante il canale RET simulato, mostrando un’elevata concordanza.

 

 

  1. Valina O et al. (Sysmex Journal International, 2020, vol 30, n 1, pag 1-8).
    Evaluation of a hereditary spherocytosis screening algorithm by automated blood count using reticulocytes and erythrocytic parameters on the Sysmex XN-series
    Summary: Valori di eritroblasti (NRBC) elevati sono notoriamente associati ad una prognosi neonatale sfavorevole. Il presente studio ha confrontato il conteggio automatico di NRBC in neonati a termine e prematuri con il metodo di riferimento manuale. Inoltre, ha determinato il valore medio percentuale di NRBC a giorni diversi dopo la nascita allo scopo di studiarne il significato prognostico. L’analisi di 121 campioni di sangue provenienti da neonati a termine sani, neonati a termine malati o prematuri malati, ha mostrato un’ottima correlazione tra il conteggio automatico effettuato con l’analizzatore ematologico XN-1000 e il conteggio manuale. In particolare, i risultati hanno mostrato un’eccellente concordanza con il metodo manuale in tutti i quattro intervalli di riferimento considerati, anche in caso di conte molto alte e molto basse, a cui si poteva comunque osservare un’ottima separazione delle popolazioni sullo scattergram WNR generato da XN. Dall’analisi dei valori medi di %NRBC sono emerse differenze significative tra il gruppo di neonati a termine e il gruppo di prematuri soprattutto ai giorni 0 e 1. Inoltre, è stata osservata una diminuzione significativa di %NRBC sia tra il giorno 0 e 1 sia tra il giorno 1 e 2-4 nei neonati prematuri, mentre nei neonati a termine, sia sani sia malati, è stata rilevata solo una lieve diminuzione. Pertanto, lo studio ha dimostrato che il conteggio automatico di NRBC è eccellentemente correlato al metodo di riferimento manuale e suggerisce che il valore di NRBC al giorno 0, misurato immediatamente dopo la nascita, potrebbe essere importante nel determinare la prognosi del neonato.
     
  2. Monteiro Júnior J.G. et al. (Plos One, 2015, vol 10, n 12, e0144259)
    Nucleated Red Blood Cells as Predictors of All-Cause Mortality in Cardiac Intensive Care Unit Patients: A Prospective Cohort Study
    Summary: Gli eritroblasti (NRBC) sono normalmente assenti nel sangue periferico di individui adulti sani. Tuttavia, queste cellule possono presentarsi in alcune malattie, e la loro comparsa è generalmente associata ad una prognosi peggiore. Questo studio ha valutato il ruolo di NRBC come predittori di mortalità nei pazienti in terapia intensiva (ICU), suddividendoli in pazienti coronarici e non coronarici. Gli NRBC sono stati determinati quotidianamente con XE-2100 (Sysmex) in 152 pazienti, di cui il 54,6% ha mostrato un conteggio positivo. La presenza dei precursori dei globuli rossi era associata ad età più avanzata, maggiore permanenza in terapia intensiva, sepsi e patologie cardiache non coronariche, così come ad elevati score APACHEII e SOFA (indici di severità della sepsi). La presenza di NRBC si rifletteva in un elevato tasso di mortalità nei pazienti ospedalizzati (61,4% vs 33,3% p<0.001), nei pazienti in ICU (49,4% vs 21,7% p<0.001), nei pazienti coronarici (64,7% vs 32,5% p=0,006) e nei pazienti non coronarici (59,2% vs 34,5% p=0,035). Inoltre, è stato osservato che il dato NRBC, se associato allo score APACHEII, mostrava una maggiore capacità diagnostica. Pertanto l’elevata qualità del dato di Sysmex è risultata fondamentale nella stratificazione della patologia del paziente in terapia intensiva, permettendo inoltre di prevedere la gravità della patologia.
     
  3. Cremer M et. al. (Early Hum Dev, 2015, vol 91, n 10, pag 559-563)
    Nucleated red blood cells as marker for an increased risk of unfavorable outcome and mortality in very low birth weight infants
    Summary: Gli autori hanno analizzato 438 neonati sottopeso alla nascita e hanno determinato il numero di NRBC tra il secondo e quinto giorno dalla nascita per valutarne il legame con la mortalità. Hanno osservato che un aumento di NRBC di 10x109/L tra il secondo e il quinto giorno incrementava il rischio di mortalità del 6,95%. Il cutoff ottimale per stabilire il rischio di mortalità del piccolo paziente era pari a 2x109/L, con una sensibilità dell’83% e una specificità del 75%.
     
  4. Hebbar S et al. (J Pregnancy, 2014  Epub 496416)
    Significance of maternal and cord blood nucleated red blood cell count in pregnancies complicated by preeclampsia
    Summary: Il lavoro ha valutato l’effetto della preeclampsia sul sangue cordonale e sulla conta NRBC in gravidanza. Inoltre, gli autori hanno confrontato il conteggio NRBC di sangue materno e cordonale tra 50 donne sane in gravidanza (gruppo di controllo) e 50 donne affette da preeclampsia. Il gruppo delle donne in preeclampsia rivelava un numero di NRBC sia materno che cordonale significativamente elevato. Attraverso mediante l’analisi della curva ROC è stato determinato un cutoff di NRBC nel sangue cordonale pari a 13, che è risultato efficiente nell’escludere un esito neonatale avverso, con una sensibilità del 63% ed una specificità dell’89%.
     
  5. Tantanate C et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 3, pag 341-345)
    Performance evaluation of the automated nucleated red blood cell enumeration on Sysmex XN analyser
    Summary: Studio di valutazione della performance dell’analizzatore ematologico XN nel determinare gli eritroblasti (NRBC) rispetto alla conta manuale al microscopio. Sono stati analizzati 234 campioni con diversi valori di NRBC. I risultati hanno mostrato un’eccellente correlazione (r2=0,98), con un lieve errore in conteggi di NRBC superiori a 200/100WBC. Vista l’eccellente performance di XN, che non ha fornito nessun falso negativo, gli autori hanno concluso che il conteggio strumentale potrebbe sostituire quello manuale.
     
  6. Genna M.L. et al. (SIMEL, 2014)
    NRBC e IG nella diagnostica di laboratorio del neonato pretermine
    Summary: Lo studio ha valutato il conteggio di eritroblasti (NRBC) e granulociti immaturi (IG), determinato con l’analizzatore XE-2100 (Sysmex), nel sangue periferico di neonati ricoverati in terapia intensiva. Sono stati analizzati i campioni di 53 casi d controllo, 44 di anemia, 27 di sepsi, 10 di asfissia e 5 di ritardo di crescita intra-uterina. I risultati hanno rivelato un particolare aumento di NRBC in neonati con asfissia rispetto al gruppo di controllo, e i valori di NRBC e IG erano particolarmente elevati in neonato con sepsi. Tuttavia, l’aumento di NRBC in neonati con anemia e sofferenza intrauterina rispetto al gruppo di controllo non era statisticamente significativa. In conclusione, il conteggio in automazione di NRBC e IG nelle patologie neonatali possono essere di utile supporto nella diagnostica precoce di asfissia (NRBC nei neonati pretermine) e sepsi (IG). Automazione, rapidità e standardizzazione di analisi consentono inoltre di fornire risultati affidabili e immediati, superando i limiti della microscopia manuale.
     
  7. Hotton J et al. (Am J Clin Pathol, 2013, vol 140, n 6, pag 845-852)
    Performance and Abnormal Cell Flagging Comparisons of Three Automated Blood Cell Counters- Cell-Dyn Sapphire, DXH-800, and XN-2000
    Summary: Gli autori hanno confrontato Sysmex XN-2000, Beckman Coulter DXH800 e Abbott Sapphyre. Ripetibilità, linearità e carryover sono risultati buoni per tutte le strumentazioni. Sysmex XN riporta le migliori performance per Eritroblasti e Blasti. Inoltre, rispetto al Sapphire, XN ha portato ad un decremento dei vetrini da 20% a 9,3%.
     
  8. Parco S et al. (J Blood Med, 2013, vol 4, pag 23-29)
    Public banking of umbilical cord blood or storage in a private bank: testing social and ethical policy in northeastern Italy
    Summary: Valutazione della conservazione del sangue cordonale attraverso servizio pubblico e privato. Inoltre, è stata valutata un’eventuale interferenza da NRBC con il conteggio dei leucociti (WBC). Dal punto di vista strumentale è emersa un’ottima correlazione del conteggio WBC, e di interferenza da NRBC, con la conta manuale al microscopio per lo strumento XE-2100 (r2=0,94), che era nettamente maggiore rispetto ad ADVIA 2120, (r2=0,08). Questa evidenza sottolineava l’impatto che tali test potrebbero avere sulla raccolta di sangue cordonale.
     
  9. Pipitone S et al. (Clin Chem Lab Med, 2012, vol 50, n 10, pag 1857-1859)
    Evaluation of automated nucleated red blood cells counting on Sysmex XE-5000 and Siemens ADVIA 2120
    Summary: Gli autori hanno analizzato la performance degli analizzatori XE-5000 (Sysmex) e ADVIA 2120 (Siemens) nel determinare il numero degli eritroblasti (NRBC). ADVIA sembrava avere performance accettabili con bassi CV, che risultavano comunque superiori a quelli di XE-5000, e con una correlazione con la conta al microscopio non pessima. Tuttavia, in definitiva, il cutoff che determinara una performance diagnostica ottimale per XE-5000 era pari 0,4%, con una sensibilità e specificità del 95%, mentre quello di ADVIA era pari al 2,9%, con una sensibilità del 79% e una specificità del 58%. Questo dato indicava l’ inefficacia di ADVIA in caso di basse conte ed una scarsa precisione in caso di conte alte. Inoltre, la superiorità di XE-5000 si evidenziava anche grazie ad un’elevata accuratezza, confermata da un’ottima correlazione con il conteggio manuale al  microscopio ottico, e grazie alla precisione strumentale (CV<7,5% per NRBC>2%). Il CV rispetto al microscopio per conte al di sotto del 2% è risultato elevato anche per XE-5000 (20,6%), ma in range di conta molto bassi l’errore è alto anche in caso di conta manuale. Nelle stesse condizioni, invece, non è stato possibile determinare il CV di ADVIA, poiché lo strumento non è in grado di effettuare conte in campioni con NRBC inferiori al 2%. Inoltre, in accordo con studi precedenti, il lavoro ha evidenziato che la conta effettuata da XE-5000 aveva un coefficiente di correlazione con il metodo manuale in microscopia molto più alto rispetto ad ADVIA.
     
  10. Gasparovic V.E. et al. (Coll Antropol, 2012, vol 36, n 3, pag 853-857)
    Nucleated Red Blood Cells Count as First Prognostic Marker for Adverse Neonatal Outcome in Severe Preeclamptic Pregnancies
    Summary: Studio volto a determinare l’utilizzo di NRBC come parametro prognostico di complicazioni neonatali dovute a gravidanze con preeclampsia. Sono stati esaminati 77 neonati prematuri, che sono stati comparati ai controlli in accordo alla conta di NRBC al primo giorno di vita. I risultati indicavano che in neonati con NRBC>40/100 WBC erano più soggetti a sviluppare complicazioni indipendentemente dal peso alla nascita e dall’età gestazionale. In conclusione, l’aumento del numero di NRBC in bambini nati da gravidanze con preeclampsia severa potrebbe essere il primo marcatore indipendente predittivo di esito neonatale infausto.
     
  11. Danise P et al. (Clin Chem Lab Med, 2012, vol 50, n 2, pag 357-360)
    Evaluation of nucleated red blood cells in the peripheral blood of hematological diseases
    Summary: Il lavoro ha valutato il conteggio NRBC (XE-2100, Sysmex) in 478 pazienti con diversi disordini oncoematologici all’esordio della patologia, in terapia e in fase remissiva. Una significativa presenza di NRBC è stata rilevata in quasi tutte le malattie oncoematologiche alla diagnosi, seppur non in tutti i pazienti, ed era correlata ad eritropoiesi inefficace, eritropoiesi da stress o alterazioni primarie dell’eritropoiesi. NRBC sono stati riscontrati frequentemente anche durante la terapia, mentre erano assenti nella fase di remissione.
     
  12. Kuert S et al. (Clin Chem Lab Med, 2011, vol 49, n 2, pag 257-263)     
    Association of nucleated red blood cells in blood and arterial oxygen partial tension.
    Summary: Lo studio ha valutato l’impatto di una bassa pressione parziale di ossigeno nel sangue arterioso (pO2) sulla comparsa di eritroblasti (NRBC) in circolo, nonché la prognosi dei pazienti positivi al conteggio. La presenza di NRBC è stata riscontrata sul 28,6% dei pazienti in terapia intensiva analizzati, cin cui il rischio di mortalità era significativamente più elevato rispetto a pazienti in cui gli NRBC erano assenti. Rispetto ai pazienti negativi, pazienti con NRBC aumentati mostravano anche una pO2 sensibilmente più bassa, e tale abbassamento precedeva la comparsa di NRBC in circolo. Sorprendentemente, in seguito alla prima comparsa di NRBC non vi era nessuna differenza tra il gruppo positivo e quello negativo. Pertanto, la rilevazione di NRBC nel sangue periferico è un dato prognostico circa la mortalità dei pazienti.
     
  13. Danise P et al. (Clin Chem Lab Med, 2009, vol 47, n 12, pag 1539-1542)
    Nucleated red blood cells and soluble transferrin receptor in thalassemia syndromes: relationship with global and ineffective erythropoiesis
    Summary: Gli autori hanno studiato il significato clinico della presenza di eritroblasti (NRBC) e la sua relazione con il recettore solubile della transferrina (sTfR) in campioni di pazienti con vari tipi di talassemia e sferocitosi ereditaria. Il conteggio di NRBC ha mostrato una buona correlazione con l'eritropoiesi inefficace. I conteggi più alti sono stati osservati nelle sindromi da talassemia caratterizzate da eritropoiesi quasi completamente inefficace, mentre gli NRBC erano assenti nei pazienti affetti da sferocitosi ereditaria, una malattia caratterizzata da eritropoiesi efficace. In conclusione, la conta di NRBC potrebbe essere utile per meglio definire l'eritropoiesi inefficace in pazienti talassemici e potrebbe contribuire ad ottimizzare la terapia trasfusionale nelle sindromi talassemiche gravi.
     


  1. Jeon  K et al. (Medicine, 2020, vol 99, n 7, e19096)
    Immature platelet fraction: A useful marker for identifying the cause of thrombocytopenia and predicting platelet recovery
    La valutazione dell'attività trombopoietica del midollo osseo in pazienti con trombocitopenia è necessaria per effettuare una diagnosi accurata e somministrare un trattamento efficace. Il lavoro ha valutato il potenziale delle piastrine immature (IPF) nel differenziare la trombocitopenia da aumentata distruzione/consumo da quella causata da ipoproduzione, e il suo potenziale utilizzo come marker predittivo del recupero piastrinico. In questo studio gli indici piastrinici, incluso l'IPF, sono stati misurati in 105 individui sani, 27 pazienti con trombocitopenia da aumentata distruzione/consumo (tutti con porpora trombocitopenica immune, ITP) e 35 pazienti con trombocitopenia da ipoproduzione (5 con anemia aplastica e 30 con cancro che erano sottoposti a chemioterapia) utilizzando un analizzatore ematologico Sysmex XN-3000. I valori di PDW, MPV, P-LCR, IPF e la conta assoluta di piastrine immature (AIPC) erano significativamente più alti nel gruppo ITP rispetto al gruppo con trombocitopenia da ipoproduzione (P<0,001). IPF mostrava la differenza più elevata tra i due gruppi di pazienti (200%) e l'analisi delle curve ROC ha rilevato che tra tutti gli indici piastrinici analizzati, aveva l'area sotto la curva più ampia (cutoff 2,3%). Il valore di IPF diminuiva 3-4 giorni prima dell'elevazione della conta piastrinica (130,0×109/L) nei pazienti con ITP, mentre ΔAIPC aumentava 3 giorni prima. In pazienti con tumore sottoposti a chemioterapia, invece, IPF e ΔAIPC aumentavano rispettivamente 5,5 giorni e 8,5 giorni prima. Questi dati hanno dimostrato che IPF e ΔAIPC sono entrambi eccellenti indicatori dell'eziologia della trombocitopenia e marcatori predittivi del recupero piastrinico.
     
  2. Van De Wyngaert et al., (Curr Res Transl Med, 2020, vol 68, n 1, pag 37-42)
    Immature platelet fraction (IPF): A reliable tool to predict peripheral thrombocytopenia
    Summary: Il presente studio multicentrico ha indagato l’utilità del parametro IPF nella gestione e nella diagnosi ditrombocitopenia di origine sconosciuta. L’obiettivo principale è stato quello di stabilire un valore soglia per distinguere la trombocitopenia periferica (PT) da quella centrale (CT) in una coorte retrospettiva. Il gruppo di controllo comprendeva 307 soggetti adulti con emocromo normale, analizzati su XN-10 (Sysmex). Sono stati valutati complessivamente i valori IPF% di 117 pazienti sottoposti ad aspirato midollare (BMA) a causa di trombocitopenia. Di 117 pazienti, 45 sono stati inclusi nella coorte test, in cui l'analisi della curva ROC ha definito un cut-off ottimale, per distinguere CT e PT, per IPF% ≥13% (specificità = 100%; PPV = 100%). Questo cut-off è stato successivamente validato in modo prospettico sui restanti 72 pazienti (coorte di validazione), confermando i valori di specificità e PPV. Sulla base dei risultati ottenuti, è stato proposto un diagramma di flusso decisionale per lo studio delle piastrinopenie. In pazienti adulti con trombocitopenia isolata ad eziologia sconosciuta, in prima battuta gli autori suggericono di misurare IPF. Se IPF è ≥13% può essere stabilita una diagnosi di trombocitopenia periferica, che rende non necessaria l’esecuzione di BMA. In caso di emocromo anormale o se IPF è <13, è invece necessario eseguire BMA. Inoltre, qualora i risultati di BMA risultassero inconcludenti o in caso di diagnosi di sindrome mielodispastica, il valore di IPF% potrebbe essere informativo al fine di trovare una componente periferica che partecipa alla trombocitopenia. In questi pazienti, IPF potrebbe essere utile nell’indirizzare la strategia terapeutica, ma la sua interpretazione dovrebbe essere confermata in una popolazione più ampia. In conclusione, lo studio ha comprovato il valore diagnostico di IPF per le trombocitopenie di origine sconosciuta, e soprattutto in caso di trombocitopenia isolata. L’interpretazione del parametro richiede invece cautela se si sospetta MDS o trombocitopenia congenita.
     
  3. Meintker L e Krause S.W. (J Lab Med, 2020, in stampa)
    Reticulated platelets - clinical application and future perspectives
    La rewiev ha fornito una panoramica sui metodi analitici disponibili per l’identificazione delle piastrine reticolate, IPF su XE-XN (Sysmex) e retPLT su CELL-DYN (Abbott), e sull’applicazione di questi parametri nella pratica clinica. L’analisi standard in citofluorimetria utilizza il colorante arancio tiazolico per l’identificazione delle piastrine reticolate, ma la metodica è lunga e richiede personale esperto. Il canale PLT-F di XN, invece, si avvale del colorante fluorescente oxazina, che colora intensamente mitocondri e RNA citosolico delle IPF. CELL-DYN, invece, utilizza un laser a 488nm e il colorante fluorescente CD4K530, che lega l’RNA, per separare le piastrine dai globuli rossi mediante analisi multidimensionale su tre angoli di dispersione della luce e intensità di fluorescenza. Studi eseguiti confrontando gli analizzatori XN e XE con l’analisi in citofluorimetria hanno mostrato un’ottima correlazione tra le due metodiche e hanno evidenziato la rilevanza diagnostica di IPF in trombocitopenie autoimmuni e microangiopatie, in cui l’aumento di IPF indica un’attività megacariopoietica compensativa, e in pazienti affetti da sindrome mielodisplastica e anemia aplastica, in cui cutoff specifici hanno permesso di fare diagnosi differenziale. Numerosi studi, inoltre, hanno dimostrato che IPF è un indicatore di outcome sfavorevole nei pazienti affetti da sindromi coronariche acute e cardiopatie ischemiche, è un indicatore di rischio e gravità di sepsi e potrebbe essere utilizzato come parametro per ottimizzare le trasfusioni di concentrati piastrinici. Infine, gli autori hanno evidenziato che il limitato numero di studi effettuati con CELL-DYN dimostrano una scarsa rilevanza diagnostica del parametro retPLT, sottolineando la maggiore utilità clinica del parametro IPF offerto da Sysmex.
     
  4. Alì I et al. (Exp Hematol, 2019, vol 78, pag 56-61)
    Immature platelet fraction as a useful marker in the etiological determination of thrombocytopenia
    L'eziologia della piastrinopenia è importante nel trattamento e nella gestione della condizione. La maggior parte dei parametri piastrinici che vengono regolarmente utilizzati nella diagnostica di laboratorio non si sono rivelati utili per identificare la causa, mentre i test di approfondimento soffrono di scarsa standardizzazione e di mancanza di accordo tra i laboratori. La frazione piastrinica immatura (IPF), fornendo indirettamente una misura della funzionalità del midollo osseo, si sta dimostrando come promettente marker delle risposte trombopoietiche. Questo studio ha indagato l’utilità di IPF nell’identificare specifiche cause di trombocitopenia. Il parametro è stato determinato da XN-1000 (Sysmex) su un gruppo di 637 pazienti piastrinopenici e 171 controlli sani, mediante analisi in citometria a flusso in fluorescenza. I pazienti trobocitopenici sono stati divisi in sei sottogruppi in base all’eziologia. Il parametro IPF% è risultato significativamente più alto nei casi di aumento del consumo di piastrine o pseudopiastrinopenia rispetto alla popolazione di controllo. Inoltre ha permesso di differenziare la porpora trombocitopenica idiopatica (ITP) da altre cause di aumento del consumo piastrinico, come infezione ed emorragia. In conclusione, vista la rilevanza numerica del gruppo patologico, è stato comprovato il valore diagnostico di IPF% come test rapido nell'indagine eziologica dei disturbi piastrinici.
     
  5. Buoro S et al. (J Clin Pathol, 2018, vol 71, n 4, pag 330-335).
    Innovative haematological parameters for early diagnosis of sepsis in adult patients admitted in intensive care unit
    Summary: Questo studio preliminare ha ricercato le possibili associazioni tra parametri piastrinici, eritrocitari e reticolocitari forniti dall’analizzatore XN (Sysmex) e rischio di sviluppare sepsi durante il ricovero in terapia intensiva. Lo studio ha analizzato 62 pazienti in terapia intensiva, dei quali 21 hanno sviluppato sepsi e 41 non hanno sviluppatosepsi durante il ricovero. Dall’analisi delle curve ROC è emerso che la frazione immatura delle piastrine (IPF) e la proteina C reattiva (CRP) avevano un’efficienza comparabile nel discriminare pazienti che hanno sviluppato sepsi da pazienti che non l’hanno sviluppata. Inoltre, una diminuzione di %RET 24 ore prima della diagnosi era significativamente associata al rischio di sviluppare sepsi (OR=0,35; 95% CI 0,14-0,87), mentre un aumento del valore assoluto di IPF (IPF#) due giorni prima della diagnosi era significativamente associato al rischio di sviluppare sepsi (OR=1,13; 95% CI 1,03-1,24). Contrariamente, i valori di CRP non erano predittivi di sepsi ad entrambi i time-point. In conclusione, la combinazione di un aumentato valore di IPF# e di una diminuzione del valore di RET% 24 ore prima dell’insorgenza di spesi in pazienti in terapia intensiva potrebbe quindi essere considerato un parametro predittivo precoce, rapido ed economico che permette una gestione dei pazienti più rapida ed efficiente. Tuttavia, al fine di validare questi risultati preliminari e contribuire ad identificare i valori di cutoff ottimali, sono necessari studi più ampi per confermare l’efficienza clinica di questo approccio in altre popolazioni di pazienti.
     
  6. Buoro S et al. (Scand J Clin Lab Invest, 2017, vol 77, n 1, pag 73-75)
    Abnormal leukocyte scattergrams and immature platelet fraction on Sysmex XN-9000 analyzer: a new diagnostic tool for altered megakaryopoiesis?
    Summary: L’articolo riporta un caso clinico di una bambina di nove anni con febbre, pallore, astenia severa, ecchimosi. L’emocromo evidenziava HGB bassa, reticolociti bassi con IRF alto e PLT basse con IPF alto, suggerendo una patologia midollare con eritropoiesi inefficace. Tutti gli scattergram WBC (WNR, WDF, WPC) mostravano popolazioni in posizioni anomale, che erano confermate dai valori dei parametri strutturali. Dal riscontro con la morfologia osservata con DI60 e con la diagnosi di MDS RAEB-2, gli autori hanno determinato che si trattasse di piastrine giganti, micromegacariociti e neutrofili displastici. La paziente è stata sottoposta a trapianto di midollo, con successiva normalizzazione di tutto il pannello emocromocitometrico. Questi pattern anomali con IPF alto non erano stati osservati né in soggetti normali né in anomalie morfologiche diverse da piastrine giganti/micromegacariociti. Altri studi hanno invece evidenziato che un elevato IPF in corso di mielodisplasia con piastrinopenia non particolarmente severa è associato prognosi infausta. L’insieme delle informazioni fornirebbe pertanto un utilissimo strumento di validazione con la possibilità di informare tempestivamente il clinico sulla situazione del paziente.
     
  7. Sakuragi M et al. (Int J Hematol, 2017, vol 107, n 3, pag 320-326)
    Immature platelet fraction (IPF)as a predictive value for thrombopoietic recovery after allogeneic stem cell transplantation
    Scopo dello studio è stato quello di valutare l’utilità clinica della frazione immatura delle piastrine, sia in percentuale (IPF%) sia in numero assoluto (A-IPF), nel predire il recupero della trombopoiesi in pazienti sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (allo-SCT). Nello studio sono stati arruolati 11 pazienti, di cui 8 con leucemia mieloide acuta, 1 con leucemia linfocitica acuta, 1 con leucemia mieloide cronica in crisi blastica e 1 affetto da linfoma linfoblastico. Il numero di piastrine (PLT) e della frazione di piastrine immature (IPF) è stato determinato su due strumenti Sysmex messi a confronto: XN-1000 e XE-2100. In tutti i casi analizzati si è osservato un aumento del valore di IPF% e A-IPF. In particolare, il valore di IPF% in 7 pazienti su 11 precedeva di 2.5 giorni il recupero trombopoietico, suggerendo l’utilità predittiva di tale parametro. In aggiunta a IPF%, A-IPF ha mostrato un ruolo complementare nel predire il recupero della trombopoiesi. Gli studi di riproducibilità within-run hanno inoltre dimostrato che il CV dell’IPF% misurato su XN-1000 era migliore rispetto a quello di XE-2100 (5.6 ±2.0% per XN e 14.2±2.8% per XE, ƿ<0.001), evidenziando una maggiore accuratezza del conteggio effettuato da XN rispetto a quello fornito da XE. In conclusione, i risultati dello studio suggeriscono la potenzialità di IPF% e A-IPF come biomarcatori nella gestione dei pazienti trombocitopenici dopo trapianto ed evidenziano la superiorità strumentale di XN-1000.
     
  8. Serrando M et al. (Int J Lab Hem, 2016, vol 38, n 3, e65-e68)
    Clinical significance of IPF% measurement in diagnosing thrombocytopenic disorders: distinguishing primary immune thrombocytopenia from other disorders
    Summary: Studio sul significato clinico del parametro IPF%, fornito da Sysmex XN, nella diagnosi differenziale delle trombocitopenie. Sono stati esaminati 100 pazienti: 25 controlli sani e 75 piastrinopenici, di cui 17 con trombocitopenia autoimmune (ITP), 34 pazienti in chemioterapia (CT), 24 con epatopatie croniche (CLD). Nei vari gruppi sono state osservate differenze significative del parametro IPF%, con un valore significativamente più elevato nel gruppo ITP, mentre non si evidenziavano differenze tra i gruppi CT e CLD. L’analisi delle curve ROC per IPF% mostrava un ottimo valore AUC (0,949) e un intervallo di confidenza del 95%. Il miglior cutoff osservato era pari a 11,7%, con una sensibilità di 88,2% e una specificità di 91,5%. Pertanto IPF% si attestava come un ottimo parametro utilizzabile per differenziare la ITP da altri tipi di piastrinopenia.
     
  9. Cremer M et al. (Semin Fetal Neonatal Med, 2016, vol 21, n 1, pag 10-18)
    Thrombocytopenia and platelet transfusion in the neonate   
    Summary: La review ha analizzato una serie di lavori relativi alle piastrine nei neonati. In particolare, è stato approfondito il tema dei valori normali e della classificazione delle piastrinopenie, differenziandone tipologia, cause ed evoluzione. Inoltre, è stato affrontato l’argomento delle trasfusioni e dei trattamenti farmacologici. In particolare, il lavoro ha evidenziato l’utilità del parametro IPF fornito dalla strumentazione Sysmex nella valutazione della trombopoiesi del neonato.
     
  10. Bhat R et al. (Int Jnl Lab Hematol, 2016, vol 38, n 3, e45-e47)
    Immature platelet fraction: a significant platelet parameter in asymptomatic constitutional macro-thrombocytopenia
    Summary: La trombocitopenia costituzionale (ACMT) è una patologia tipica del Bengala dell’ovest (WB) che si manifesta con una lieve-moderata piastrinopenia con piastrine giganti, alto MPV e test di funzionalità piastrinica normale. Lo strumento Sysmex XN-1000, oltre al conteggio impedenziometrico (PLT-I), fornisce anche un conteggio ottico in fluorescenza (PLT-F) e fornisce il parametro IPF% che rappresenta la percentuale di piastrine immature. Gli autori hanno calcolato i valori di normalità di PLT-I, PLT-F e IPF per la popolazione WB su 127 campioni (50 con piastrine normali, 77 con ACMT) e per il resto della popolazione (non-WB) su 108 campioni normali. La popolazione WB mostrava valori di PLT significativamente più bassi e di IPF significativamente più elevati rispetto alla non-WB. Nel gruppo WB il parametro PLT-F in pazienti con ranoACMT mostrava un modesto incremento di piastrine (20-25x10⁹/L) rispetto ai valori PLT-I, incremento spiegato dalla presenza di piastrine immature. Inoltre in caso di ACMT, le curve impedenziometriche risultavano disturbate e i parametri MPV e PDW talvolta non venivano riportati perché poco indicativi, mentre IPF risultava molto più adeguato poiché più informativo dal punto di vista clinico. Pertanto, questa nuova tecnologia ha permesso per la prima volta di studiare le differenze tra popolazioni di valori piastrinici. Gli autori raccomandano di refertare IPF che, insieme alla conta PLT, è parametro estremamente utile per inquadrare il paziente ACMT, favorendo una riduzione di tempi diagnostici, numero di revisioni al microscopio e TAT.
     
  11. Jaing T.H. et al. (Cell Transplantation, 2016, vol 25, n 7, pag 1259-1264)
    Assessment of Platelet Activation and Immature Platelet Fraction as Predictors of Platelet Engraftment After Hematopoietic Stem Cell Transplantation
    Summary: Il ritardo nel processo di attecchimento delle piastrine è una complicanza nota nel trapianto di sangue del cordone ombelicale (CBT), che rispetto a quello allogenico di cellule staminali (PBPCT) richiede un tempo di attecchimento maggiore. Questo studio ha incluso 37 pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche, di cui 15 CBT e 22 PBPCT. I campioni di sangue sono stati ottenuti e analizzati nella fase di condizionamento, a 56 e a 97 giorni dal trapianto. Per studiare l’attivazione piastrinica è stata utilizzata la citofluorimetria a flusso con marcatori specifici, mentre il parametro IPF (piastrine reticolate) è stato misurato con strumentazione Sysmex XE-2100. I risultati hanno confermato che il raggiungimento della maturazione piastrinica dopo CBT era ritardata, come avvalorato sia dagli indicatori dell’attivazione piastrinica sia da un alto valore di IPF. Sui PBPCT invece IPF non risultava elevato suggerendo un avvenuto attecchimento. In conclusione lo studio mette in evidenza l’importante valenza del parametro IPF per la previsione di attecchimento delle piastrine derivanti da CBT.
     
  12. Miyazaki K et al. (Hematology, 2015, vol 20, n 10, pag 587-592)
    Immature platelet fraction measurement is influenced by platelet size and is a useful parameter for discrimination of macrothrombocytopenia
    Summary: Lo studio, effettuato su Sysmex XE-2100, si proponeva di analizzare i meccanismi che determinano un aumento del parametro IPF% in presenza di macrotrombocitopenie prendendo in esame 15 casi di disordini piastrinici (tra cui malattia MYH9 correlata), 150 di trombocitopenia immune primaria (ITP) e 27 soggetti sani. In caso di malattia MYH9 o di altri disordini piastrinici con macrotrombocitopenia, il valore IPF% risultava molto più elevato rispetto a soggetti con ITP e soggetti normali, ma il dato non correlava con la determinazione delle piastrine reticolate CD41+ eseguita in citofluorimetria. La causa era probabilmente da attribuire al tipo di metodica, che nei sistemi automatici non permette di escludere la maggiore autofluorescenza delle piastrine in questi casi. È stato però identificato un cutoff pari a 15,2% per la diagnosi differenziale di ITP e macrotrombocitopenie, con un valore predittivo positivo del 58,3% e un valore predittivo negativo del 99,3%.
     
  13. Sakuragi M et al. (Int J Hematol, 2015, vol 101, n 4, pag 369-375)
    Clinical significance of IPF% or RP% measurement in distinguishing primary immune thrombocytopenia from aplastic thrombocytopenic disorders
    Summary: Il parametro piastrine reticolate (RP%), fornito in passato solo dal citofluorimetro, è molto utile nella diagnosi di trombocitopenia autoimmune primaria (ITP). La tecnologia è però indaginosa e lunga. Gli autori hanno confrontato il dato IPF% fornito da Sysmex XE, Sysmex XN e il dato RP% fornito dal citofluorimetro per valutarne l’efficacia diagnostica. Lo studio ha esaminato 47 pazienti con ITP primaria, 18 pazienti con anemia aplastica, 10 con trombocitopenia indotta da chemioterapia, e 80 controlli sani. In più sono stati analizzati 16 pazienti con emoglobinuria notturna parossistica (PNH) per esaminare l'effetto dell'emolisi. L’analisi diagnostica ha dimostrato una sensibilità e una specificità pari a 83,0% e 75,0% per IPF% (XE), 85,1% e 89,3% per IPF% (XN) e 93,6% e 89,3% per RP%. I campioni da pazienti con PNH hanno rivelato che emolisi e/o frammenti di globuli rossi possono interferire in alcuni casi nel conteggio di XE, ma tale fenomeno non si osservava su XN. La riproducibilità era migliore su XN (CV inferiori), così come la correlazione con RP%. Pertanto, il dato IPF% di Sysmex risultava sovrapponibile al dato fornito dalla citofluorimetria, dimostrando affidabilità diagnostica. In conclusione, il dato IPF% fornito da XN può supportare il clinico, aggiungendosi ai parametri già disponibili nella diagnosi differenziale della patologia.
     
  14. Oehadian A et al. (Int J Lab Hem, 2015, vol 37, n 6,  pag 861-868)
    New parameters available on Sysmex XE-5000 hematology analyzers contribute to differentiating dengue from leptospirosis and enteric fever
    Summary: Studio volto a verificare il possibile utilizzo di alcuni nuovi parametri presenti sugli analizzatori ematologici Sysmex (AL%, HFLC%, IG% e IPF%) nella diagnosi differenziale di alcune patologie febbrili (infezione da virus Dengue, leptospirosi e febbre enterica) in assenza di test rapidi sensibili in regioni altamente endemiche. Tutte e tre le patologie presentano un quadro piastrinopenico e una conta WBC solitamente bassa nel Dengue, bassa o normale nella febbre enterica e alta nella leptospirosi. Nei pazienti studiati (93 Dengue, 11 leptospirosi, 6 febbre enterica) la conta linfocitaria è risultata praticamente sovrapponibile, ma nei casi di Dengue AL% e HFLC% sono risultati aumentati rispetto agli altri pazienti e al gruppo di controllo. Si è invece osservato un aumento del parametro IG% nei casi di leptospirosi. Bassi valori di AL%, HFLC% e IG% fanno propendere per una diagnosi di febbre enterica. Tuttavia, il numero di tali pazienti in questo lavoro non è molto significativo, rendendo necessaria un’estensione dello studio. Il parametro IPF% aumentava in tutti e tre i gruppi patologici ed il valore medio più alto è stato registrato nei casi di Dengue. Gli autori suggeriscono comunque un approfondimento ed una validazione di questo studio in aree dove sono presenti altre patologie infettive febbrili, tra cui la malaria. (XE-5000 nel mercato europeo non esprime AL%, ma è possibile fare riferimento ad HFLC%, con buone indicazioni).
     
  15. Adly A.A.M. et al. (Platelets, 2015, vol 26, n 7, pag 645-650)
    Evaluation of the immature platelet fraction in the diagnosis and prognosis of childhood immune thrombocytopenia
    Summary: Valutazione del parametro IPF di XE-5000 nella diagnosi e prognosi in casi di Trombocitopenia Autoimmune (ITP) del bambino. 41 pazienti sono stati confrontati con 14 pazienti in chemioterapia per  malattie ematologiche e controlli sani. Tutti i pazienti con trombocitopenia hanno IPF elevato in modo statisticamente significativo rispetto ai gruppi di controllo. I pazienti ITP in forma cronica hanno IPF più elevato rispetto ai pazienti con ITP in forma acuta e quelli con la patologia attiva hanno IPF più alto di quelli in remissione. L’analisi con la curva ROC evidenzia un cut-off di IPF di 9,4% per la diagnosi di ITP con sensibilità di 88% e specificità di 85,7%. In sostanza il parametro può essere considerato un buon marker prognostico.
     
  16. Morkis I.V.C. et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 2, pag 259-264)
    Assessment of immature platelet fraction and immature reticulocyte fraction as predictors of engraftment after hematopoietic stem cell transplantation
    Summary: Studio sull’utilizzo dei parametri IPF e IRF forniti da XE-5000 (Sysmex) come predittori  dell’attecchimento di cellule staminali ematopoietiche in seguito a trapianto. 44 pazienti, di cui 20 sottoposti a trapianto allogenico e 24 a trapianti autologo, sono stati monitorati valutando l’attecchimento di neutrofili e piastrine definito come il primo di tre giorni consecutivi con una conta assoluta di neutrofili >0,5x109/L o con conta piastrinica >20x109/L. Il cutoff di IRF è stato definito a 12%, mentre per IPF sono stati usati due cutoff, > 6,2% e > 10%. I risultati hanno mostrato che un aumento della conta di neutrofili >0,5 x 109/L era preceduta da un incremento di IRF (>12%) in 38 pazienti. L’aumento della conta piastrinica, invece, era preceduta da un incremento di IPF al di sopra di 6,2% nel 90% dei pazienti, mentre solo il 63% dei pazienti mostrava un aumento di IPF >10%. I risultati, pertanto, promuovono i parametri IPF e IRF come marcatori precoci di attecchimento.
     
  17. Ko Y.J. et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol 53, n 7, pag 1091-1097)
    Reference interval for immature platelet fraction on Sysmex XN hematology analyzer: a comparison study with Sysmex XE-2100
    Summary: Lo studio ha determinato gli intervalli di riferimento dei parametri IPF% e numero assoluto di IPF (A-IPF) per lo strumento Sysmex XN. Conta piastrinica, %-IPF e A-IPF sono  stati confrontati con XE-2100. La valutazione è stata effettuata su 2104 campioni da soggetti sani e 140 da cordone ombelicale. Questo studio su larga scala ha dimostrato una chiara differenza in conta piastrinica e IPF tra Sysmex XN e XE-2100. I nuovi intervalli di riferimento per IPF su Sysmex XN, che ha una maggiore sensibilità strumentale, fornirebbero dati fondamentali per la pratica clinica e la ricerca futura.
     
  18. Van der Linden N et al. (Eur J Haematol, 2014, vol 93, n 2, pag 150-156
    Immature platelet fraction measured on the Sysmex XN hemocytometer predicts thrombopoietic recovery after autologous stem cell transplantation
    Summary: Studio effettuato su un gruppo di 16 pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali (SCT) autologo per valutare IPF come marker di ripresa della produzione piastrinica. La ripresa della produzione è stata definita come il primo giorno in cui il conteggio piastrinico aumenta, senza alcuna trasfusione, superando il RCV (Reference Change Value) ed è stato calcolato su 8 soggetti sani. Il valore di cut-off per IPF, pari a 5,3%, per predire il recupero piastrinico entro 2 giorni è stato ottenuto tramite analisi delle curve ROC dei dati di 16 pazienti con SCT autologo (valore predittivo positivo 0,93). L'implementazione di questo valore soglia nella strategia trasfusionale potrebbe pertanto ridurre il numero di trasfusioni piastriniche profilattiche.
     
  19. Ibrahim H et al (J Am Coll Cardiol, 2014, vol 64, n 20, pag 2122-2129)
    Association of Immature Platelets With Adverse Cardiovascular Outcomes
    Summary: Lo scopo di questo studio è stato quello di capire il ruolo delle piastrine immature (IPC) in pazienti con patologie delle arterie coronarie (CAD) e il loro legame con eventi cardiovascolari avversi (MACE), quali infarto del miocardio, angina ricorrente, morte, etc. Aumenti di IPC sono stati riscontrati in pazienti ipo-responsivi all’aspirina e al clopidrogel. 89 soggetti adulti con diagnosi di CAD, in doppia terapia antiaggregante senza bypass sono stati arruolati nello studio. L’IPC è stato misurato con conta-globuli automatici Sysmex XE-2100 ed ottenuto moltiplicando il numero totale delle piastrine per il valore dell’IPF. Un aggregometro è stato utilizzato per misurare la capacità aggregante delle piastrine in presenza di un agonista. La curva ROC ha evidenziato che un conteggio di IPC≥7,632 piastrine/µl (sensibilità 70%, specificità 82,1%) era associato ad un rischio 4 volte più alto di incorrere in un evento MACE.
     
  20. Eikelboom J.W. et al. (J Am Coll Cardiol, 2014, vol 25, n 64, pag 2130-2132)
    Immature Platelet Count. Part of the Cardiologist’s Complete Blood Count?
    Summary: Studio basato sull’associazione del conteggio di piastrine immature (IPC) in pazienti in trattamento con antiaggreganti piastrinici e il rischio di un maggiore evento cardiovascolare avverso (MACE), quale infarto del miocardio, angina ricorrente o morte. Gli autori hanno commentato il lavoro di Ibrahim (Ibrahim et al., J Am Coll Cardiol, 2014), che ha arruolato 89 pazienti adulti con malattie delle arterie coronarie (CAD) in trattamento con terapia anticoagulante orale. Dall’editoriale si evinceva che IPC è un test di laboratorio facilmente reperibile, semplice ed economico che ha il potenziale di essere facilmente incorporato nella pratica clinica. Tuttavia, evidenziava che la necessità di replicare i risultati con un numero maggiore di pazienti per ottenere stime più solide sull'entità dell'associazione tra IPC e il rischio di MACE. Inoltre, altri aspetti clinici in cui esiste il potenziale per un aumento del turnover piastrinico e una risposta ridotta alla terapia antipiastrinica necessitano di essere ulteriormente esplorati.
     
  21. Greene L.A. et al. (Br J Haematol, 2014, vol 166, n 4, pag 592-600)
    Beyond the platelet count: immature platelet fraction and thromboelastometry correlate with bleeding in patients with immune thrombocytopenia
    Summary: La trombocitopenia immune (ITP) è un disordine eterogeneo caratterizzato da una distruzione delle piastrine da parte del sistema immunitario e  da una trombopoiesi compromessa che colpisce circa 9,5-23,6 individui ogni 100.000 persone. Lo scopo dello studio è stato quello di correlare dal punto di vista clinico il rischio di emorragia (secondo lo score ABS) con alcuni parametri di laboratorio quali:  frazione assoluta di piastrine immature (A-IPF, Sysmex XE-2100), conta piastrinica e tromboelastometria (ROTEM-4). Sono stati analizzati 141 pazienti con ITP, di cui 87 adulti e 54 bambini. Lo studio ha approfondito soprattutto gli aspetti e i parametri legati alla tromboelastometria, ed è emersa una forte correlazione tra le misure di tromboelastometria e A-IPF con rischio di emorragia (ABS). Pertanto, si evinceva come il rischio di sanguinamento fosse molto più correlato al numero delle piastrine immature piuttosto che al numero assoluto di piastrine. Gli autori hanno concluso affermando che A-IPF, tromboelastometria e ABS dovrebbero essere utilizzati  sia nella routine sia nei casi di emergenza.
     
  22. Everett T.R. et al. (Thromb Haemost, 2014, vol 111, n 6, pag 1177-1179)
    Immature platelet fraction analysis demonstrates a difference in thrombopoiesis between normotensive and preeclamptic pregnancies
    Summary: Lavoro effettuato su XE-5000 per la valutazione dell’andamento del parametro IPF% in donne in gravidanza con preeclampsia. Sono state confrontate 10 donne in corso di gravidanze normali e 10 donne con preeclampsia, che a loro volta sono state confrontate con un gruppo di 35 donne sane e non in gravidanza (donatrici). Sul numero di Piastrine non si evidenziavano differenze significative, mentre IPF risultava innalzato in modo statisticamente significativo nel gruppo delle donne in preeclampsia rispetto alle donne in gravidanza normale e rispetto ai controlli. Le gravidanze normali non si differenziavano significativamente dal gruppo di donne non in gravidanza. IPF si è quindi dimostrato un parametro molto valido da utilizzare nei casi a rischio di preeclamsia come dato di cui tener conto nel quadro generale della paziente.
     
  23. Dadu T et al. (Int J Lab Hematol, 2014, vol 36, n 5, pag 499-504)
    Evaluation of the immature platelet fractionas an indicator of PLT recovery in dengue patients
    Summary: Gli autori hanno analizzato i campioni di sangue di 32 pazienti con febbre Dengue su XE-2100 per valutare la potenzialità di IPF come indicatore di ripresa della produzione piastrinica. Infatti, la patologia è caratterizzata da piastrinopenia che a volte rende necessaria la trasfusione. È stato scoperto che l'IPF ha una forte correlazione con il recupero della conta piastrinica nei pazienti con Dengue. L'84,3% dei pazienti ha mostrato un recupero entro 24 ore dopo aver raggiunto il picco di IPF, il 93,75% dei pazienti ha mostrato un recupero entro 24-48 ore dall'aumento dell'IPF rispetto al valore del giorno precedente, e il 100% dei pazienti ha mostrato un recupero entro 24 ore dalla diminuzione dell'IPF rispetto ai giorni precedenti. In conclusione, IPF potrebbe essere utilizzato per valutare il recupero delle piastrine nei pazienti con dengue e potrebbe diventare una guida affidabile per le decisioni riguardanti le trasfusioni piastriniche.
     
  24. Larsen S.B. et al. (PLoS One, 2014, vol 9, n 1, pag 1-6)
    Platelet Turnover in Stable Coronary Artery Disease – Influence of Thrombopoietin and Low-Grade Inflammatio
    Summary: Studio effettuato su 581 pazienti con patologie coronariche stabili (CAD) allo scopo di indagare l’associazione tra parametri piastrinici (IPF%, IPF#, MPV, P-LCR), trombopoietina e marker di basso grado di infiammazione. Inoltre, è stata analizzata la relazione tra parametri di turnover piastrinico e diabete di tipo 2, infarto al miocardio, fumo, età, sesso e insufficienza renale. Sono state osservate forti associazioni tra IPF%, IPF#, MPV, PDW e P-LCR. I livelli di trombopoietina erano inversamente correlati a tutti i parametri di turnover piastrinico, ed erano significativamente aumentati nei pazienti con diabete e nei fumatori. Il basso grado di infiammazione, valutato in modo molto sensibile con la proteina C reattiva, era correlato in modo significativo, seppur debolmente, con IPF# e trombopoietina. Inoltre, anche interleuchina-6 era correlata con la trombopoietina. In conclusione, contrariamente a quanto atteso, in pazienti con CAD la trombopoietina era inversamente associata ai parametri di turnover piastrinico e i parametri infiammatori non sembravano influenzare in modo sostanziale i parametri di turnover piastrinico.
     
  25. Bat T et al. (Transfusion, 2013, vol 53, n 6, pag 1201-1204)
    Measurement of the absolute immature platelet number reflects marrow production and is not impacted by platelet transfusion
    Summary: Lo studio, effettuato su XE-5000, ha valutato l’effetto della trasfusione sulla percentuale di piastrine immature (IPF%) e sul numero assoluto (AIPN).E’ stato studiato l’andamento dei parametri prima e dopo la trasfusione in 9 pazienti trasfusione-dipendenti con insufficienza midollare secondaria ad anemia aplastica, mielodisplasia o condizionamento del trapianto. IPF e AIPN sono stati inoltre misurati serialmente nell'arco di 5 giorni di conservazione in tre componenti di piastrinoaferesi raccolti da donatori normali. Gli autori hanno osservato che la trasfusione di PLT non modificava significativamente il valore medio di AIPN nei pazienti trasfusi. Contrariamente, IPF diminuiva significativamente dal giorno -1 al giorno 0, per poi aumentare nuovamente al giorno +1. Nella componente piastrinica, AIPN e IPF% aumentavano in modo significativo nei 5 giorni di conservazione, molto probabilmente a causa di un artefatto del processo di colorazione e rilevazione di PLT conservate, che invece non venivano più rilevate in vivo in seguito a trasfusione. In conclusione, la trasfusione non alterava il valore di IPF#, convalidando questo parametro come marcatore della produzione midollare di PLT in vari contesti clinici indipendentemente dalla vicinanza all’esecuzione della trasfusione di PLT.
     
  26. Cesari F et al. (Thromb Haemost, 2013, vol 109, n 5, pag 846-853)
    Reticulated platelets predict cardiovascular death in acute coronary syndrome patients. Insights from the AMI-Florence 2 Study
    Summary: Gli autori hanno studiato la relazione tra parametro IPF% (XE-2100) e rischio di morte per malattie cardiovascolari in pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA). I noto in letteratura che le piastrine reticolate hanno una massa maggiore, sono più attive, e hanno un maggiore potenziale pro-trombotico. Lo studio AMI-Florence 2 ha monitorato 229 pazienti con SCA, in cui sono state misurate le piastrine reticolate (RP), espresse come percentuale di RP rispetto al conteggio delle piastrine ottiche totali (frazione di piastrine immature; IPF) e come percentuale di RP altamente fluorescente (H-IPF). Dopo un anno, 22 pazienti sono morti per cause cardiovascolari. Tramite analisi delle curve ROC i valori di cutoff ottimali per prevedere la morte cardiovascolare sono stati definiti come ≥3,3% per IPF e ≥0,9% per H-IPF. In conclusione le piastrine reticolate possono essere considerati marcatori predittivi indipendenti di morte cardiovascolare, e potrebbero essere utili nella stratificazione del rischio in pazienti con sindromi coronariche acute.
     
  27. Cremer M et al. (J Perinatol, 2013, vol 33, n 8, pag 622-626)
    Low immature platelet fraction suggests decreased megakaryopoiesis in neonates with sepsis or necrotizing enterocolitis
    Summary: Studio di valutazione del conteggio assoluto di IPF in campioni di pazienti neonatali con diagnosi di enterocolite necrotizzante (NEC) o sepsi. In parallelo alla diminuzione della conta piastrinica, il valore di IPF# medio diminuiva significativamente tra T0 (diagnosi) e T2 (3-5 giorni dopo l’insorgenza) in neonati con sepsi o NEC, e si osservava una significativa correlazione positiva tra conta piastrinica e IPF#. I neonati morti per enterocolite mostravano un IPF significativamente basso rispetto al gruppo di controllo. Pertanto, la diminuzione di IPF# in corso di sepsi e NEC suggeriva una soppressione dell’attività megacariopoietica.
     
  28. Funck-Jensen K.L.  et al. (Platelets, 2013, vol 24, n 7 , pag 528-537)
    Increased platelet aggregation and turnover in the acute phase of ST-elevation myocardial infarction
    Summary: In pazienti con  infarto miocardico con sopraelevazione del tratto ST (STEMI) il trattamento raccomandato è l’applicazione di uno stent mediante intervento coronarico percutaneo primario (PPCI), che può portare a trombosi nonostante la somministrazione di antiaggreganti convenzionali. Lo studio, pertanto ha valutato l'effetto antipiastrinico di aspirina/clopidogrel e il turnover piastrinico in fase acuta di STEMI e in fase stabile (3 mesi dopo). Nella fase acuta di STEMI, l'aggregazione piastrinica residua era significativamente più alta prima della PPCI rispetto a 4 e 12 ore dopo la dose di carico di aspirina e clopidogrel e a 3 mesi dopo. Inoltre, gli indici di turnover piastrinico (MPV, IPF% e IPF#) aumentavano maggiormente nella fase acuta rispetto a 3 mesi dopo PPCI. In conclusione, l'aggregazione piastrinica residua era elevata nella fase acuta di STEMI nonostante il trattamento con aspirina e clopidogrel. Pertanto, l'aumento del turnover piastrinico potrebbe spiegare almeno in parte la ridotta efficacia dei farmaci antipiastrinici nella fase acuta di STEMI.
     
  29. Ko Y.J. et al. (Int J Lab Hematol, 2013, vol 35, n 5, pag 528-533)
    Establishment of reference interval for immature platelet fraction
    Summary: Determinazione dei valori di riferimento di IPF% e IPF#, con XE-2100 (Sysmex), su 2152 individui sani adulti e 133 campioni di sangue cordonale secondo le linee guida ICSH. In tutti gli individui gli intervalli di riferimento sono risultati per %-IPF e A-IPF 0.5–3.3% (0.5–3.1% negli uomini; 0,5–3,4% nelle donne) e 1,25–7,02 x 109/L (1,30–6,80 x 109/L negli uomini; 1,21–7,15 x 109/L nelle donne). Gli intervalli di riferimento di %-IPF e A-IPF nel sangue cordonale sono risultati 0,7–3,8% e 1,93–9,7 x 109/L.
     
  30. Michael-Imobioh M. (SEHS, 2013)
    An investigation into parameters that can predict Bone marrow engraftment post transplantation using the newly introduced Sysmex XN analyser
    Summary: Lo scopo dello studio era quello di confermare il potenziale valore predittivo di IPF, PLT-F, ANC, MONO, IRF e FRC, nello stabilire il recupero piastrinico in seguito a trattamenti come chemioterapia o trapianto di cellule staminali e midollo osseo. Il parametro IPF mostrava variazioni più precoci (3-4 giorni) rispetto a monociti e neutrofili nella ripresa post trapianto midollare. Lo studio ha dimostrato che il parametro IPF% ha un significativo ruolo diagnostico e predittivo nei casi di trombocitopenia. Pertanto, IPF potrebbe essere utilizzato come parametro di routine in tutti gli ospedali e parametro non invasivo nel monitoraggio della risposta alle terapie. Inoltre, si evidenziava che la strumentazione XN fornisce valide e semplici alternative nella valutazione dei pazienti post trapianto.
     
  31. Parco S et al. (Onco Targets Ther, 2012, vol 51, n 5, pag 1-5)
    Application of reticulated platelets to transfusion management during autologous stem cell transplantation
    Summary: L’obiettivo dello studio è stato valutare se le trasfusioni con soluzioni ricche di IPF durante il trapianto autologo di cellule staminali del sangue periferico, riducessero l’insorgenza di emorragie. Sono stati analizzati 40 bambini con patologie ematologiche sottoposti a trapianto autologo di cellule staminali del sangue periferico. I 20 pazienti che hanno ricevuto soluzioni con un'alta percentuale di IPF (3% -9% del numero totale di piastrine infuse) hanno richiesto meno trasfusioni rispetto ai 20 pazienti che hanno ricevuto trasfusioni con una bassa percentuale di IPF (0% -1% del numero totale di piastrine infuse). In conclusione, il lavoro evidenziava come i pazienti trasfusi con soluzioni ricche di IPF hanno mostrato minori complicazioni emorragiche e hanno avuto necessità di meno trasfusioni profilattiche.
     
  32. Psaila B et al. (Blood, 2012, vol 119, n 17, pag 4066-4072)
    In vivo effects of eltrombopag on platelet function in immune thrombocytopenia: no evidence of platelet activation
    Summary: Studio dell’effetto del farmaco eltrombopag, agonista del recettore della trombopoietina, in pazienti affetti da trombocitopenia autoimmune (ITP). La funzione piastrinica è stata analizzata mediante citofluorimetria su campioni di sangue intero di 20 pazienti trattati con il farmaco al giorno 0, 7 e 28. Eltrombopag ha portato a un leggero aumento della reattività piastrinica a TRAP (peptide attivante il recettore della trombina) solo nei pazienti che rispondevano a eltrombopag, seppur a livelli non superiori rispetto ai controlli. Gli esperimenti su sangue intero hanno dimostrato che probabilmente tale aumento era dovuto ad un maggior numero di piastrine piuttosto che ad una maggiore reattività. In conclusione, sebbene i pazienti con ITP mostrassero un'attivazione piastrinica basale più elevata rispetto ai controlli, eltrombopag non causava attivazione piastrinica o iper-reattività indipendentemente da un’aumentata conta piastrinica.
     
  33. Zucker M.L. et al. (Int J Lab Hematol, 2012, vol 34, n 5, pag 525-532)
    Mechanism of thrombocytopenia in chronic hepatitis C as evaluated by the immature platelet fraction.
    Summary: Studio di valutazione del parametro IPF% in pazienti affetti da epatite C. In corso di epatite è frequente che i pazienti siano trombocitopenici. Lo studio ha studiato le possibili cause, evidenziando che la distruzione o il sequestro periferico di piastrine determinato dall’ipersplenismo sembrerebbe il meccanismo principale che determina trombocitopenia. In conclusione, il parametro IPF risultava un buon indice per differenziare tra distruzione piastrinica e insufficienza midollare in questo tipo di pazienti.
     
  34. Sysmex Xtra Online (2012)
    The immature platelet fraction (IPF) – The first to know about megakaryocyte activity
    Summary: Pubblicazione Sysmex che illustra la metodologia di analisi del parametro IPF (XE-5000). Inoltre, viene evidenziata la sua utilità clinica nel diagnosticare in modo differenziale i diversi tipi di trombocitopenia, nonché di determinarne le differenti cause e di monitorarne l’andamento
     
  35. Barsam S.J. et al. (Blood, 2011, vol 117, n 21, pag 5723-5732)
    Platelet production and platelet destruction: assessing mechanisms of treatment effect in immune thrombocytopenia
    Summary: Studio di IPF in valore assoluto (A-IPF) nel determinare gli effetti farmacologici in pazienti affetti da trombocitopenia immune (ITP). Tutti i 5 pazienti con una risposta piastrinica a Eltrombopag, ma nessuno dei responder all’anticorpo anti-FcγRIII, mostravano risposte A-IPF corrispondenti. Tutti i pazienti che rispondevano all'immuneglobulina RhoD (anti-D) e 6 su 8 che rispondevano all'immunoglobulina endovenosa (IVIG) non mostravano aumenti corrispondenti di A-IPF, al contrario di 2 pazienti con IVIG e 1 con IVIG anti-D. Questo supportava l'inibizione della distruzione piastrinica come meccanismo primario di anti-D e IVIG per via endovenosa, sebbene IVIG possa anche migliorare la trombopoiesi. Rispetto ai controlli, la glicocalicina plasmatica, rilasciata durante la distruzione piastrinica, era più alta nei pazienti ITP in cui era inversamente correlata a A-IPF. I non responder agli agenti trombopoietici, invece, mostravano un aumento dei megacariociti ma non di A-IPF, suggerendo che gli anticorpi bloccavano il rilascio piastrinico. In conclusione, A-IPF misura la trombopoiesi in tempo reale, fornendo informazioni sui meccanismi dell'effetto terapeutico.
     
  36. Kuang M et al. (Sysmex Journal International, 2011, vol 21, n 1, pag 1-4)
    Comparison of methodologies for detecting Reticulated Platelets and establishments of normal reference range
    Summary: Il metodo di conteggio delle piastrine reticolate (IPF) disponibile sull’analizzatore XE-5000 si è dimostrato molto più stabile e ripetibile rispetto al metodo di conteggio in citofluorimetria con il colorante arancio tiazolico. Inoltre, il conteggio con XE richiede minor manualità, riduce il TAT e permette di effettuare la verifica strumentale con sangue di controllo.
     
  37. Gonçalo A.P. et al. (Transplant Proc, 2011, vol 43, n 1, pag 241-243)
    Predictive value of immature reticulocyte and platelet fractions in hematopoietic recovery of allograft patients.
    Summary: Valutazione di IPF e IRF nel trapianto di cellule staminali in pazienti affetti da svariate malattie ematologiche. Lo studio ha evidenziato che i parametri potrebbero fornire un’indicazione predittiva sull’attecchimento in seguito a trapianto in modo precoce rispetto ad altri parametri, quali neutrofili in valore assoluto (4 giorni di anticipo) e piastrine (2 giorni di anticipo). Inoltre, in pazienti in regime non mieloablativo il potere predittivo era ancora più rilevante dal punto di vista clinico. Pertanto, queste frazioni immature aprono nuove prospettive per il monitoraggio del supporto trasfusionale dei pazienti attraverso il recupero post-trapianto.
     
  38. Liu Y et al. (Zhongguo Shi Yan Xue Ye Xue Za Zhi, 2011, vol 19, n 4, pag 979-982)
    Role of reticulated platelets and platelet-associated antibody in differential diagnosis of idiopathic thrombocytopenic purpura
    Summary: Valutazione del ruolo delle piastrine reticolate (RF) e degli anticorpi associati alle piastrine (PAIg) nella diagnosi differenziale di porpora trombocitopenica idiopatica (ITP). La sensibilità, la specificità e il valore predittivo negativo dell'IPF erano superiori a quelli del PAIgG, mentre il valore predittivo positivo dell'IPF era leggermente inferiore a quello del PAIgG. Si concludeva che sia IPF sia PAIgG sono utili nella diagnosi differenziale dell'ITP. Tuttavia, il valore diagnostico di IPF risultava migliore di quello di PAIgG.
     
  39. Panova-Noeva M et al. (Blood, 2011, vol 118, n 9, pag 2599-2601)
    JAK2V617F mutation and hydroxyurea treatment as determinants of immature platelet parameters in essential thrombocythemia and polycythemia vera patients
    Summary: Le piastrine immature (IPF), che sono emostaticamente più attive delle piastrine mature, sono elevate nella trombocitemia essenziale e nella policitemia vera, due neoplasie mieloproliferative (MPN) caratterizzate da un aumentato rischio di trombosi. Lo studio ha valutato l’influenza di fattori patogenetici, come la mutazione JAK2V617F, su IPF. I risultati evidenziavano che la mutazione JAK2V617F era legata alla quantità di IPF nei pazienti con MPN e ciò potrebbe contribuire al fenotipo protrombotico in questi pazienti. Inoltre, l'IPF è risultato suscettibile al trattamento mielosoppressivo, che può spiegare l'effetto favorevole della terapia con idrossiurea sull'esito di MPN e il rischio trombotico associato.
     
  40. Cesari F et al. (Thromb Haemost, 2010, vol 104, n 4, pag 804-810)
    High platelet turnover and reactivity in renal transplant recipients patients.
    Summary: Lo studio ha valutato piastrine reticolate (RP), reattività piastrinica e fattore di von Willebrand (vWF) in pazienti che hanno subito trapiantato di rene (RTR). 84 pazienti non sono stati trattati (gruppo A), 66 sono stati trattati con acido acetilsalicilico (gruppo B), e 60 soggetti sani sono stati utilizzati come gruppo di controllo. Nei gruppi A e B sono stati rilevati valori significativamente più elevati di IPF% rispetto ai controlli. Inoltre, IPF% e IPF# erano significativamente e positivamente correlati al collagene-PA. Analizzando il gruppo B in base alla reattività piastrinica residua (RPR), è stato osservato un numero significativamente più elevato di RP tra i pazienti con RPR da collagene. Inoltre, in un'analisi di regressione logistica multipla, IPF# influenzava significativamente il rischio di avere un RPR da collagene. Per quanto riguarda vWF, i pazienti con RTR mostravano livelli più alti rispetto ai soggetti di controllo. Abbiamo documentato un maggiore turnover piastrinico in entrambi i gruppi di pazienti con RTR e una maggiore reattività piastrinica nei pazienti con RTR non sottoposti a terapia rispetto ai controlli. Questo dato potrebbe fornire un’informazione aggiuntiva per comprendere l’aumento del rischio cardiovascolare in questi soggetti.
     
  41. Yamaoka G et al. (Int J Lab Hematol, 2010, vol 32, n 6, e208-e216)
    The immature platelet fraction is a useful marker for predicting the timing of platelet recovery in patients with cancer after chemotherapy and hematopoietic stem cell transplantation
    Summary: Gli autori hanno valutato l’utilità clinica del valore percentuale della frazione piastrinica immatura (IPF%), misurata con l’analizzatore XE-2100 (Sysmex), nel prevedere i tempi di recupero piastrinico dopo chemioterapia e trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT). I risultati hanno evidenziato che un valore di IPF% superiore al 10% può essere considerato un utile indicatore per verificare il tempo di ripresa della trombopoiesi dopo chemioterapia o HSCT, e ha il potenziale di facilitare una trasfusione di piastrine ottimale.
     
  42. Nomura T et al. (Int Jnl Lab Hem, 2010, vol 32, n 3, pag 299-306)
    Immature platelet fraction measurement in patients with chronic liver disease: a convenient marker for evaluating cirrhotic change
    Summary: Studio dell’utilità del parametro IPF in pazienti trombocitopenici con disfunzione epatica nella diagnosi differenziale delle epatopatie croniche. L’analisi delle curve ROC ha rivelato un significato diagnostico di conta piastrinica e IPF# tra pazienti cirrotici e pazienti non cirrotici. Gli autori hanno pertanto sviluppato una potente funzione di analisi discriminante multivariata (MDA) basata sul conteggio piastrinico e IPF%. L'accuratezza diagnostica ottenuta dalla funzione MDA era superiore a quella ottenuta dal numero assoluto di piastrine e IPF, suggerendo di usare tale strumento per la diagnosi di cirrosi epatica.
     
  43. Pons I et al. (Eur J Haematol, 2010, vol 85, n 2, pag 158-163)
    Correlation between immature platelet fraction and reticulated platelets. Usefulness in the etiology diagnosis of thrombocytopenia
    Summary: Confronto tra IPF e piastrine reticolate (RP) contate al citofluorimetro, e valutazione dell’utilità di IPF in pazienti trombocitopenici. Lo studio ha evidenziato una buona correlazione tra IPF e RP principalmente in caso di trombocitopenia causata da distruzione periferica. IPF si è rivelato un parametro semplice da ottenere, standardizzato e riproducibile, e potrebbe quindi essere un parametro di screening utile in pazienti con trombocitopenia.
     
  44. Ruisi M.M. et al. (Am J Hematol, 2010, vol 85, n 8, pag 622-624)
    Stability of measurement of the immature platelet fraction.
    Summary: Studio effettuato su 103 campioni di pazienti affetti da trombocitopenia autoimmune (ITP) al fine di valutare la stabilità di conta piastrinica IPF. IPF% è stato misurato sugli stessi campioni di sangue, raccolti in provette con EDTA, a fresco e a 24 ore dalla raccolta. Sulla base dei risultati ottenuti, era chiaro che le provette EDTA sono stabili a temperatura ambiente per 24 ore. Pertanto, i risultati possono essere utilizzati per stimare la trombopoiesi se misurati entro 24 ore dalla flebotomia.
     
  45. Strauss G et al. (Pediatr Blood Cancer, 2010, vol 57, n 4, pag 641-647)
    Immature platelet count: A simple parameter for distinguishing thrombocytopenia in pediatric acute lymphocytic leukemia from immune thrombocytopenia
    Summary: Valutazione dei parametri ematologici addizionali forniti dai nuovi analizzatori ematologici nella diagnosi di trombocitopenia isolata nei bambini. Nei bambini con difetti di produzione piastrinica IPF% era basso, mentre in bambini con trombocitopenia immunitaria acuta (ITP) IPF% era marcatamente aumentato, riflettendo un turnover piastrinico accelerato. Inoltre, anche i bambini con diagnosi di leucemia linfatica acuta (ALL) avevano un IPF% elevato, suggerendo che la trombopoiesi fosse stimolata nonostante l'assenza virtuale di progenitori del midollo osseo. Un basso valore di IPF# basso è stato osservato solo in pazienti con ITP acuta. Pertanto, sia IPF% che IPF# risultano essere parametri molto utili per comprendere l’eziopatogenesi delle piastrinopenie in età pediatrica.
  1. Cao J et al. (Lab Med, 2017, vol 48, n 2, pag 188-194)
    Establishing a Stand-Alone Laboratory Dedicated to the Care of Patients with Ebola Virus Disease
    Summary: Descrizione della creazione di un laboratorio stand alone dedicato allo studio di pazienti affetti da virus Ebola associato ad un reparto di terapia intensiva. La valutazione del rischio, la validazione strumentale e la formazione del personale sono le componenti principali del successo di questo tipo di laboratorio. Dopo essere stati individuati dal team specializzato gli esami diagnostici utili per EVD (Ebola virus disease), il laboratorio è stato dotato di strumentazione POC e test manuali per la loro esecuzione. Tra questi analizzatori è stato scelto Sysmex pocH-100i. La valutazione dell’accuratezza strumentale, effettuata attraverso l’analisi di 30 soggetti eseguiti in doppio con Sysmex XE-2100, ha fornito un coefficiente di correlazione sempre superiore a 0,996 per i parametri WBC, RBC, HGB, HCT, PLT. Negli studi di precisione within-run e between-run i CV sono stati sempre al di sotto di quanto riportato dal produttore. Infine, è stata verificata la linearità utilizzando il kit Range Check X II di Sysmex, ottenendo ottimi valori di linearità e correlazione con il valore target.
     
  2. Wada A et al. (PLoS One, 2015, vol 10, n 10, e0141311)
    Accuracy of a New Platelet Count System (PLT-F) Depends on the Staining Property of Its Reagents
    Summay: L’articolo ha evidenziato l’accuratezza del conteggio PLT-F di Sysmex XN in campioni anomali. Il sistema PLT-F ha discriminato correttamente le piastrine daegli eritrociti. I suoi reagenti coloravano fortemente alcuni organelli intra-piastrinici marcati con anti-Grp75, ma solo lievemente la membrana plasmatica di piastrine ed eritrociti. L'osservazione microscopica e l'esame in citometria a flusso hanno rivelato che tutte le cellule fortemente colorate esprimevano anche CD41 e CD61, marcatori specifici per le piastrine. Questo studio ha rivelato che la proprietà di colorazione dei reagenti PLT-F, in base alla quale le piastrine e gli eritrociti frammentati sono chiaramente distinti, contribuisce alla precisione del conteggio piastrinico del sistema PLT-F.
     
  3. Tailor H and Briggs C. (Hospital Health Care Europe-HHE, 2014, pag 181)
    Evaluating platelet counting on a new automated analyser
    Summary: Gli autori hanno descritto le varie tipologie di conteggio piastrinico, ottico e impedenziometrico, offerte dalla strumentazione Sysmex, soffermandosi sul nuovo canale PLT-F di XN. La lettura con il nuovo canale in fluorescenza mostrava vantaggi maggiori rispetto alla conta in impedenziometria. Inoltre, lo strumento ha dimostrato performance migliori anche rispetto al conteggio ottico effettuato XE anche in campioni con conte al di sotto di 30.000 piastrine/mL. Le migliori performance di PLT-F sono spiegate dal fatto che effettua un conteggio esteso (volume 5 volte maggiore), aumentando così accuratezza e precisione, mostrando CV pari al 4% in intervalli di conteggio compresi tra 9.000 e 39.000 piastrine/mL. Ciò offre una precisione di gran lunga superiore rispetto a quanto precedentemente documentato sulla conta piastrinica in impedenza effettuata da XE-2100.
     
  4. Park S.H. et al. (Ann Lab Med, 2014, vol 34, n 6, pag 471-474)
    The Sysmex XN-2000 Hematology Autoanalyzer Provides a Highly Accurate Platelet Count than the Former Sysmex XE-2100 System Based on Comparison with the CD41/CD61 Immunoplatelet Reference Method of Flow Cytometry.
    Summary: Studio di correlazione confrontando il conteggio piastrinico effettuato da XN-2000, XE-2100 con quello effettuato in citofluorimetria (colorazione CD41/CD61). Sono stati analizzati 195 emocromi, di cui 48 piastrinopenici (PLT<20.000/mL). Sia XE sia XN mostravano un coefficiente di correlazione elevatissimo con il metodo di riferimento. Si osservava solo un lieve bias tra la conta PLT-F di XN e la conta PLT-O di XE, che sottostimava leggermente il numero di piastrine rispetto alla citofluorimetria. Riassumendo, il metodo PLT-F di XN-2000 effettua una conta piastrinica rispetto al metodo PLT-O di XE-2100 anche in campioni con conteggi piastrinici bassi. Pertanto, PLT-F può essere più utile di PLT-O nel prendere decisioni cliniche appropriate riguardo alla trasfusione piastrinica in pazienti trombocitopenici.
     
  5. Tanaka Y et al. (J Clin Lab Anal, 2014, vol 28, n 5, pag 341-348)
    Performance Evaluation of Platelet Counting by Novel Fluorescent Dye Staining in the XN-Series Automated Hematology Analyzers
    Summary: Valutazione del canale PLT-F di XN e confronto con il conteggio PLT-I, PLT-O e con il metodo di riferimento in citofluorimetria (CD61). Le prestazioni di base del conteggio piastrinico PLT-F sono state soddisfacenti in termini di riproducibilità, linearità e correlazione in-run. Inoltre, la correlazione è stata soddisfacente con l'analisi in citofluorimetria anche per campioni da pazienti con ustioni e con frammenti di globuli bianchi, flag di anomalie piastriniche e conte piastriniche basse (<50×109/L). Le prestazioni di conteggio piastrinico del canale PLT-F della serie XN hanno migliorato l'accuratezza e la precisione nella gamma bassa e in campioni anomali, evitando l'interferenza di particelle non piastriniche.
     
  6. Arneth et al. (J Clin Lab Anal, 2015, vol 29, n 3, pag 175-183)
    Technology and New Fluorescence Flow Cytometry Parameters in Hematological Analyzers
    Summary: L’articolo fornisce una descrizione generale della tecnologia della serie XE e dei vantaggi di citometria a flusso in fluorescenza e conta cellulare automatica. Inoltre, evidenza la superiorità dello strumento XE-5000 rispetto ad analizzatori precedenti.
     
  7. Schoorl M et al. (Am J Clin Pathol, 2013, vol 140, n 4, pag 495-499)
    New fluorescent method (PLT-F) on Sysmex XN2000 hematology analyzer achieved higher accuracy in low platelet counting
    Il nuovo analizzatore Sysmex XN-2000 offre 3 metodi per il conteggio piastrinico: in impedenza (PLT-I), ottico (PLT-O) e in fluorescenza (PLT-F). È stata studiata la precisione del metodo PLT-F nei campioni di sangue con conta piastrinica inferiore a 5000/μL ed è stata confrontata con il metodo di riferimento CD61-ImmunoPLT. Per il confronto, PLT-I e PLT-O sono stati determinati sull'analizzatore Sysmex XN2000 e Sysmex XE2100.
    In campioni con conte piastriniche di 20×103/μL, la riproducibilità per PLT-I, PLT-O e PLT-F su XN-2000 ha dimostrato coefficienti di variazione pari a 9,3%, 8,5 % e 3,0%, rispettivamente. La correlazione tra PLT-O su XN-2000 e XE-2100 ha prodotto un valore r superiore a 0,977. L'analisi di regressione lineare tra i metodi PLT-F e CD61-ImmunoPLT ha prodotto un PLT-F=0,71*CD61 - 0,8 (r = 0,988), mentre quella tra PLT-F e PLT-O su XN-2000 ha prodotto un PLT-F=1,05*PLT-O - 2 (r = 0,975). Utilizzando una soglia trasfusionale di 20×109/L piastrine, invece, si otteneva un PLT-F=0,90*PLT-O - 0,4 (r = 0,956). Il nuovo metodo disponibile su XN-2000 ha dimostrato risultati eccellenti in termini di riproducibilità in campioni con conta piastrinica inferiore a 50×109/L, evidenziando l’utilità di PLT-F nel prendere decisioni migliori per le trasfusioni piastriniche.
     
  8. Melnichuk et al. (SEHS, 2013)
    Age dynamics and reference intervals for white blood cells parameters in healthy newborns and children
    Summary: Studio dei valori di normalità di Piastrine e Formula nei neonati (anche sangue cordonale) e bambini.
     
  9. Briggs C et al. (J Clin Pathol, 2012, vol 65, n 11, pag 1024-1030)
    Performance evaluation of the Sysmex haematology XN modular system
    Summary: Lo studio ha confrontato la performance dello strumento modulare XN con XE-2100 e microscopia manuale, ed è stata effettuata una valutazione del workflow di 1000 campioni al fine di confrontare la velocità delle operazioni e il numero di vetrini richiesti da entrambi i sistemi.   Dall’articolo sono emerse le nuove caratteristiche di XN. In primo luogo, la conta di NRBC viene eseguita su tutti i campioni, eliminando la necessità di effettuare rerun. Inoltre, il numero di falsi positivi di flag per blasti, linfociti anormali e linfociti atipici è significativamente ridotto, determinando una riduzione del numero di vetrini senza però osservare un aumento di falsi negativi. XN è anche equipaggiato della modalità di conteggio esteso per campioni leucopenici, di cui è suggerito il cutoff a <0,5x109/L, che si è dimostrata più precisa rispetto alla modalità sangue intero e fornisce valori di formula più accurati. Su XN, la conta delle piastrine fluorescenti è effettuata su un canale dedicato (PLT-F). Se gli istogrammi relativi alla conta di eritrociti e piastrine sono anormali o i picchi troppo bassi, la conta di piastrine fluorescenti viene effettuata automaticamente sul canale PLT-F. Dal confronto è emersa una buona correlazione per tutti i parametri analizzati, una riduzione del TAT pari al 10% e una riduzione del 49% del numero di strisci ematologici, senza perdita di sensibilità e fornendo risultati più precisi ed accurati.
     
  10. Briggs C et al. (Int J Lab Hematol, 2007, vol 29, n 2, pag 77-91)
    Continuing developments with the automated platelet count
    Summary: La review ha descritto in modo completo ed esaustivo i diversi metodi di conteggio piastrinico. Sono stati illustrati conteggio manuale, conteggio in citofluorimetria e i conteggi automatizzati dei vari analizzatori ematologici presenti sul mercato. E’ stato illustrato anche il parametro IPF, che potrebbe consentire un uso più ragionato della trasfusione piastrinica profilattica riducendo l’utilizzo di concentrati piastrinici.
     
  11. Kaito K et al. (Br J Haematol, 2005, vol 128, n 5, pag 698-702)
    Platelet size deviation width, platelet large cell ratio, and mean platelet volume have sufficient sensitivity and specificity in the diagnosis of immune thrombocytopenia
    Summary: Studio dei parametri piastrinici PDW, MPV e P-LCR nelle diagnosi di trombocitopenia. Sono stati analizzati pazienti con trombocitopenia da aumentata distruzione (immuno-trombocitopenia,ITP) e da ipoproduzione (anemia aplastica, AA). Tutti gli indici piastrinici erano significativamente più alti in pazienti con ITP rispetto a quelli con AA. Dall’analisi delle curve ROCemerso che PDW e P-LCR avevano i più alti valori di AUC, indicando che questi valori erano molto affidabili per la trombocitopenia immunitaria. I nostri risultati suggeriscono che questi indici forniscono informazioni cliniche sulle condizioni di trombocitopenia.
     
  12. Segal H.C. et al. (Br J Haematol, 2005, vol 128, n 4, pag 520-525)
    Accuracy of platelet counting haematology analysers in severe thrombocytopenia and potential impact on platelet transfusion
    Summary: Questo ampio studio multicentrico ha determinato l’accuratezza del conteggio piastrinico effettuato dagli analizzatori di alta fascia presenti sul mercato. Gli autori hanno valutato i conteggi piastrinici automatizzati sotto la soglia di 20.000 PLT/mL rispetto al metodo di riferimento immunologico (CD41/CD61) allo scopo di determinare le performance strumentali per la soglia trasfusionale di 10.000 PLT/mL (con proposta di scendere a 5.000 PLT/mL). Gli analizzatori hanno evidenziato accuratezze e precisioni differenti sia tra analizzatori che tra conteggi con tecnologia diversa negli stessi strumenti. Gli autori suggeriscono la necessità di un controllo inter-laboratorio che consenta una calibrazione strumentale allineata. Sysmex XE-2100 ha mostrato la miglior accuratezza nel conteggio con metodica impedenziometrica.


  1. Favresse J et al. (Int J Lab Hematol, 2018, vol 40, n 2, pag e28-e32)
    Characterization of Candida spp. Interference on the Sysmex XN-1000 body fluid mode
    Questo lavoro ha valutato le possibili interferenze di 4 differenti specie di Candida (C. albicans, C. glabrata, C. krusei e C. parapsilosis) nella conta BF-mode effettuata sullo strumento SysmexXN-1000. In primo luogo, èstato osservato che ogni specie di Candida, di cui sono state analizzate sospensioni cellulari a diverse diluizioni, era in grado di interferire con la conta di WBC (PMN e MN) e di cellule totali (TC=WBC+HF), mentre la contadi cellule ad elevata fluorescenza (HF) era meno influenzata dalla presenza del lievito. In dettaglio, lo strumento classificava C. albicans, C. krusei e C. parapsilosis per lo più come cellule polimorfonucleate, mentre C. glabrata veniva erroneamente considerata come parte del cluster di cellule mononucleate. La versione 00.18 del software XN-BF, pertanto, è risultata efficiente nell’identificare il cluster indesiderato, rappresentato dalla nuvola di “ghost debris” di coloreblu scuro situata nella parte inferiore dello scattergram, che veniva evidenziato mediante la segnalazione strumentale “WBC Abn. Scattergram”. Gli stessi risultati sono stati osservati inoculando C. albicans in 4 differenti fluidi biologici. In queste condizioni, XN-1000 ha mostrato un’ottima efficienza nell’identificare il cluster indesiderato, in particolare in campioni leucopenici o acellularizzati. Rispetto ad un precedente studio effettuato su XT-4000i (Sysmex), il presente lavoro ha evidenziato solo una debole interferenza di C. krusei su XN-1000, probabilmente grazie ai miglioramenti apportati nel tempo a software e analizzatore. In conclusione, lo studio ha dimostrato che le varie specie di lievito interferiscono con la conta di WBC e TC nei fluidi biologici, ma solo in misura minore con le cellule HF e che la modalità XN-BF è in grado di identificare efficientemente un’eventuale interferenza da lievito.
     
  2. Buoro S et al. (Clin Chim Acta, 2016, vol 452, pag 92-98)
    Cell Population Data and reflex testing rules of cell analysis in pleural and ascitic fluids using body fluid mode on Sysmex XN-9000
    Summary: Analisi completa ed approfondita delle performance generali dell’analizzatore XN-9000 nella lettura di liquidi ascitici (AS) e pleurici (PL). Sono stati analizzati 152 liquidi biologici (BF), di cui 105 AS e 47 PL. Le analisi hanno evidenziato ottime performance di sensibilità, linearità e carryover, e come dimostrato dalle curve ROC, anche la corrispondenza con il microscopio ottico e la correlazione diagnostica risultavano eccellenti. La valutazione della differenziazione cellulare ha riportato performance strumentali di livello in particolare sui neutrofili, mentre erano lievemente inferiori per le cellule monomorfonucleate che, seppur contate in modo affidabile, potevano risentire della presenza dei macrofagi. La modalità BF, inoltre, identificava in modo preciso cellule ad elevata fluorescenza, al cui interno si trovano cellule mesoteliali e tumorali, fornendo un campanello d’allarme importantissimo. La performance diagnostica era eccellente anche su campioni negativi, in cui raggiungeva una sensibilità pari al 100%. Infine, XN-BF forniva i parametri strutturali di linfociti, monociti e neutrofili, che hanno permesso di incrementare la quantità e la qualità di dati disponibili per lo screening dei fluidi biologici analizzati. In conclusione, la valutazione del modulo XN-BF suggeriva che l’analisi cellulare automatizzata potrebbe essere una valida alternativa alla microscopia ottica per lo screening di fluidi biologici, aumentando la standardizzazione dell’analisi, riducendo il TAT e ottimizzando il flusso di lavoro.
     
  3. Fleming C et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol 53, n 11)
    Clinical relevance and contemporary methods for counting blood cells in body fluids suspected of  inflammatory disease
    Summary: Revisione di 143 articoli relativi a studi sull’uomo che analizza la rilevanza dell’analisi di fluidi biologici (BF) in varie situazioni diagnostiche e descrive le diverse tecnologie analitiche utilizzate per i conteggi. Nella prima parte l’articolo si focalizza sulla significatività diagnostica del numero totale dei WBC e del conteggio differenziale in liquido cerebrospinale, ascitico, pleurico, sinoviale, e fluido da dialisi peritoneale ambulatoriale continua, in corso di malattie infiammatorie. Nella seconda parte vengono descritte le tecniche laboratoristiche per l’analisi emocitometrica, quali fase preanalitica secondo le linee guida CSLI, revisione microscopica ed analisi ematologica automatizzata. Una tabella riassuntiva riporta vantaggi, svantaggi e raccomandazioni tratte dalla letteratura per gli analizzatori presenti al momento sul mercato. Dall’analisi della tabella si evince che gli analizzatori Sysmex, oltre ad offrire vantaggi come riduzione di costi e TAT, si sono dimostrati accurati e sensibili. Infine, i risultati delle performance degli analizzatori nel diagnosticare l’infiammazione in campioni di liquido cerebrospinale sono stati paragonati alla microscopia ottica manuale, concludendo che tutti gli analizzatori sono adatti per l’analisi dei BF con sospetto di malattia infiammatoria in quanto in grado di fornire rapidamente risultati preliminari utili ad indirizzare la terapia sul paziente. La migliore sensibilità analitica è stata riportata per Advia 120/2120 e XN-BF, che era superiore a quella di Cell-Dyn ed LH 750.
     
  4. Cho Y.U. et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 3, pag 346)
    Body fluid cellular analysis using the Sysmex XN-2000 automatic hematology analyzer: focusing on malignant samples
    Summary: Studio delle performance del programma Body Fluid (BF) di XN (Sysmex). Sono stati analizzati 405 campioni, di cui 125 contenenti cellule maligne, paragonando i conteggi XN con il conteggio manuale. Sia in fluidi cerebrospinali (CSF), sia in fluidi non-CSF si è osservata una buona correlazione per WBC, RBC, cellule mononucleate e polimorfonucleate. In campioni non-CSF, inoltre, le correlazioni miglioravano se si escludevano campioni contenenti cellule maligne. Le cellule ad elevata fluorescenza (HF-BF) sono spesso state identificate in campioni maligni, sebbene non abbiano sempre dimostrato correlazione con le cellule maligne. L’analisi delle curve ROC ha determinato un cut-off di 6,9/100 WBC al di sopra del quale è elevato il sospetto della presenza di cellule maligne. La modalità BF, pertanto, potrebbe essere un’alternativa alla conta manuale nell’analisi dei fluidi biologici, con il consiglio di effettuare una revisione microscopica qualora la concentrazione di HF-BF dovesse superare la soglia stabilita.
     
  5. Li et al. (Scand J Clin Lab Invest, 2014, vol 74, n 8, pag 673-80)
    Automated white blood cell counts in cerebrospinal fluid using the body fluid mode on the platform Sysmex XE-5000
    Summary: Valutazione della performance di XE-5000 nella lettura del liquido cerebrospinale a confronto con la lettura manuale e citofluorimetrica. 198 campioni sono stati analizzati in modalità body fluid (BF). Nel set-up sperimentale, l'imprecisione in-run e tra giorni diversi nella quantificazione del numero totale di WBC era soddisfacente per conteggi di WBC≥25 ×106/L. Rispetto al conteggio delle cellule previsto, si è osservato solo un piccolo bias rilevato in caso di conte basse. La differenziazione tra cellule polimorfonucleate (PMN) e mononucleate (MNC) era in accordo con la citometria a flusso. In campioni di liquido cerebrospinale, è stato osservata una concordanza generale tra XE-5000 e conteggio manuale nell'81% dei casi, ma la differenza media nella differenziazione dei globuli bianchi era maggiore per PMN (51,1×106/L) rispetto a MNC (7,95×106/L). Sulla base i questi risultati, gli autori affermavano che il conteggio automatico si poteva considerare più preciso di quello manuale.
     
  6. Bottini et al. (Int J Lab Hematol, 2015, vol 37, n 2, e16-e18)
    Comparison between automated and microscopic analysis in body fluids cytology
    In questo articolo sono state valutate le performance del canale di XE-5000 (Sysmex) dedicato all’analisi dei liquidi biologici (BF). L’analisi citologica dei liquidi biologici rappresenta un importante strumento per l’approfondimento e la gestione di diverse patologie, ma la microscopia ottica, sebbene sia una procedura articolata, lunga e soggetta ad elevata variabilità inter-operatore, rappresenta tuttora il metodo di riferimento. Una valida alternativa è rappresentata dall’analisi di liquidi con emocitometri automatici. Nello studio, 194 liquidi biologici (108 peritoneali e 86 pleurici) sono stati analizzati su XE-5000, il cui conteggio è stato confrontato con la conta microscopica. XE-5000 ha mostrato un’ottima precisione per tutti i parametri, che oscillava tra 1.5% e 15,1% in base al parametro considerato. La linearità per RBC e WBC risultava eccellente, così come il carryover (<0,1%). La sensibilità analitica era di 1 cell/µL per le cellule nucleate e 1000 cell/µL per RBC. La conta su XE-5000 di RBC, WBC, MN e PMN era altamente correlata a quella effettuata al microscopio (r≥0,95). Gli eosinofili venivano riportati separatamente come parametri di ricerca e mostravano anch’essi una buona correlazione con la conta microscopica (r=0,94). In conclusione, lo studio ha dimostrato un’ottima correlazione tra microscopio e XE-5000 in liquidi pleurici e peritoneali, fornendo il grosso vantaggio di ridurre notevolmente il TAT e migliorando l’approccio terapeutico.
     
  7. Tanaka Y et al. (Int J Lab Hematol, 2014, vol 36, n 1, e3-e7)
    Evaluation of the body fluid mode of automated hematology analyzer XN-series for extremely low peripheral white blood cell counts
    Summary: In corso di trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) il numero di WBC è molto basso (0,000-0,500x109/L) e anche minime variazioni sono importanti indici di rischio di infezione e probabilità di successo del trapianto, risultando utili nella gestione e nel trattamento dei pazienti. L’analizzatore Sysmex XN è dotato di due modalità dedicate a conteggi di campioni a bassissima cellularità: LOW WBC per conteggi WBC bassi e BF mode per l’analisi di fluidi biologici. La valutazione di carryover, riproducibilità e correlazione a confronto con il metodo manuale ha fornito risultati ottimi per entrambe le modalità, con alcune eccellenze per la modalità BF. La riproducibilità, tuttavia, è risultata migliore per XN-BF, probabilmente a causa della differenza di volume di campione utilizzato nei due casi (10 volte il campione normale per BF, 3 volte per LW). Entrambi, comunque, risultavano migliori del metodo manuale. In generale, la modalità LW forniva valori di misurazione più elevati rispetto al metodo manuale. A fronte di conte molto basse, per l’utilizzo specifico di conteggi in corso di trapianto di staminali può quindi essere usata la modalità BF, meglio se in associazione a LW per verificare l’eventuale presenza di NRBC, che non vengono rilevati da XN-BF. Nel complesso lo strumento offre un grande ausilio nel trattamento di campioni particolari e critici.
     
  8. Fleming C et al. (SEHS, 2013)
    Validation of the body fluid module on the Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids
    Summary: Validazione del metodo di analisi dei fluidi biologici (BF) su XN-1000 utilizzando 187 campioni, di cui 73 liquidi cerebrospinali (CSF), 48 fluidi da dialisi peritoneale ambulatoriale continua (CAPD), 46 liquidi ascitici e 20 liquidi pleurici. Lo studio ha confrontato i risultati ottenuti dall’analisi effettuata su XN-1000 con il metodo di riferimento (conta manuale microscopica in camera Fuchs-Rosenthal). La correlazione per WBC e cellule mononucleate nei CSF era buona, mentre risultava leggermente minore per le cellule polimorfonucleate. Per tutti gli altri fluidi la correlazione tra i due metodi era buona per tutti i parametri, e risultava eccellente per gli RBC.
     
  9. Labaere et al. (SEHS, 2013)
    Validation of the Sysmex XN-2000 body fluid module for white blood cell differential count in cerebrospinal fluid
    Summary: Validazione del metodo di analisi dei fluidi biologici (BF) su XN-2000. In particolare, lo studio si è focalizzato sulla conta differenziale dei WBC in 26 liquidi cerebrospinali (CSF) con una conta WBC≥10/uL. I risultati sono stati confrontati con il conteggio manuale al microscopio. Lo studio ha riportato un’eccellente correlazione con il metodo standard per i parametri PMN e MN, sia in percentuale sia in valore assoluto.
     
  10. Lippi G et al. (J Lab Autom, 2013, vol 18, n 3, pag 240-244)
    Evaluation of the full automated hematological analyzer Sysmex XE-5000 for flow cytometric analysis of peritoneal fluid.
    Summary: Sebbene la microscopia ottica rappresenti il gold standard per l’analisi dei fluidi peritoneali, la citometria a flusso in fluorescenza automatizzata rappresenta un vero e proprio progresso in termini di processività e accuratezza. Questo studio ha valutato le performance della strumentazione Sysmex XE-5000 su 117 campioni di fluido peritoneale nel conteggio di diversi gruppi cellulari: TNC (cellule cotali), WBC, PMN (cellule polimorfonucleate) e MONO (cellule monomorfonucleate). I risultati sono stati confrontati con i dati ottenuti da XE-2100 e da lettura al microscopio e hanno dimostrato performance ottimali in termini di imprecisione per tutti i parametri (<11%), con un coefficiente di correlazione pari a 1,00 per tutti i parametri (p<0,001) e un carryover inferiore a 0,2%. La precisione diagnostica complessiva risultava maggiore su XE-5000 rispetto a XE-2100, soprattutto per valori vicini alle soglie diagnostiche positive. Sebbene alla soglia inferiore di 10 WBC/μL l'accuratezza fosse globalmente paragonabile tra i due analizzatori, l'accuratezza di XE-5000 risultava maggiore a cutoff ≥500 WBC/μL e ≥250 PMN/μL. Anche la classificazione di macrofagi e cellule mesoteliali era più accurata su XE-5000, che mostrava una correlazione di 0,63 rispetto a 0,53 per XE-2100. Pertanto, oltre ad un’eccellente accuratezza diagnostica e ad una migliorata precisione anche in campioni poco cellularizzati, XE-5000 ha favorito una riduzione del TAT e l’eliminazione della necessità di personale esperto.
     
  11. Fleming C et al. (Clin Chem Lab Med, 2013, vol 51, n 4, e61-63)
    Improved software on the Sysmex XE-5000 BF mode for counting leukocytes in Cerebrospinal Fluid
    Summary: La lettera all’editore ha esaminato il passaggio alla nuova versione del software (da v6 a v10) su XE-5000. Con la versione v6, pur in un contesto di conteggio accurato, si notava un bias positivo di WBC e cellule polimorfonucleate (PMN), soprattutto per conteggi inferiori a 20 cell/uL. La valutazione della nuova versione, confrontata con il conteggio manuale, è stata effettuata su 138 campioni di fluido cerebrospinale (CSF) ed ha evidenziato, anche a basse conte (<10 cellule), un’eccellente correlazione e miglioramenti nella performance di conteggio di WBC, cellule monomorfonucleate e PMN. Permaneva un lieve bias positivo per PMN, ma all’interno di risultati eccellenti. Questo fenomeno potrebbe essere spiegato dal fatto che il prelievo da drenaggio ventricolare è più soggetto a contaminazione del campione e formazione di detriti cellulari (debris) rispetto a campioni prelevati con la puntura lombare. Lo studio è stato fatto in cieco, senza poter pertanto distinguere tra i due tipi di prelievo. Gli autori si ripropongono quindi di effettuare un ulteriore sperimentazione considerando questa variabile.
     
  12. Fleming C et al (Clin Chem Lab Med, 2012, vol 50, n 10, pag 1791-1798)
    Validation of the body fluid module on the Sysmex XN-1000 for counting blood cells in cerebrospinal fluid and other body fluids
    Summary: Lo studio ha valutato il metodo di analisi dei liquidi biologici (BF) su XN-1000. I conteggi strumentali effettuati su 187 campioni (73 CFS, 48 CAPD, 46 liquidi ascitici e 20 pleurici) sono stati confrontati con la conta manuale in microscopia ottica. Per quanto riguarda i CSF, sono stati osservati ottimi risultati sia per la lettura di WBC sia per cellule monomorfonucleate (MN) e polimorfonucleate (PMN). Gli autori hanno rilevato una lieve sovrastima dei PMN e hanno ipotizzato che una parte di detriti cellulari (debris) venisse inclusa nel conteggio, oppure che procedure preanalitiche o il tempo di attesa prima della conta manuale determinassero la degradazione di alcune cellule. Sensibilità e specificità sono risultate ottime (100%, 97,6%), osservando un solo falso positivo su 67 campioni. Anche sugli altri liquidi sono stati osservati ottimi risultati sia per WBC sia per RBC. Gli autori raccomandavano solo di ricontrollare manualmente il campione qualora si riscontrassero molte cellule ad alta fluorescenza al fine di differenziare le cellule normali da quelle maligne. In definitiva il metodo BF di XN offre alcuni indiscutibili vantaggi: riduce il TAT anche in situazioni di urgenza diurna e notturna, non è necessario il pretrattamento del campione, fornisce risultati accurati e riproducibili e richiede poco campione (88 mL).
     
  13. Fleming C et al. (ISLH, 2012)
    Improved software on the Sysmex XE-5000 BF mode for counting leukocytes in Cerebrospinal Fluid
    Summary: Analisi di campioni di fluidi biologici utilizzando la nuova versione software di XE-5000. Con la versione software v6, pur in un contesto di conteggio accurato, si osservava un bias positivo di WBC e cellule polimorfonucleate sui liquidi cerebrospinali. La valutazione della nuova versione evidenziava, anche a basse conte (<10 cellule) un’eccellente correlazione con il metodo di riferimento.
     
  14. Zimmermann M et al. (Int J Lab Hematol, 2011, vol 33, n 6, pag 629-637)
    Automated vs. manual cerebrospinal fluid cell counts: a work and cost analysis comparing the Sysmex XE-5000 and the Fuchs-Rosenthal manual counting chamber
    Summary: Il sistema ematologico Sysmex XE-5000 si è dimostrato assolutamente affidabile per il conteggio in automazione del liquido cerebrospinale sia in campioni con un numero di cellule elevato (fortemente patologici), sia in campioni con conteggi cellulari molto bassi. Lo studio ha inoltre evidenziato un risparmio significativo (circa sei volte tanto) in termini di tempo e di costi.
     
  15. Zur et al. (J Neurol Surg A Cent Eur Neurosurg, 2011, vol 73, n 2, pag 93-98)
    Evaluation of 2 Hematology Analyzers in Body Fluid Mode versus Flow Cytometry Immunophenotyping of Mainly Neurosurgical Cerebrospinal Fluid Samples
    Summary: Lo studio ha dimostrato che Sysmex XE-5000 è il sistema ematologico che fornisce il metodo automatizzato più affidabile attualmente disponibile per il conteggio dei WBC nel liquido cerebrospinale (CSF).
     
  16. Williams J.E. et al. (Labmedicine, 2011, vol 42, n 7, pag 395-401)
    Gaining Efficiency in the Laboratory – Automated Body Fluid Cell Counts: Evaluation of the Body Fluid Application on the Sysmex XE-5000 Hematology Analyzer
    Summary: Il lavoro presenta le ottime performance di analisi dei liquidi biologici (BF) di XE-5000. Sono state valutate accuratezza, precisione e range di capacità analitica, così come la correlazione con il metodo ottico di riferimento nell’analisi di liquidi sinoviali, cavitari e cerebrospinali. L'applicazione BF ha mostrato buoni risultati in termini di precisione e un’ottima correlazione con metodi precedentemente utilizzati per determinare le cellule nucleate
     
  17. De Jonge R et al. (Clin Chem Lab Med, 2010, vol 48, n 5, pag 665-675)
    Evaluation of the new body fluid mode on the Sysmex XE-5000 for counting leukocytes and erythrocytes in cerebrospinal fluid and other body fluids
    Summary: Il lavoro evidenzia che l’analisi dei liquidi biologici con programma dedicato sul sistema ematologico Sysmex XE-5000 offre un conteggio di RBC e WBC rapido e accurato  anche a concentrazioni clinicamente rilevanti, sia per i liquidi cefalorachidiani sia per altre tipologie di liquidi biologici. Inoltre, l'esclusione delle cellule ad alta fluorescenza, come le cellule mesoteliali e i macrofagi dal conteggio dei globuli bianchi, può ridurre il numero di analisi manuali in fluidi pleurici e ascite.
     
  18. Paris A et al. (Int J Lab Hematol, 2010, vol 32, n 5, pag 539-547)
    Performance evaluation of the body fluid mode on the platform Sysmex XE-5000 series automated hematology analyzer
    Summary: Lo studio dimostra che il conteggio cellulare nei liquidi biologici effettuato con il sistema ematologico Sysmex XE-5000 consente di ottenere informazioni più precise e affidabili rispetto al metodo manuale. Pertanto, potrebbe rappresentare un metodo interessante per l'analisi automatizzata delle cellule WBC, RBC, conta di cellule mononucleate (MNC) e polimorfonucleate (PMN) della maggior parte dei fluidi corporei. Tuttavia, gli autori suggeriscono che i liquor provenienti da pazienti con leucemia o linfoma dovrebbero essere analizzati con il metodo di riferimento microscopico al fine di rilevare cellule leucemiche anomale.
     
  19. Sandhaus L.M. et al. (Am J Clin Pathol, 2010, vol 134, n 5, pag 734-738)
    Automated cerebrospinal fluid cell counts using the Sysmex XE-5000: is it time for new reference ranges?
    Summary: L’articolo ha valutato la correlazione tra il sistema ematologico Sysmex XE-5000 e il conteggio in camera di Fuchs-Rosenthal su campioni di liquido cerebrospinale. La correlazione tra i due metodi risultava molto buona. Tuttavia, studi più ampi sono necessari al fine di determinare gli intervalli di riferimento per il conteggio automatizzato di WBC nel liquido cerebrospinale.
     
  20. Riedl J.A. et al. (J Clin Pathol, 2010, vol 63, n 6, pag 538-543)
    Automated morphological analysis of cells in body fluids by the digital microscopy system DM96
    Summary: La modalità di riconoscimento cellulare dedicata all’analisi body fluid disponibile sul sistema DM96 si è dimostrata affidabile e precisa nella lettura di vetrini cytospin, fornendo un basso coefficiente di variazione ed una concordanza del 90% con la lettura al microscopio ottico eseguita da personale altamente qualificato, migliorando così la qualità delle risposte.
  1. Freise K.J. et al. (Int J Lab Hematol 2009, vol 31, n 5, pag 496-504)
    The effect of anticoagulant, storage temperature and dilution on cord blood hematology parameters over time
    Summary: L’obiettivo dello studio è stato valutare se i parametri misurati da XE-2100 (Sysmex) sul sangue del cordone ombelicale fossero influenzati da anticoagulante, temperatura e diluizione. L’uso di eparina al posto di EDTA ha determinato un piccolo effetto sui risultati, eccezion fatta per i bassi conteggi di piastrine e cellule immature. I risultati erano stabili fino a 72 ore sia a temperatura ambiente sia a 4°C tranne per gli RBC, che dopo 24 ore iniziavano a rigonfiare. I campioni di sangue diluiti a 1:5 subivano un piccolo, ma significativo cambiamento nella conta di WBC (+13,3%), reticolociti (-11,2%) e RET-He (-19,6%), e rimanevano stabili per 4 ore a temperatura ambiente. Pertanto, con una diluizione 1:5, l'analisi di 40 μl di sangue cordonale conservato per 3 giorni a temperatura ambiente potrebbe fornire utili informazioni ematologiche con una piccola perdita di flebotomia.
     
  2. Zini G  (Sysmex Journal International, 2005, vol 15, n 1, pag 15-20)
    Automated Bone Marrow Analysis: Dream or Reality?
    Summary: Grazie alle nuove possibilità di conteggio dell’analizzatore ematologico XE-2100, lo studio ha verificato la possibilità di utilizzare lo strumento per l’analisi di sangue midollare. E’ risultato possibile quantificarne la cellularità con buone performance, per discriminare in modo rapido campioni adeguati o non adeguati. Inoltre, dai quadri strumentali sono stati riconosciuti vari pattern morfologici, aprendo alla possibilità di fare considerazioni sul campione, decidere se ripetere il prelievo o valutare la necessità di effettuare una biopsia ossea prima dell’osservazione al microscopio. Tali vantaggi aumenterebbero l’efficienza del percorso clinico del paziente.
     
  3. Shibata H et al. (J Clin Lab Anal, 2003, vol 17, n 1, pag 12-17)
    Automatic Analysis of Normal Bone Marrow Blood Cells Using the XE-2100 Automated Heamtology Analyzer
    Summary: Il lavoro ha valutato la possibilità di analizzare il sangue midollare su XE-2100. Dal momento che lo strumento era in grado di determinare gli eritroblasti (NRBC), era possibile ottenere una buona discriminazione della lettura dei WBC, che in tal modo non risentivano dell’interferenza di NRBC. La valutazione è stata effettuata su 65 campioni ed è stata confrontata con la lettura al microscopio. I riscontri sono stati buoni, pertanto la metodica è risultata utile per poter avere un’analisi attendibile della cellularità del campione in tempi brevissimi.
     
  4. Zini G et al. (Infus Ther Transfus Med, 2001, vol 28, n 5, pag 277-279)
    Automatic Analysis of Bone Marrow Fluid with the Sysmex XE-2100 Blood Cell Counter
    Summary: Valutazione delle performance di analisi di sangue midollare (207 campioni). La riproducibilità di XE-2100 è risultata eccellente, con coefficiente di variazione inferiore al 15%. La correlazione con il microscopio è risultata ottima per tutti i parametri, in particolare per la popolazione granulocitaria. Pertanto, l'analisi dei campioni di aspirazione del midollo osseo con questo strumento sembra essere molto utile per lo screening clinico e per i test di laboratorio.


  1. Takemura H et al. (PLoS One, 2018, vol 13, n 4, e0195923)
    Evaluation of cell count and classification capabilities in body fluids using a fully automated Sysmex XN equipped with high-sensitive Analysis (hsA) mode and DI-60 hematology analyzer system.
    Summary: L’analizzatore ematologico automatico della serie XN è stato dotato della modalità Body Fluid (BF) per contare e differenziare i leucociti nei fluidi biologici, inclusi i fluidi cerebrospinali (CSF). Tuttavia, l’accuratezza di tale modalità non è affidabile per campioni CSF scarsamente cellularizzati. Per sopperire a tale limitazione è stata sviluppata una tecnologia basata sulla citometria a flusso in fluorescenza denominata modalità di analisi ad elevata sensibilità (hsA). Inoltre, XN è stato equipaggiato con il sistema di imaging cellulare digitale DI-60 al fine di classificare la morfologia cellulare. In numerosi campioni di fluidi biologici è stata valutata la performance della modalità XN-hsA e del sistema DI-60 ed è stata comparata con l’analisi microscopica manuale. La riproducibilità della modalità hsA mostrava buoni risultati in campioni con una scarsa densità cellulare (CV=7,8% ogni 6 cellule/ul). In accordo, il numero di cellule ottenuto utilizzando la modalità hsA correlava fortemente con la corrispondente analisi microscopica. Una buona correlazione si osservava anche tra l’analisi effettuata con DI-60 e la classificazione microscopica manuale di tutte le popolazioni leucocitarie, eccezion fatta per i monociti. In conclusione, l’utilizzo combinato della modalità XN-hsA e di DI-60 per contare le cellule è potenzialmente utile per l’analisi cellulare dei fluidi biologici e potrebbe fornire ai medici informazioni diagnostiche immediate ed accurate per il trattamento di numerose patologie.
     
  2. Kim H.N. et al. (Clin Chem Lab Med, 2017, vol 56, n 1, pag 94-102).
    Performance of automated digital cell imaging analyzer Sysmex DI-60.
    Summary: Valutazione della performance del sistema di imaging cellulare digitale Sysmex DI-60 attraverso l’analisi di 267 campioni, di cui 100 normali e 176 non normali. La stima di WBC, RBC e PLT effettuata da DI-60 è stata comparata con i risultati ottenuti con l’analizzatore Sysmex XN e/o con la conta manuale. La morfologia eritrocitaria tra pre-classificazione e verifica è stata comparata secondo i criteri di classificazione ICSH. La concordanza complessiva tra la conta effettuata da DI-60 e la conta manuale era pari a 86%. La corrispondenza tra la pre-classificazione e la verifica effettuate con DI-60 era eccellente per la formula differenziale a cinque popolazioni. La correlazione con la conta manuale è risultata particolarmente elevata per neutrofili (r=0,950), linfociti (r=0,864), granulociti immaturi (r=0,824), e blasti (r=0,880). La classificazione degli RBC, invece, mostrava notevoli differenze tra la conta manuale e quella effettuata con DI-60. Infine, il numero di piastrine determinato con DI-60 era fortemente correlato con quello determinato da XN (r=0,945), ma era notevolmente sottostimato in campioni marcatamente piastrinopenici. DI-60, grazie alla sua elevata performance nella pre-classificazione di WBC, contribuirebbe ad ottimizzare il flusso di lavoro nel laboratorio ematologico, riducendo la necessità di verifica con conta manuale. Inoltre, la sua aumentata capacità di visualizzare la morfologia RBC e di determinare la conta piastrinica, faciliterebbe la transizione dai metodi convenzionali alla tecnologia di imaging digitale per la revisione degli strisci di sangue periferico
     
  3. Tabe Y et al. (Clin Chem Lab Med, 2015, vol 53, n 2, pag 281-289)
    Performance evaluation of the digital cell imaging analyzer DI-60 integrated into the fully automated Sysmex XN hematology analyzer system
    Summary: Valutazione di affidabilità ed efficienza del sistema DI-60 integrato al’analizzatore ematologico XN attraverso l’analisi di 232 campioni, di cui 100 normali e 132 non normali, scelti random su una routine di 2000 campioni. L’accuratezza, determinata comparando la pre-classificazione del DI-60 e l’analisi microscopica, è risultata elevata per quasi tutte le categorie anche in campioni leucopenici (0,5-1,0 x109/L WBC), evidenziando la capacità di classificare le cellule anormali come tali. Il coefficiente di correlazione tra la post-classificazione di DI-60 e la lettura manuale è risultato >0,9 per tutte le popolazioni esaminate tranne per i basofili, essendo questi poco rappresentati nei campioni considerati. Sensibilità e specificità per le categorie Blasti, IG ed NRBC sono risultate elevate, evidenziando un’ottima capacità del sistema di discriminare le cellule patologiche. Inoltre, il sistema ha mostrato una buona riproducibilità within- and between-run e un’ottima valutazione del TAT su una routine di 500 campioni con circa il 15% di strisci eseguiti dall’SP-10 ed elaborati dal DI-60, senza evidenziare nessun blocco sulla linea di trasporto.
  1. Smits S.M. e Leyte A. (J Clin Pathol, 2014, vol 67, n 2, pag 168-172)
    Clinical Performance Evaluation of the CellaVision Image Capture System in the White Blood Cell Differential on Peripheral Blood Smears
    Summary: Lo studio ha valutato se il nuovo sistema di analisi morfologica CellaVision Image Capture System (CICS), comparato a DM96, potesse essere utilizzato per effettuare conte differenziali dei globuli bianchi (WBC) su strisci di sangue periferico. La valutazione dell'accuratezza in 199 campioni ha dimostrato una buona correlazione per il CICS rispetto alla post-classificazione effettuata da DM96, con coefficienti di regressione che variavano da 0,97 per la conta dei monociti a 0,99 per la conta dei neutrofili. L'imprecisione a lungo termine era inferiore al 5% per neutrofili, eosinofili, basofili, linfociti e monociti, e un confronto dell'imprecisione a breve termine ha dimostrato che la SD non differiva di oltre l'1,1% tra il metodo DM96 e il metodo CICS. La sensibilità clinica di CICS era pari a 93,5% e la specificità a 97,8%, mentre nel caso dei blasti sia specificità sia sensibilità raggiungevano un valore pari a 100%. In conclusione, il CICS ha dimostrato di essere uno strumento affidabile e accurato nel conteggio differenziale dei WBC negli strisci di sangue periferico e fornirebbe ai piccoli laboratori un conteggio dei globuli rossi digitali in tempo reale (circa 24 ore) su strisci di sangue periferico e la possibilità di effettuare consulenze per i pazienti in località remote.
     
  2. Sysmex Xtra Online (2011)
    The CellaVision® DM1200 automates the manual differential
    Summary: Analisi delle immagini, comunicazione e networking sono oggi le nuove tendenze nei laboratori di tutto il mondo. Il lavoro ha riportato le caratteristiche principali dell’imaging digitale automatizzato, evidenziando che i sistemi di morfologia digitale CellaVision offrirebbe numerosi vantaggi ad un laboratorio di routine, come la tracciabilità dei risultati, un'analisi più rapida, un più alto grado di automazione e una maggiore standardizzazione dei conteggi differenziali dei globuli bianchi. Pertanto, la tecnologia di CellaVision DM1200 fornirebbe al laboratorio di ematologia uno strumento nuovo e potente, in grado di ridurre la necessità di personale qualificato e di garantire una migliore qualità dei risultati, dotando il laboratorio di un "nuovo valore" aggiunto.
     
  3. Partenope M et al. (SIMEL, 2011)
    Qualità nell’automazione della preparazione e lettura dei vetrini ematologici.
    Summary: Lo scopo del lavoro è stato quello di valutare le prestazioni di CellaVision DM96 nel riconoscimento e nella classificazione leucocitaria su strisci di sangue periferico preparati in automazione e con metodo manuale, in confronto al metodo di riferimento in microscopia ottica. I risultati dimostravano un’elevata concordanza tra DM96 e la lettura al microscopio ottico. Inoltre, correlazione e imprecisione miglioravano ulteriormente in vetrini preparati in automazione da SP-1000i, nei quali il numero di elementi non leucocitari classificati da DM96 come “artefatti” (residui o precipitati di colorazione) era significativamente inferiore rispetto ai vetrini preparati manualmente. Ciò a conferma della qualità e della standardizzazione che l’automazione può fornire anche in questo settore, insieme ai vantaggi di riduzione dei tempi e della manualità dei processi a carico degli operatori. L’intervento del laureato può così concentrarsi sull’approfondimento morfologico dei soli casi selezionati direttamente su DM96, dove è possibile visualizzare, ingrandire, riclassificare le immagini delle cellule archiviate prima della refertazione finale. Tale operazione è ulteriormente agevolata dalla disponibilità in tempo reale, nel software Sysmex SIS, dei risultati dell’emocromo corredati di grafici e delle informazioni cliniche dei pazienti.
     
  4. Peters J. (Sysmex Journal International, 2010, vol 19, n 2, pag 1-3)
    New Hematology Automation Solution Helps Middlemore Hospital hematology Laboratory Improve Productivity and Accuracy
    Summary: Questo studio ha dimostrato che l’implementazione dell’analizzatore ematologico XE-5000 con il sistema di analisi morfologica digitale CellaVision DM96 ha implementato il flusso di lavoro in un laboratorio ematologico altamente processivo. In particolare, ha ridotto il tempo necessario alla validazione tecnica manuale da parte del personale di laboratorio e il TAT, introducendo la possibilità di analizzare i dati dei pazienti in remoto. Infine, ha dotato il laboratorio di un eccellente strumento formativo per tutti gli operatori coinvolti.
     
  5. Briggs C et al. (Int J Lab Hematol, 2009, vol 31, n 1, pag 48-60)
    Can automated blood film analysis replace the manual differential? An evaluation of the CellaVision DM96 automated image analysis system
    Summary: Gli autori hanno valutato l’accuratezza del sistema CellaVision DM96 e hanno confrontato i risultati ottenuto con la conta microscopica manuale. L’accuratezza della pre-classificazione di DM96 ha mostrato una precisione pari a 89,2%, mentre la precisione era simile a quella della differenziale manuale con il conteggio di 100 cellule. DM96, inoltre, è risultato più veloce rispetto al metodo manuale, anche dopo la riclassificazione delle cellule da parte del personale del laboratorio. L’accuratezza di DM96 nella classificazione morfologica dei leucociti ed eritrociti era però dipendente dalla patologia del paziente e dall’esperienza del personale di laboratorio nell’utilizzare lo strumento. In accordo, per alcune classi cellulari e alcuni operatori, la precisione di DM96 era migliore del singolo conteggio differenziale manuale a 100 cellule.
     
  6. Sysmex Xtra Online (2009)
    Standardise the manual differentials in your laboratory
    Summary: Il lavoro riporta i vantaggi apportati dall’introduzione del Competency Software (CellaVision) in laboratorio al fine di limitare la soggettività dell’interpretazione della classificazione cellulare. Il software fornisce al personale di laboratorio le capacità necessarie per riportare sempre risultati di alta qualità per il conteggio differenziale manuale. Immagini digitali di alta qualità, sofisticati strumenti di analisi dei dati e un'interfaccia intuitiva sono combinati per standardizzare il conteggio differenziale effettuato da diversi tecnici del laboratorio. Inoltre, il sistema è dotato di casi di prova digitali per testare e confermare l’esperienza del personale ogni volta lo si desideri. La competenza viene sempre valutata sulla base delle opinioni dei singoli esperti di laboratorio, con la possibilità aggiuntiva di utilizzare specifiche popolazioni di pazienti e procedure di colorazione. Esistono due tipi di utenti che possono accedere al software: l'esaminatore, che è il riferimento del laboratorio, e i partecipanti, che eseguono il conteggio differenziale. Rispetto alla microscopia manuale, pertanto, il software permette a tutti i partecipanti di analizzare le stesse cellule, di rivedere l'accuratezza del conteggio differenziale confrontando i risultati con i dati di riferimento e fornisce l’analisi statistica dei dati in automazione.
     
  7. Giavarina D et al. (SEHS, 2009)
    Evaluation of differential white blood cell counting of body fluids using the Cellavision DM96 system
    Summary: In questo lavoro sono state valutate accuratezza e imprecisione within-run del sistema DM96 nel classificare neutrofili, linfociti, eosinofili e macrofagi nei liquidi biologici rispetto all’analisi manuale in microscopia ottica. I risultati hanno evidenziato una buona accuratezza e buon coefficiente di imprecisione per tutti i tipi di liquidi biologici analizzati. DM96 ha introdotto un miglioramento nella standardizzazione delle procedure e ha dimostrato di essere un buono strumento per documentare l’attività di laboratorio e archiviare i risultati.
     
  8. Grome G e Sturm B. (CUE, 2008)
    Cytospin-preparation of Cerebrospinal Fluid (CSV) and differential count of CSV-leukocytes in DM96.
    Summary: Il poster evidenzia l’utilità di Cellavision DM96 nell’analisi di fluidi cerebrospinali. CellaVision DM96 con software dedicato all’analisi di liquidi biologici ha fornito la possibilità di visualizzare in diversi modi le classi cellulari, ha consentito di migliorare l’archiviazione digitale dei risultati delle analisi, permettendo ad altri laboratori di accedere al database DM96 tramite un PC di rete e riducendo il TAT. Infine, gli autori hanno constatato un miglioramento delle possibilità di formazione e una migliore ergonomia della postazione lavorativa.
     
  9. Ceelie H et al. (Am J Clin Pathol, 2007, vol 60, n 1, pag 72-79)
    Examination of peripheral blood films using automated microscopy; evaluation of Diffmaster Octavia and Cellavision DM96
    Summary: Lo studio ha valutato l’abilità di due sistemi microscopici automatizzati, Octavia e Cellavision DM96, di esaminare gli strisci di sangue periferico. I valori complessivi di precisione della pre-classificazione per i sistemi Octavia e DM96 erano rispettivamente dell'87% e del 92%. La valutazione dell'accuratezza (analisi WBC) ha mostrato una buona correlazione per entrambi i sistemi automatizzati rispetto alla classificazione manuale. Il TAT, inclusa la post-classificazione, è stato di 5,4 min/vetrino per Octavia e 3,2 min/vetrino per il sistema DM96. Quest’ultimo ha richiesto meno tempo anche rispetto alla classificazione manuale effettuata da un’operatore esperto. In conclusione, entrambi i sistemi operano in maniera più efficace del metodo di riferimento nell'analisi di campioni di sangue non patologici, mentre l’accuratezza della classificazione varia a seconda delle variazioni patologiche del campione di sangue.
     
  10. Kratz A et al. (Am J Clin Pathol, 2005, vol 124, n 5, pag 770-781)
    Performance Evaluation of the CellaVision DM96 System
    Summary: Valutazione di CellaVision DM96. Lo studio ha mostrato prestazioni almeno pari a quelle della microscopia ottica, nonché valori eccellenti di sensibilità e specificità. Tuttavia, ulteriori studi clinici saranno necessari per determinare l'impatto di questo strumento su flusso di lavoro in laboratorio clinico, costo, sulla qualità complessiva dei risultati della formula WBC e relativa utilità clinica, e sulla formazione degli operatori. Gli autori hanno inoltre evidenziato che DM96 forniva la possibilità di consultare le immagini da una postazione remota e di ridurre la manodopera.
     
  11. Hutchinson C.V. et al. (Clin Lab Haematol, 2005, vol 27, n 6, pag 357-362).
    Digital imaging of haematological morphology
    Summary: Il lavoro ha illustrato i punti di forza e i punti deboli dell’imaging digitale in ambito ematologico. La possibilità di ottenere foto ad alta definizione non è nuova nel settore della diagnostica, ma i progressi tecnologici hanno permesso alla qualità di tali immagini di avvicinarsi a quella osservata al microscopio. Allo stesso tempo, sta emergendo l’opportunità che tali immagini possano essere utilizzate per costruire vetrini virtuali digitali o per lo screening morfologico. Pertanto, la qualità delle immagini, unita ad una pre-classificazione cellulare basata su un database di immagini esistente e/o a metodi di autoapprendimento neurale, fa di questo sistema un innovativo ed efficace mezzo di indagine e di approfondimento diagnostico.
     
  12. Sysmex Xtra Online (2005)
    CELLAVISION™DM96 - Image analysis continues
    Summary : il lavoro illustra le caratteristiche tecnico-operative del sistema DM96. L’inserimento di DM96 nella routine quotidiana del settore ematologia, offrirà vantaggi come la tracciabilità dei risultati, analisi più rapide, un più alto grado di automazione e una maggiore standardizzazione nel processo di classificazione. Inoltre, costituirà un ottimo strumento volto a coadiuvare gli operatori a fornire risposte precise, dettagliate ed utili alla diagnosi conclusive.

 

  1. Soheir Beshara, MD, consultant, Heamatology laboratory at the Karolinska University laboratory in Huddinge, Sweden. (CUE 2010).
    Test results within 20 minutes
    Summary: La Dott.ssa Beshara ha evidenziato il vantaggio fornito da DM96 di ottenere i risultati in tempi molto rapidi, con la possibilità di consultazione delle analisi anche da laboratori collegati in remoto, standardizzando i risultati. Oltre a gratificare l’investimento iniziale in termini di costi, il sistema DM96 ha consentito di refertare i risultati molto più velocemente.
     
  2. David Langstaff, integrated assistant vice-president, Hamilton Regional Laboratory Medicine Program. (CUE 2010).
    New Use of Laboratory Technology Speeds Up and Increases Accuracy of Blood Morphology Reporting.
    Summary: Introducendo il sistema CellaVision DM96, il laboratorio ha ottenuto la standardizzazione e la centralizzazione delle analisi morfologiche, che ha permesso di ridurre l’errore, il ritardo nella conseguente cura del paziente e ha migliorato la detezione di cellule maligne, contribuendo a migliorare lo stato di salute dei pazienti. Inoltre, lo strumento ha permesso di interconnettere cinque centri ad alta specializzazione ematologica, consentendo di ridurre il TAT almeno del 39%.
     
  3. Ryou Sunaga, General Manager. (CUE 2010).
    Robustness and reliability put to the test - CellaVision® DM96 at National Hospital Organization Tokyo Medical Center Medience Laboratory.
    Summary: Il laboratorio è rimasto molto soddisfatto dell’introduzione del sistema CellaVision DM96. Infatti, DM96 ha dimostrato di essere affidabile ed eccellentemente correlato alla microscopia manuale, fornendo immagini di elevata qualità e permettendo di evitare la seconda lettura da parte di uno specialista, che invece era sempre richiesta in casi di particolare difficoltà di identificazione cellulare.
     
  4. Jim Yakimec, Technical Coordinator and Kin Cheng, Regional Technical Specialist. (CUE 2010).
    “I like the extreme ease of use and short training period required for new staff.”
    CellaVision® DM Analyzers at the Vancouver General Hospital.

    Summary: Il laboratorio ha introdotto il sistema CellaVision DM96 in seguito alla riduzione del personale, ed è rimasto soddisfatto della robustezza strumentale, del facile utilizzo e dei brevi tempi richiesti per formare gli operatori. L’esperienza positiva ha spinto il management all’acquisto di sistemi client per i laboratori satellite connessi via network al sistema principale.
     
  5. Lilian Wolfe, Hematology Manager at Texas Children’s Hospital, Houston, TX, USA. (CUE 2008).
    Increasing automation and creating employee satisfaction
    Summary: Acquistato in prima istanza per ridurre i tempi di risposta, il sistema DM96 si è ben presto rivelato un ottimo strumento didattico per tutto il personale in relazione alla revisione di una mole di vetrini rilevante, trattandosi quasi esclusivamente di campioni pediatrici.
     
  6. Richard Rogers, Chief Biomedical Scientist, haematology, Royal, Berkshire Hospital. (CUE 2007).
    Enhancing Blood Film Review at the Royal Berkshire Hospital, Reading, UK
    Summary: In questo centro, in cui operano ematologi e morfologi ad alta specializzazione, il sistema CellaVision DM96 ha fornito nuove opportunità e nuove tecnologie al laboratorio ed è stato utilizzato non solo per il lavoro di routine, ma soprattutto come valido strumento didattico.
     
  7. Dr Annebirthe Bo Hansen, Specialist in the Hematology Laboratory. (CUE 2007)
    Standardizing the lab’s differential results at the Odense University Hospital
    Summary: vengono evidenziate in questo studio la capacità di definizione del microscopio integrato e le potenzialità del software nella classificazione cellulare. Caratteristiche che consentirebbero di ridurre il TAT di quasi il 50%
     
  8. Debbie Guzman, Laboratory Director at Athens Regional Medical Center, Athens, GA. (CUE 2006)
    When quality matters most
    Summary: Nonostante lo staff fosse inizialmente intimidito dalla nuova tecnologia al momento della sua introduzione in laboratorio, in breve tempo si è accorto di quanto invece il sistema DM96 togliesse loro la parte più noiosa del lavoro di ricerca delle cellule, lasciandogli il lavoro più stimolante e divertente: la verifica della pre-classificazione cellulare. Pertanto, DM96 ha fornito enormi opportunità di miglioramento delle proprie capacità decisionali, risultando un valido mezzo didattico e di confronto.


  1. Pathology In Practice, September 2012, vol 13, pag 115-117
    From Aintree to Homerton: a major step forward in Haematology automation.

    Summary: L’esperienza di due ospedali ha dimostrato che quando tecnologie analitiche e soluzioni informatiche si integrano permettono di offrire, oltre alla qualità della risposta, anche miglioramenti significativi dei tempi della risposta stessa. In questo contesto, analisi e comunicazione vengono intesi come veicoli di efficienza e ottimizzazione delle risorse.
     
  2. Pathology In Practice, August 2012, Vol. 13, pag. 96-97
    Successful change management: an example from EastAnglia

    Summary: Per una nuova gara di approvvigionamento strumentazione per ematologia l’ospedale di Ipswich (Regno Unito), oltre a costi e specifiche tecniche, ha valutato anche il mantenimento della qualità del servizio reso e le difficoltà di transizione verso un alto grado di automazione per il personale coinvolto. Le soluzioni proposte da SYSMEX hanno positivamente sorpreso i responsabili di laboratorio per la facilità con cui gli obiettivi sono stati raggiunti.
     
  3. Pathology In Practice, August 2005, pag. 92-94
    Whitfield Street Laboratory: a model for clinical service provision

    Summary: Esempio di consolidamento o di sinergie comuni ove l’obiettivo primario era quello di ottimizzare tutte le risorse disponibili per raggiungere il massimo risultato in termini di efficienza ed efficacia in un contesto di economia di scala. In questa caso SYSMEX, grazie alla disponibilità di strumentazione e di soluzioni, ha saputo garantire e raggiungere gli obiettivi che il management si era proposto.

 

  1. SEED Haematology (2017)
    The new Sysmex rule set of the Extended IPU implements biomedical validation rules according to peer-reviewed recommendations
    Summary: Fin dalla metà degli anni 90 Sysmex ha fornito uno strumento di validazione basato su regole, principalmente tecnico, per risultati di analisi ematologiche. Oggigiorno, le soluzioni di validazione basate su regole offrono soprattutto il vantaggio di poter riferire i risultati in qualsiasi momento con un elevato grado di affidabilità, continuità e qualità, a prescindere dal livello di esperienza dello staff di laboratorio. Lo scopo di tali soluzioni è quello di permettere di sfruttare a pieno le capacità tecniche dei sistemi analitici, senza però escludere l’aspetto economico. Le misurazioni rerun e reflex, così come la laboriosa valutazione morfologica dei vetrini ematologici, devono essere eseguite in modo da ottimizzare il flusso di lavoro e il rapporto costo-beneficio di un laboratorio. Le competenze tecniche acquisite negli ultimi 25 anni sono state inserite nel set di regole, in costante progresso e miglioramento, incorporato nella Extended IPU di tutti gli analizzatori ematologici Sysmex. A partire dalla versione 3.1 della Extended IPU, il nuovo set di regole include non solo le regole di validazione tecnica, ma anche quelle di validazione biomedica. Le regole di validazione tecnica hanno lo scopo di fornire risultati accurati o raccomandazioni chiare per una validazione biomedica ottimizzata. Pertanto, prevedono la valutazione delle misurazioni, il controllo di precisione, accuratezza strumentale, interferenze analitiche, linearità, sensibilità e specificità. Le regole di validazione biomedica, che seguono le raccomandazioni del gruppo francofono di esperti di ematologia cellulare (GFHC), permettono di interpretare risultati quantitativi o qualitativi anomali e di assicurare step di follow-up clinicamente rilevanti. Tutte le regole di validazione biomedica sono disegnate al fine di permettere una diagnosi quanto più possibile precoce e un livello di monitoraggio del paziente di elevata qualità. Il vantaggio fornito da questo strumento è dato dalla possibilità di personalizzare il set di regole pre-installato nella Extended IPU, che può essere disegnato in base alle esigenze di laboratorio.
     
  2. Cornet E et al. (Scand J Clin Lab Invest. 2016, vol 76, n 6, 465)
    Evaluation and optimization of the extended information process unit (E-IPU) validation module integrating the sysmex flag systems and the recommendations of the French-speaking cellular hematology group (GFHC)
    Summary: Il gruppo francese GFHC recentemente ha pubblicato le linee guida per la revisione della routine ematologica. Questo studio aveva lo scopo di applicare tali criteri di revisione ad un’ampia casistica di pazienti (31.836), che hanno ricevuto o meno cure nei dipartimenti di ematologia/oncologia clinica di due ospedali universitari, utilizzando XN-9000 (Sysmex) ed E-IPU. L’analisi dei campioni era suddivisa in due fasi: 1) sono state applicate le raccomandazioni del produttore e delle linee guida GFHC; 2) sulla base dei risultati ottenuti in fase 1, sono stati apportati diversi adattamenti agli analizzatori XN al fine di ridurre il numero di revisioni microscopiche senza ridurre il valore clinico. Nella prima fase il 21,3% dei campioni risultavano bloccati soprattutto a causa di segnalazioni “Blasts/Abn Lympho?” e “Atypical Lympho?”, conteggio piastrinico alto/basso e monocitosi. Su tutti i campioni analizzati, è emerso un solo falso negativo, probabilmente a causa della presenza di un basso numero di cellule patologiche. Nella seconda fase, aumentando il cutoff di granulociti immaturi (IG) da 5 l 10% come soglia per la revisione e ignorando i campioni con flag isolate di anomalie piastriniche, eritrocitarie e linfocitarie (in assenza di cellule anormali su un precedente striscio di sangue entro 72 ore), è stato possibile ridurre significativamente il numero di vetrini dal 21,3-15,0% (p<0,0001) senza perdita di valore clinico in entrambi i sottogruppi. In conclusione, l'applicazione dei criteri GFHC adattati agli analizzatori XN ha permesso di ottimizzare i processi di laboratorio di ematologia, riducendo così i costi di produzione e TAT.
  1. Moretti M et al. (SIMeL, 2014)
    L’allineamento degli emocitometri in rete

    Summary: In una rete ematologica è importante avere la possibilità di controllare in modo automatico gli emocitometri in rete. Grazie a DMS WEB è stata effettuata una sperimentazione in cui i dati prodotti dall'analisi quotidiana del controllo di qualità interno forniti da cinque emocitometri XE-2100, utilizzati nei tre laboratori aziendali, sono stati elaborati dal middleware DMS® (Dasit Management System). L’analisi ha valutato lo scostamento rispetto al valore medio con aggiornamenti in tempo reale dei dati trasmessi dai singoli emocitometri. La sperimentazione ha dimostrato ha mostrato un buoni valori di allineamento anche a valori patologici bassi o alti. Il sistema, pertanto, è in grado di garantire una gestione efficace dell’allineamento della rete degli emocitometri presenti nei diversi laboratori dell’azienda ospedaliera.
     
  2. Golato M et al. (SIMeL, 2014)
    Consolidamenti dei laboratori e valore aggiunto per i pazienti
    Summary: Progetto di rete territoriale nel settore Ematologia con il middleware DMS® (Dasit Management System), software che governa il processo di validazione attraverso un sistema di regole e un unico database completo di grafici, parametri e storia clinica del paziente. Grazie a regole condivise e automatizzate, nonchè grazie a consulenza e validazione a distanza, DMS ha consentito di standardizzare e ottimizzare il percorso diagnostico-clinico, garantendo ai pazienti un’equa assistenza e ai laboratori una più efficiente gestione delle risorse economiche.
     
  3. Moretti M et al. (SIMeL, 2012)
    Il middleware ematologico: supporto e opportunità nella diagnostica emoglobinica

    Summary: Studio sperimentale sul middleware DMS nella gestione integrata di uno strumento per la lettura delle emoglobine glicate e patologiche (Tosoh G8). Per la validazione della frazione glicata sono state definite dodici regole che considerano anche i dati emocromocitometrici del paziente. La validazione delle emoglobine patologiche prevedeva il blocco di tutti campioni per la valutazione del tracciato. Rispetto all’analisi del singolo cromatogramma, l’applicazione di algoritmi di validazione ha permesso di ridurre i tempi di refertazione, determinando il blocco solo del 20% dei campioni, di cui il 18% validabile a video e il 2% con necessità di approfondimento. In conclusione, DMS, attraverso la sua tracciabilità e standardizzazione, ha permesso di migliorare il flusso di lavoro ottimizzando tempi, spazi e competenze professionali. La definizione degli algoritmi di validazione è personalizzabile in base alle indicazioni del Patologo Clinico e della sua équipe, i quali stabiliscono i criteri di gestione del processo diagnostico.
     
  4. Moretti M e Delprete E. (SIMeL, 2010)
    La gestione dei valori critici ematologici

    Summary: Questo studio ha valutato le regole d’allarme per i valori ematologici che indicano un pericolo imminente per la salute del paziente, definiti critici, e per cui è necessario un intervento medico immediato. Le regole definite dall’equipe di laboratorio e dai clinici sono state implementate sul middleware DMS® che allerta l’operatore con un pop-up al rilevamento di un valore critico. Il laboratorio ha valutato l’impatto degli allarmi su 109388 emocromi nell’arco di un anno rilevando 632 segnalazioni, di cui è stata registrata e tracciata la presa visione e l’azione intrapresa. Pertanto, il software DMS® si è dimostrato uno strumento semplice e affidabile nel gestire i valori critici con tracciabilità e standardizzazione delle azioni.
     
  5. Golato M et al. (SIMeL, 2009)
    Standardizzazione nella validazione ematologica e tecnologie diverse: una possibile soluzione

    Summary: Il laboratorio ha affiancato ad ADVIA 2120, già presente in routine, la strumentazione Sysmex XE-2100. Inoltre è stato inserito il sistema di validazione esperto DMS®(Dasit Management System). Grazie all’utilizzo di DMS®, implementato con opportune regole costruite in base alle esigenze del laboratorio, è stato possibile standardizzare la validazione di campioni analizzati dai due strumenti e di avere un unico database completo di grafici, parametri e storia clinica del paziente. Le regole hanno consentito di ripetere i campioni su una tecnologia diversa e di applicare automaticamente protocolli di revisione differenziati per tecnici e laureati. Questa gestione della routine ha bloccato solo il 34% dei campioni (riduzione del 40% rispetto all’introduzione del sistema) e ha ridotto il numero di vetrini del 33%. In conclusione, la standardizzazione automatizzata effettuata tramite DMS®, ha garantito a tutto lo staff di agire secondo percorsi corretti a prescindere dal livello di esperienza, ha aumentato l’efficacia del processo di validazione e ottimizzato la gestione del paziente ematologico e il controllo del rischio clinico.
     
  6. Moretti M e Delprete E. (SIMeL, 2009)
    Il gestionale del settore di ematologia: supporto e opportunità

    Summary: Il lavoro ha descritto come il laboratorio abbia arricchito le funzioni del software DMS® al fine di ottimizzare la gestione della routine. Le implementazioni introdotte hanno permesso di: controllare in tempo reale il funzionamento del sistema gestionale grazie alla teleassistenza, di ottimizzare le competenze dei professionisti mediante la validazione a distanza, di garantire una pronta segnalazione delle situazioni ad alto rischio clinico, di ridurre i tempi di risposta e di creare profili specifici per diversi “clinical settings”. Questi risultati suggeriscono che sfruttare e ottimizzare le potenzialità offerte dall’informatica applicata alla diagnostica di laboratorio implementa la gestione dei pazienti, le competenze professionali degli operatori e il flusso di lavoro.
     
  7. Moretti M e Delprete E. (SIMeL, 2009)
    Far di necessità virtù: il nostro tentativo in emocitometria
    Summary: Lo studio ha analizzato l’impatto di un sistema esperto (DMS®) nella riorganizzazione delle attività di laboratorio e nella formazione di nuovo personale. Attraverso i collegamenti inter-laboratorio su rete geografica con modello hub and spoke, l’utilizzo di regole condivise e la possibilità di catalogare e richiamare dati, grafici e immagini morfologiche è stato possibile creare un unico settore virtuale di ematologia eliminando il sito di validazione e permettendo così ai laboratori di supportarsi l’un l’altro. Inoltre, tale organizzazione ha permesso di formare il personale avvenuta in tempi rapidi e di aumentare la flessibilità nella turnazione, garantendo comunque un’elevata qualità delle prestazioni.


  1. Gemen E.A. et al. (Lab Medicine, 2009, vol 40, n 12, pag 719-723)
    The Sysmex SP1000i for Automated Bone Marrow Slide Smear Staining
    Summary: Lo studio ha dimostrato le elevatissime performance di colorazione offerte dal sistema automatico SYSMEX SP1000i non solo nell’allestimento del vetrino di sangue periferico, ma anche nella preparazione di vetrini con materiale midollare per l’analisi al microscopio ottico.
     
  2. Sysmex Xtra Online 2007
    Slide preparation with Sysmex SP series
    Summary: Il lavoro ha illustrato come il sistema automatico SYSMEX SP1000 riesca ad adattare le proprie caratteristiche operative e funzionali alla variabilità biologica del campione utilizzato impiegando il metodo WEDGE come riferimento riconosciuto a livello internazionale.
     
  3. Pawlick G e Relopez J. (Sysmex Journal International, 2000, vol 10, n 1, pag 26-29)
    Kaiser Permanente Interlaboratory Abnormal Cell Study Comparing Slide Quality of the Sysmex SP100 Automated Slide Preparation Unit to manual technique.
    Summary: Questo studio ha confrontato il sistema automatico per l’allestimento ematologico Sysmex SP100 e il metodo manuale. Nel dettaglio, il sistema automatico ha evidenziato una notevole miglioria nella definizione delle granulazioni cellulari, specialmente in campioni di pazienti affetti da gravi patologie di carattere leucemico. Sulla base dei risultati di questo e di altri successivi confronti, SP-100 è stato selezionato come "punto di riferimento" per la qualità complessiva dei vetrini all'interno del laboratorio Kaiser della California del Nord.
     
  4. Bron J.W et al. (Sysmex Journal International, 2000, vol 10, n 2, pag 71-76)
    Improved Performances of the Automated Slide preparation Unit, Sysmex SP100
    Summary: Lo studio ha testato una serie di modifiche nei protocolli di esecuzione dello striscio ematologico con SP-100. La flessibilità nelle impostazioni dei diversi protocolli di striscio e colorazione, ha permesso di adattare al meglio le performance strumentali alle esigenze di lettura del vetrino richieste dall’ematologo.